La buona qualità tecnica e la riuscita episodica ma indiscutibile di “Krampus” fanno ben sperare che un sottogenere come l’
horror comedy, fondamentale per l’evoluzione del genere nel corso degli anni ’80, possa rifiorire (si pensi anche a
“The Visit” e al
mockumentary “What We Do in the Shadows”). A riguardo il sottoscritto ci terrebbe a far notare come dopo la sbornia del “finto documentario” (apparentemente vicina a prossima fine), del filone esorcistico (questo ancora ben saldo) e del cosiddetto
torture porn e dopo l’abuso di
jumpscare e soggettive con
handy (e
shaky)
cam il cinema horror americano (o comunque anglofono) stia riscoprendo negli ultimi anni il “gotico” (il recente
“The boy” è solo l’ultimo e non certo uno dei miglior esemplari del sottogenere), l’horror “comico” o comunque ironico, il film dell’orrore in costume (
“The Witch”, in primis) e le sue varianti
arty (l’appena citato,
“Babadook” di Jennifer Kent, il finalmente in arrivo
“It Follows”, etc…). Se la quantità è difficilmente correlata (e correlabile) alla qualità, quando la prima prende la forma della diversificazione si può forse parlare di un
sistema non più “sulla difensiva” ma
in espansione. A questo lustro l’ardua risposta.