I tempi felici verranno presto

I tempi felici verranno presto


Alessandro Comodin

Drammatico | Francia, Italia
(2016)
Quante volte su queste pagine ci è capitato di ragionare sulla debolezza di certe analisi – anche le nostre -, incapaci di corrispondere alla complessità degli spunti proposti dalla visione di un determinato lungometraggio. In tale contesto, oltre a riconoscere i propri limiti rispetto alla complessità dell’opera in questione avevamo segnalato l’inadeguatezza di certi parametri di giudizio, messi a dura prova da una tipologia di messinscena sempre meno cristallizzata all’interno di categorie prestabilite. E questo il caso di “I tempi felici verranno” il secondo film di Alessandro Comodin, presentato come evento speciale alla Semaine de la Ctitique dell’ultima edizione del festival di Cannes. Succede infatti che in maniera più netta della volta scorsa Comodin si presenti sullo schermo con una storia che entra ed esce da ogni forma di classificazione, mischiando le carte con una rappresentazione che a secondo del caso alterna o mette insieme fiction e documentario, realtà e fantasia, racconto e trattato antropologico. II tutto messo a disposizione di una storia che tale non è perché alla maniera di certi percorsi lynchiani in cui la progressione narrativa va avanti sparigliando le normali logiche di causa effetto così “I tempi felici verranno presto” si estende lungo il corso di una linea narrativa che procede per assonanze apparentemente indecifrabili e invece a ben guardare rintracciabili a partire da un’idea di natura intesa e come stato dell’anima e quale manifestazione fisica dell’esistenza umana. Da qui la duplicità di consistenza che fa del film di Comodin un film intercettabile solo a patto che lo spettatore riesca a sintonizzarsi sulle frequenze di un racconto circolare e discontinuo, costituito da scarti di tempo e di luogo tenuti insieme dalla coerenza del paesaggio geografico e in particolare della campagna del nord est italico (probabilmente quella nei dintorni di San Vito al Tagliamento nel quale il regista è nato e dove era stato ambientato “L’estate di Giacomo“) chiamata a fare da scenario alle epifanie che compongono la struttura polifonica dell’impianto drammaturgico creato dal regista friulano. A prendere parte alla vicenda sono così in ordine d’apparizione due giovani in fuga da una detenzione non meglio specificata e, a seguire, una ragazza appartata che vive in una cascina insieme al padre contadino e che nel corso di una passeggiata nel bosco circostante individua un passaggio che le permette di entrare in contatto con una sorta di mondo parallelo, abitato da presenze misteriose e fantasmatiche. E ancora testimonianze di leggende locali che insieme alle sequenze ambientate all’interno di una prigione si inseriscono nel flusso narrativo come agganci utili per provare a riallacciare il filo di un discorso che per il resto sembra seguire un’estemporaneità più poetica che discorsiva.

Di fronte un quadro come quello che abbiamo cercato di spiegare ogni perentorietà appare non solo arbitraria ma anche poco utile alla conoscenza del lettore. Al contrario può tornare utile evidenziare un possibile itinerario di lettura del film, individuabile nella visione ciclica della vita e in una terra che è madre (la feritoia del terreno in cui si cala la ragazza rimanda inequivocabilmente all’organo sessuale femminile) e matrigna (per il fatto di contemplare in egual misura morte e rinascita). Se poi consideriamo il dualismo tra libertà e costrizione contenuto alle estremità del film che si apre con un immagine di fuga e all’opposto si conclude con uno dei personaggi relegato dietro le sbarre la sensazione è quella di un racconto che si riallaccia al mito del paradiso perduto per costruire un’allegoria dell’esistenza umana che sarebbe piaciuta ad Albert Camus. Dello scrittore algerino “I tempi felici verranno presto” mantiene il vitalismo che deriva da una fede ad oltranza nei confronti della natura e della sua mitologia e la coincidenza tra arte e vita riscontrabile nel fatto di ispirarsi alla propria terra e le persone che la abitano. Tra piani sequenza, pedinamenti e immersioni sensoriali che prevedono anche un brano musicale destinato a rompere la totale auto referenza del visibile, riportato improvvisamente alla volontà del regista demiurgo, “I tempi felici verranno presto” ha il fascino delle cose irrisolte e, per quanto ci riguarda, lo nostalgia di una promessa in parte delusa.

14/06/2016

Cast e credits

Durata
100'
Produzione
ARTE France, Okta Film, Rai Cinema, Shellac Sud
Sceneggiatura
Alessandro Comodin, Milena Magnani
Fotografia
Tristan Bordmann
Montaggio
Alessandro Comodin, Joao Nicolau
Costumi
Patrizia Mazzon

Trama

Due ragazzi in fuga da una, una giovane alle prese con una favolosa rivelazione e la magia di una foresta incantata
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