Naomi Watts: "Il mio thriller sottozero" | Speciale | Ondacinema

Naomi Watts: "Il mio thriller sottozero"

Naomi Watts: "Il mio thriller sottozero"

di Silvia Di Paola

Naomi Watts racconta la sua nuova performance nell'ansiogeno thriller "Shut In" e fa il punto sulla sua carriera

Che cosa succede se un incubo che si ripete ossessivamente diventa realtà? Nella realtà ti consigliano un po' di riposo e un buono psicologo, nella vita cinematografica le cose sono più semplici e, insieme, più complicate. Non per nulla si chiamano favole, a volte thriller come nel caso dell'ansiogeno "Shut In" di Farren Blackburn, interpretato da Naomi Watts (affiancata da Oliver Platt e Jacob TRemblay) nei panni di una psicologa infantile che vede la sua vita stravolta dopo un incidente d'auto seguito da morti, apparizioni e rivelazioni.

Naomi Watts, cosa può dirci del suo personaggio?
Interpreto una psicologa infantile che in un incidente d'auto perde il marito mentre il figliastro rimane in stato vegetativo. A un certo punto resto coinvolta nella sparizione di un mio giovanissimo paziente, il piccolo Tom, e da lì inizio a sentirmi perseguitata da strani eventi che condurranno a un'agghiacciante scoperta che lascerà tutti senza fiato.

Dove avete girato il film?
A Montreal, in Canada. Era inverno e abbiamo spesso girato in circostanze davvero estreme. Con temperature sotto lo zero, nel cuore della notte, correndo in mezzo ai boschi. Vi assicuro che le scene in cui tremo dal freddo e batto i denti non sono per niente finte, stavo sul serio morendo dal freddo!

Qual è stata la parte più difficile del film?
Direi le scene della vasca da bagno. Vedi, quando accetti di girare un horror o un thriller, e io ne ho girati parecchi, e nella sceneggiatura leggi che ci saranno delle scene nella vasca da bagno, sai già che è lì che succederanno le cose più pericolose e quelle più brutte per la protagonista. Devi aspettarti il peggio. Sei nuda, è il momento in cui sei più vulnerabile, più rilassata e tranquilla. È tutto all'improvviso e ti succede qualcosa. Personalmente capisco l'importanza di questo tipo di scene all'interno del genere horror, non mi spaventa girarle. Le scene della vasca da bagno di "Shut In" si sono svolte per tre giorni, e io sono rimasta troppo dentro la vasca per non perdere troppo tempo. Alla fine sembravo un'enorme prugna secca.

Com'è stato lavorare con  Jacob che ha solo 10 anni?
Lui è fantastico, è un attore fatto. Mi ha dimostrato subito di avere un gran talento recitativo, fin dal primo momento davanti la cinepresa. E poi è sempre stato molto concentrato e orientato su quello che stava facendo. Non potevo chiedere di meglio.

Ti guardi spesso nei film in che hai girato?
Per me è molto difficile riguardarmi sullo schermo, preferisco sempre fare passare un bel po' di tempo dal momento della realizzazione a quello della visione del film. La cosa che mi piace di più è quando sono a casa sul divano, anni dopo averlo fatto, e cambiando i canali mi imbatti in un mio film. E allora pensi: "Wow!". Perché hai quasi dimenticato quell'esperienza, dopo tutto quel tempo, e la cosa bella è che la distanza crea un'esperienza diversa e del tutto nuova.

Hai recitato in più di 50 film, quanto è difficile conciliare lavoro e famiglia?
Credo che sia tutta questione di organizzazione e bilanciamento, l'unica cosa certa è che lo devi fare veramente bene. Adesso sono sul set di uno show per Netflix, "Gypsy", ed è fantastico perché giro nella mia città. Viviamo a New York, i nostri figli vanno a scuola lì, e in questo caso è una situazione perfetta, lavorare nella città in cui risiedi. Magari fosse sempre così, invece di solito devo allontanarmi da casa e farlo con i figli più complicato.

C'è un consiglio che oggi daresti a te stessa?
Sì. Quando ero giovane ho fatto diversi lavori prima di intraprendere la mia carriera da attrice, credo perché non avevo abbastanza fiducia in me stessa. Se potessi tornare indietro, mi direi: credi nei tuoi sogni, sono lì per un motivo!".

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