San Andreas

San Andreas


Brad Peyton

Catastrofico | Usa
(2015)

Rieccoci a pagare l’annuale dazio al culto demolitore dei piccoli Attila delle majors hollywoodiane.

A un anno dall’improponibile “Into the Storm“, i fratelli Warner riallacciano i rapporti con l’australiana “Village Roadshow Pictures” per siglare l’ennesimo disaster movie, di nome e di fatto.

Tocca osservare che dopo decenni di palazzi ballerini, placche fluttuanti, sontuosi maremoti e quadrupedi vorticanti, la creatività degli sceneggiatori non sia la sola a mostrare cedimenti, tanto che adesso, bandite le figure retoriche e le inquietanti suggestioni di titoli memorabili quali “L’inferno di cristallo”, dobbiamo accontentarci di un’intestazione da film documentario.

“San Andreas” ci precipita, così, senza il minimo equivoco, in California, lungo l’omonima faglia, dove si sta preparando un terremoto di magnitudo inusitata. Dato, però, che nessuna catastrofe oserebbe mai presentarsi senza essere annunciata, come previsto dall’abituale galateo, il sisma ha prima il buon gusto di affacciarsi con timidi segnali sul laptop di un geologo del Caltech, che la densità di segni tracciati sulla lavagna (fossero anche il profilo di Topolino) ci autorizza a ritenere un genio. Dopo aver registrato un comunicato per seminare il panico tra i californiani, invitandoli a fuggire e rimettersi a Dio, il brillante scienziato si accuccia sotto una scrivania e amen. Frattanto un introspettivo Dwayne “The Rock” Johnson, per l’occasione pilota di elicotteri e comandante di una squadra di soccorso, deve ricongiungersi con la ex moglie e l’amata figliola prima che la California collassi su se stessa.

Si perdonerà l’ironia del riassunto, ma non ci è parso il caso di fingere una serietà inesistente, ammissibile solo nelle intenzioni dei produttori. L’occasione è, in questo senso sprecata, perché, almeno a giudicare dal virtuosistico incipit, che stuzzica con intelligenza le aspettative del pubblico giocando sulle convenzioni visive e narrative, il regista Bard Payton aveva ben compreso la necessità di fissare la catastrofe nella cornice di uno sguardo ludico, nel punto di vista del bambino che abbatte con una manata la torre di Lego appena costruita. A scanso di equivoci l’ingresso in scena del protagonista spazza via ogni augurio e ripiomba le dinamiche del film nella rassicurante volgarità di uno sceneggiato televisivo, con la famigliola spezzata che non tarda a ricostruire una nuova e più solida intesa, mentre cadaveri e macerie le si ammucchiano attorno.

A conti fatti, ci si potrebbe chiedere che senso abbia lamentare derive stereotipate in un film da pop corn. Il guaio è che anche il cliché ha una sua poetica, una corretta declinazione e qui, anziché sedurre col piacere dell’eccesso, la strenua volontà dei produttori di abitare il luogo comune si esaurisce in una stanca ripetitività che non raggiunge mai la vertigine impudica di un film di Roland Emmerich. I palazzi di “2012” non crollano, ma svengono con la grazia di una dama vittoriana a corto di sali, i ponti non cedono, si avvitano con la morbidezza di una pirouette, le strade non si frantumano, si afflosciano come panetti di burro sulla fiamma. E questo mondo di plastica, che si accartoccia come un diorama al volere del regista demiurgo, è infine la miglior declinazione del catastrofismo made in Usa. Bandito il realismo dalla devastazione, quel che rimane è un luna park pronto a solleticare con gusto naive le percezioni sensoriali del pubblico.

In “San Andreas”, al contrario, gli edifici crollano come da manuale, le macerie volano dove richiesto dalle svolte narrative e l’intera distruzione di San Francisco è orchestrata come una sinfonia di Giovanni Allevi: noiosa, inutile e ripetitiva. Anziché essere la protagonista del film, si acquatta dietro le quinte spiando il momento migliore per mostrarsi senza intralciare le bagatelle tra i personaggi, tace quando questi si ricongiungono su un’esplosione di violini, lascia loro il tempo di meditare sui propri casi e, quando richiesto, schiaccia il cattivo con un container come in un cartone di Wile E. Coyote.

Durante la visione ci sorprende la domanda su come sarebbe un disaster movie diretto da un europeo. All’uscita dalla sala, ecco la risposta (ovvia, col senno di poi): “Gli uccelli” di Hitchcock, che, in fondo, altro non è se non il primo film catastrofico del cinema moderno.

Il maestro inglese chiudeva genialmente il film su una pausa, un’apertura, consapevole dell’impossibilità di concludere una qualsiasi storia millenaristica e, insieme, del fatto che la strada da lui imboccata non sarebbe rimasta senza seguito. Da quel momento, ingrate per questa lezione, le produzioni hanno sempre circoscritto il disaster movie nei contorni di una storia, facendo della catastrofe un accessorio tra inizio e fine di un racconto.

C’è, però, da chiedersi quanto ciò sia il vezzo di produttori impegnati a cavalcare il successo di un ormai paradigmatico lieto fine e quanto, in realtà, una simile scelta non insegua una vera necessità culturale. Incapace di accettare lo spettro di una fine(?), il mondo statunitense sublima la propria incertezza  in una catarsi cinematografica collettiva, di cui “San Andreas” non è che l’ultima appendice.

Alla fine, pur su un cumulo di detriti, ci si ritrova sempre, ci si abbraccia sullo sfondo di un tramonto dorato (non sarà, piuttosto, un’alba?), con accanto un vessillo a stelle e strisce, che continua a sventolare.

C’è poco da fare, di bandiere ne hanno davvero tante.    

31/05/2015

Cast e credits

Titolo Originale
San Andreas
Distribuzione
Warner Bros.
Durata
114'
Produzione
New Line Cinema, Village Roadshow Pictures, Warner Bros.
Sceneggiatura
Allan Loeb, Carlton Cuse, Chad e Carey Hayes, Jeremy Passmore, Andre Fabrizio
Fotografia
Steve Yedlin
Scenografie
Barry Chusid
Montaggio
Bob Ducsay
Musiche
Andrew Lockington

Trama

Lungo la faglia di San Andreas sta per verificarsi un terremoto di intensità mai raggiunta. Un geologo cerca di avvertire la popolazione della California, ma è ormai troppo tardi e l'evento già in atto. Frattanto un pilota di elicotteri deve portare in salvo ex moglie e figlia, rimasta intrappolate tra le macerie di San Francisco. Nuove scosse, però, si annunciano...
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