Intervista a Tizza Covi e Rainer Frimmel autori di Mister Universo | Speciale | Ondacinema

Intervista a Tizza Covi e Rainer Frimmel autori di Mister Universo

Intervista a Tizza Covi e Rainer Frimmel autori di Mister Universo

di Carlo Cerofolini

LOCARNO 69 - Dopo l'anteprima del film "Mister Universo" abbiamo partecipato alla conferenza stampa con i due registi Tizza Covi e Rainer Frimmel

Dopo essere stati in concorso nel 2012 con "Der Glanz des Tages", Tizza Covi e Rainer Frimmel tornano al Festival del Film di Locarno con un film diverso dai precedenti.  Abbiamo cercato di scoprirlo conversando con i due registi subito dopo l'anteprima del film durante la conferenza stampa.

 

Sappiamo del vostro metodo e di come i vostri film siano il frutto di realtà e finzione. È così anche per "Mister Universo"?

Diversamente dagli altri film, questo era scritto dall'inizio alla fine con un percorso definito in anticipo. I dialoghi erano improvvisati, ma i movimenti degli attori davanti alla macchina da presa sono stati stabiliti in partenza e controllati durante le riprese.

 

Avete cambiato anche il legame tra la storia e gli attori che nei film presenti erano la vostra fonte d'ispirazione.

No, la storia viene dopo. Gli attori dei nostri lungometraggi sono persone che conosciamo nella vita di tutti i giorni. Tairo,  per esempio all'età di 13 anni aveva preso parte a "La pivellina" e da quel momento abbiamo pensato che alla prima occasione lo avremmo voluto riavere con noi. Lo stesso è successo con Arthur Robin (Mister Universo) che conosciamo da molti anni. L'amicizia e l'intimità che abbiamo con loro e con gli altri è fondamentale per realizzare la nostra idea di cinema che nasce dalla vita vera per poi evolversi nel maniera di cui parlavamo sopra.

 

Da dove nasce l'idea di ambientare il film mondo del circo?

Be' innanzitutto i nostri personaggi provengono da li. In più ci interessava raccontare un mondo in via d'estinzione, destinato a sparire a causa dei mutamenti sociali  - e mi riferisco all'avvento dei pc e dei social media - che oggi tengono lontani i bambini da questo tipo di spettacolo.

 

La scelta del soggetto potrebbe essere criticato dagli animalisti che da anni si battono per impedire lo sfruttamento degli animali.

Nel film per forza di cose la presenza degli animali era indispensabile e alcuni di loro, penso al cane di Wendy, ma anche allo scimpanzé che ha lavorato con Fellini e Celentano, sono protagonisti alla pari degli altri. Detto ciò non volevamo prendere posizione rispetto alla questione animalista, ma testimoniare senza alcun giudizio. Ripeto, si trattava di fermare una vita che sta scomparendo ed è stato questo uno dei motivi che ha guidato il nostro sguardo. I domatori come Tairo tra qualche anno non esisteranno più.

 

Pur condividendone la metodologia, rispetto ad altri documentaristi italiani l'oggetto della vostra indagine è meno concentrata sul sociale, sapreste dirmi come mai?

I nostri film sono un'esplorazione della condizione umana. Questo non vuol dire che siamo disinteressati agli aspetti   sociali della vita, anzi in "Mister Universo" eravamo partiti con l'idea di occuparcene, ma in sala di montaggio questa idea si è definitivamente persa.

 

Tairo pur non essendo un attore recita con tempi da professionista navigato, esprimendo un mix di humor e cinismo che sullo schermo lo rendono irresistibile.

Tairo ha il dono di prenderti sempre in contropiede. Ha la capacità di dire le cose sbagliate al momento giusto e per questo siamo stati felici di lavorare con lui. Certo fuori dal set era un disastro: mai puntuale e riottoso alle regole, ma davanti alla cinepresa non potevamo desiderare di meglio. 

 

Prima hai fatto riferimento al montaggio e ne approfitto per chiederti com'è stato quello di "Mister Universo" visto che il passo narrativo questa volta appare più omogeneo e meno continuo.

Il montaggio per noi dura circa sei mesi. Il fatto di procedere in senso cronologico ci aiuta non poco, ma la prima parte, quella che precede il viaggio, è stata difficile da assemblare. Per chi come noi gira in modo frammentario la presenza o meno di una sequenza rischia di far crollare l'intera impalcatura. Inoltre in nostro soccorso è venuto il fatto di avere uno script chiaro e definito.

 

Nella storia si parla di superstizione e un po' tutti i personaggi ne sembrano contagiati, a partire da Tairo che si mette alla ricerca di Mister Universo per farsi dare uno degli amuleti portafortuna che l'uomo realizza piegando pezzetti di ferro.

Robin ne ha regalato uno anche a noi e da quel momento è diventato il nostro portafortuna. Con il tema della superstizione abbiamo giocato attraverso le contraddizioni di Tairo che, prima se la prende con Wendy perché lei si affida alla cartomanzia e poi si mette in viaggio nel tentativo di chiedere a Mister Universo uno dei suoi amuleti. Robin negli anni cinquanta è stato il primo culturista di colore a vincere Mister Universo e considerati gli anni in cui è successo è diventato una mito per tutta la gente della sua comunità. È stata una fortuna conoscerlo e diventarne amici.

 

Girate ancora con un équipe ridotta al minimo.

Sì, la troupe è composta solo da noi due. Io (Frimmel ) mi occupo della macchina da presa e Tizza dei ciak, del sonoro e del resto. Oltre al fatto di avere il controllo assoluto del set riusciamo a girare senza far sentire agli attori la presenza del mezzo tecnico. In questo modo tutto si svolge con intimità famigliare, come se non stessimo facendo alcun film.  Ci teniamo a dire che abbiamo girato in pellicola e che nei titoli di coda abbiamo dedicato il nostro lavoro a coloro che hanno perso il posto a causa dell'avvento del digitale.  Contrariamente alla vulgata, o almeno per noi, lavorare in 16 mm è più economico. Sappiamo cosa vogliamo fare, lo otteniamo in pochi ciak e non dobbiamo fare molte correzioni perché il girato in pellicola è di per sè eccellente. 

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