Valeria Golino, Jasmine Trinca - Speciale Miele | Speciale | Ondacinema

Valeria Golino, Jasmine Trinca - Speciale Miele

Valeria Golino, Jasmine Trinca - Speciale Miele

di Silvia Di Paola

La debuttante regista Valeria Golino e la protagonista Jasmine Trinca raccontano il film che sarà a Cannes nella sezione Un Certain Regard

ROMA - Valeria dice che "è la prima volta che aspettava , l'esordio in regia che volevo". Jasmine dice che "è la prima volta che mi sono piaciuta in un ruolo". E tutte e due appassionatamente raccontano la morte. Che si chiama "Miele". Come recita il titolo del film con cui Valeria Golino esordisce in regia e colpisce. Durissimamente. Colpisce perché racconta la storia di una giovane donna che porta la morte a chi soffre e a chi la vuole. Ad ogni costo. La porta ma sa che "nessuno di quelli che ho visto in questi tre anni voleva morire, vogliono tutti vivere... solo che non ce la fanno". La porta e ha la faccia dolcemente determinata di Jasmine Trinca. La porta ma "non come un'eutanasia, piuttosto come un suicidio assistito". Ci tiene a precisarlo, la Golino, che così racconta la genesi del film che il 17 maggio sarà al festival di Cannes nella sezione Un Certain Regard: "L'ho letto tre anni fa e mi ha fulminato. Era provocatorio, contemporaneo e, soprattutto, con un personaggio femminile del tutto inedito. Era una storia che sentivo con urgenza di dover raccontare. Per questo con Riccardo Scamarcio, qui in veste di produttore insieme a RaiCinema, ho voluto prenderne i diritti e siamo partiti. Inizialmente avevo paura. Non sapevo se volevo sceglierlo per la mia opera prima. Ero preoccupata, ma le persone che producevano mi hanno spinto a farlo. Non ho mai pensato che fosse troppo ostico , avevo solo paura di non farcela a raccontarlo. Ma era proprio per il connubio vita-morte e luce-ombra che volevo fare il film. All'inizio anche amici e persone che stimo mi dicevano che era una follia, che significava farmi fare il primo film ma anche l'ultimo. E sul romanzo siamo intervenuti moltissimo, l'abbiamo filtrato attraverso la nostra percezione emotiva e la nostra etica. Abbiamo preso tutte le cose che ci piacevano, abbiamo lasciato le cose che avrebbero complicato perché al cinema complicare non serve e abbiamo cambiato il finale che nel libro non contempla alcuna morte".

Perché non entrare nel film, lei e Scamarcio, anche in veste di interpreti? "Perché volevo che il personaggio femminile fosse più giovane di me, quindi quando mi hanno chiesto di farlo mi sono svincolata e poi non avevo nessuna voglia di fare il mio primo film con me stessa protagonista. Ero molto più curiosa di filmare qualcun altro e non me stessa. E per quanto riguarda Scamarcio, avrebbe potuto interpretare uno dei ruoli maschili, che sono comunque minori, ma abbiamo pensato che non fosse il caso". E il compagno le fa eco: "In questa mia nuova veste di produttore ho scoperto la mole di lavoro che c'è e poi eravamo abbastanza impauriti da un primo film tosto come questo che, però, è anche la prova che in Italia si possono fare piccoli film coraggiosi".
Ma questo coraggio quanto vi costerà in Italia? "L'argomento è un tabù in Italia, ma più per le istituzioni e i politici che non per le persone. Come sempre, credo che la gente sia più pronta a parlare anche di cose che vanno a colpire i pregiudizi. Più pronta di quanto si creda. Ma poi io non volevo fare un film ‘contro' o provocatorio, volevo solo che costringesse a porsi domande. Non volevo prendere una posizione, anche se penso, e lo penso fortemente, che ogni persona abbia diritto di gestire il proprio corpo e di decidere anche come gestirlo nella morte, se vuole morire. Detto ciò , penso che ognuno di noi sia una storia personale".

E che cosa significa per Valeria Golino andare al festival di Cannes con la sua opera prima? "Ho sempre pensato di volere andare a Cannes con un mio film, anche se ci sono andata molte volte in altre vesti. E ho sempre pensato al mio film al Certain Regard. Dunque, è un sogno che si traduce in realtà. E anche se ci si diverte a Cannes sempre meno di quanto ci si aspetta, trovo comunque bellissimo andar lì tutti insieme, coi bei vestiti e tutto il resto".
Come ha lavorato alla regia del film? "Ho lavorato con poco metodo e molto caos ma da sempre ho pensato al mio primo film da regista come un film libero, ma formale insieme. Non volevo scivolare in trappole di contenuto e di racconto, e molte cose che mi sembravano esteticamente belle ho dovuto lasciarle fuori perché mi sembrava che il film non le volesse e per controllare una certa tendenza estetizzante che io ho sempre avuto. Il tema del film richiedeva di evitare l'inutile. Qui spesso le cose più belle sono quelle non previste, quelle che sono venute inattese".

E Jasmine Trinca, protagonista tesa e disperata che porta il film sulle spalle (dice la Golino "sono stata con la camera addosso a Jasmine perché avevo voglia di guardarla, perché più ti avvicini a lei, più diventa bella"), che cosa ha da dire? "Ero sicura del film di Valeria, perché conosco bene chi è come persona. Certo è stato un film sofferto, perché dovevamo essere autentici, ma io non ho paura di affrontare al cinema certi temi e dal primo momento mi son messa nelle sue mani e ho lavorato sull'idea dello sfinimento. Cioè lei, anche se ha uno sguardo di pietà, è una macchina ben oleata finché funziona. Finché non interviene una variabile e sballa tutto il suo mondo. Poi credo che ogni attore possa essere bravo o pessimo, io quando mi guardo non mi piaccio mai, qui per la prima volta mi son piaciuta. Ecco, credo che dipenda da Valeria".
Chiude Vinicio Marchioni (l'amante della protagonista): "Non dite che è un film che non sembra italiano. È italiano, è bello, è un atto di coraggio che dimostra che le cose anche in questo paese si possono fare se ci sono le persone giuste e dobbiamo essere orgogliosi del nostro cinema". Amen.

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