Babadook

Babadook


Jennifer Kent

Horror Psicologico | Australia, Canada
(2014)

 Nell’inconscio il desiderio rimosso continua a esistere, 

aspettando solo un’occasione per riattivarsi, 

e alla fine riesce a inviare alla coscienza, 

invece dell’idea rimossa, una formazione sostitutiva, 

deformata e irriconoscibile, a cui si legano quelle stesse sensazioni 

spiacevoli che il paziente credeva di aver liquidato 

per mezzo della rimozione

Seconda conferenza sulla psicanalisi (S. Freud. 1909)

“Babadook” è un film che si porta dietro l’aura di cult a livello mondiale dopo l’uscita a gennaio del 2014 al Sundance. Con un primo passaggio in Italia, grazie al Torino Film Festival, esce finalmente nelle sale: un’attesa ripagata, per uno dei titoli più interessanti degli ultimi anni.

“Babadook” dovrebbe essere un horror e così viene di norma presentato. Infatti alcune scelte sono evidenti archetipi del genere: porte scricchiolanti, l’uomo nero, il bambino disturbato, la casa infestata etc., tutti elementi che fanno credere di essere di fronte a uno dei tanti film da spavento semplice e immediato.

Eppure, punta in tutt’altra direzione e anzi utilizza il genere come grimaldello per scardinare alcuni modelli familiari e per analizzare l’elaborazione del lutto e la gestione dei propri demoni.

In breve, la storia: Amelia (interpretata in maniera eccellente da Essie Davis), una madre vedova, è alle prese con Samuel, il figlio seienne. Il bambino è particolarmente vivace e visto da tutti come disturbato, ossessionato dai mostri. La madre vive apparentemente in maniera controllata la dinamica domestica, costruendo un rapporto amorevole con il figlio.

Un giorno in casa appare un libro inquietante e violento, nel quale si racconta l’arrivo del Babadook, l’uomo nero. Il libro sembra parlare direttamente ad Amelia e Samuel: “Se pronunci una parola o lo stai a osservare, del Babadook non ti puoi più disfare. Se intelligente tu sai essere, e sai il significato del vedere suo, l’amicizia con lui puoi intraprendere, un amico mio e tuo. Mister Babadook si fa chiamare, e questo è il libro dove lo puoi trovare….”.

Inutile dire che il Babadook arriverà per devastare le vite delle sue vittime predestinate.

I segnali che il film voglia parlare d’altro sono disseminati in maniera evidente lungo tutta la durata della pellicola, accennati inizialmente, e via via in crescendo. Il libro stesso diventa la chiave di lettura della narrazione con le sue filastrocche, da quella sopra citata fino a stralci chiarificatori: “Lasciami entrare”…  “Più cerchi di negarlo più io diventerò forte”… “Il babadook cresce sotto la tua pelle”.

Poi la metafora diventa evidente: l’uomo nero è un mostro dell’anima e come tale va affrontato, combattuto e infine accudito.

Jennifer Kent, regista e sceneggiatrice australiana all’esordio sul lungometraggio, mette in mostra una sensibilità fuori dal comune, riuscendo a costruire un racconto delicato e sincero, nel quale il fulcro principale è l’elaborazione del lutto e le conseguenti difficoltà relazionali fra una madre e un figlio.

L’apertura è quasi programmatica in tal senso: la scena stilizzata dell’incidente automobilistico in cui muore il marito della protagonista, girata senza elementi superflui: nero e il volto della donna, luci e poi il volto del marito. In voce off il bambino che chiama la madre.

Una sovrapposizione di figure e di senso che sarà pressante in seguito. Sovrapposizione rimarcata in più passaggi, come nella scena in cui Amelia cerca di rilassarsi masturbandosi nel letto e viene interrotta dall’arrivo improvviso del figlio.

Come a sottolineare la sostituzione delle figure familiari e a far crescere la tensione latente della genitorialità e delle difficoltà ad essa legata. Non per nulla in un dialogo potente, dopo l’arrivo di Babadook, Amelia urla al bambino: “A volte voglio semplicemente spaccarti la testa contro un muro, fino a che non salta fuori il cervello”. Una frase terribile, ma che risulta liberatoria perché rappresenta uno degli apici dello sfogo di turbe accumulate e tenute nascoste, represse. Un soffocamento tipico di una società che non accetta le difficoltà dei rapporti familiari e vuole la mamma amorevole e il figlio educato, come rappresentato qui nell’angosciante figura della sorella di Amelia.

L’equilibrio dei rapporti raccontati è in bilico, come è ovvio che sia. E non tutto è semplice come può sembrare: Samuel è così “strano” o è un bambino come gli altri? Amelia deve proteggere il figlio dall’uomo nero? Il Babadook è un essere malvagio da uccidere?

Tutto avrà risposta man mano che il film procede, fino ad arrivare ad un finale tanto preciso da avere del miracoloso. La catarsi, infatti, passa solo attraverso l’accettazione.

12/07/2015

Cast e credits

Titolo Originale
The Babadook
Distribuzione
Koch Media
Durata
94'
Produzione
Causeway Films, Smoking Gun Productions
Sceneggiatura
Jennifer Kent
Fotografia
Radek Ladczuk
Montaggio
Simon Njoo
Musiche
Jed Kurzel

Trama

Amelia, madre vedova, e Samuel, figlio difficile, si scontrano con l'arrivo di un mostro terrificante. Il Babadook sconvolge gli equilibri domestici e fa esplodere repressioni e violenze.
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