All’ombra delle donne

All’ombra delle donne


Philippe Garrel

Drammatico | Francia
(2015)

I pilastri del cinema di Philippe Garrel sono rintracciabili in linee guida che incessantemente viaggiano a braccetto:

– quella storico-politica di una cinematografia che vedeva luce in pieno Sessantotto quando, successivamente alle epocali sfrontatezze della Nouvelle Vague e comunque non di certo indenne a tali visioni (di cinema, di vita), la lotta e la contestazione imbracciavano la macchina da presa come mezzo centrale del regnante caos sociale;

– quella del lavoro dell’uomo che poi in Garrel è mestiere artistico. Più e più volte i personaggi dei suoi film sono registi, attori, musicisti, scultori e via discorrendo. O aspiranti tali. La vita, dunque, che poggia la produttività sull’impossibilità di rinunciare ad una congenita urgenza artistica, fonte del guardare e muoversi nelle intricate ragnatele dell’animo umano;

– e, per l’appunto, quella sfera privata che detta le esistenze dei personaggi che i suoi film attraversano. L’intimità in Garrel tocca allora punti cardini dell’esperienza umana. Ma la politica, la Storia, l’arte e il cinema, probabilmente, vengono tutti come assorbiti da quello spazio intimo, stipato in sé.

C’è quasi della segretezza nell’inesprimibilità del sentimento nel lungometraggio di Garrel “All’ombra delle donne”.

La storia di un lui, una lei e l’altra farebbe pensare al tipico ménage à trois nella tradizione cinematografica dell’amour fou transalpino. Ma lontano dalle prime opere che non disdegnavano incursioni avanguardiste, tanto sono costanti le pulsazioni amorose tanto le tentazioni da parte del cineasta di inoltrarsi verso accensioni proprie del cinema “di genere” sono tenute a freno.

A tal proposito palese si offre il percorso affettivo di Pierre, dal volto impassibile nelle piccole finestre del suo vivere quotidiano. O semplicemente la macchina da presa smorza le sue emozioni quasi per l’intera durata del film? Non v’è dubbio, infatti, che la centralità dello sguardo del cineasta stabilisce una delicatezza d’intenti che non va scambiata per freddezza. Essendo il protagonista del suo film portatore di sincere note autobiografiche, Garrel è discreto e pudico. Partecipe nei tumulti e nei capricci di cuori che non sanno del tutto disfarsi di impeti quasi giovanilisti, ma casto nella restituzione dell’atto amoroso, per non parlare di una conseguente carnalità a cui si tiene a debita distanza.

Gesti e sensazioni non materializzate vengono affidati ad una voce off di un narratore che fa da fedele contrappunto alle immagini che scorrono sullo schermo, accompagntrice che dona al racconto un’impronta di forma romanzata (il desiderio per il corpo della giovane stagista Elizabeth è enunciato da essa). Soltanto in due circostanze fanno da contrappunto pensieri fuori campo dei due protagonisti, Pierre e la moglie Manon, parole penetranti che inaspettate si presentano: non rivelazioni fuori dall’ordinario, ma forse soltanto una ennesimo suggerimento di un amore instabile ma incondizionato, di una indicibilità che né immagini né dichiarazioni riescono a spiegare.

Per questo nel cinema di Philippe Garrel l’arte del suggerire rivendica il proprio protagonismo: tutto macina all’interno e la restituzione in immagini vuole riguardare la sola verità rappresentabile dalle sue storie.

Se Pierre resta comunque il personaggio più esposto, le ombre di matrice femminile del titolo sono davvero tali? Garrel ha scritto il film, tra gli altri, insieme alla moglie in una sceneggiatura che non nasconde la sotterranea forza femminile del personaggio di Manon. Un racconto non al femminile né femminista, ma è fuori discussione che la parte razionale nonché motore della coppia sia affar proprio del personaggio interpretato da Clotilde Courau. Negli intrighi amorosi è il seminascosto tradimento di lei a scardinare ed interrogare le coscienze e la successiva scelta della donna di rompere con l’amante puntualizza una presa di coscienza verso sé e la propria vita che si rivela essere raggio di sole per il futuro.

Quando anche il credo storico-politico si piega in tono beffardo (l’eroe della Resistenza si rivelerà un villano e il film a basso budget dovrà essere ripensato) la bella fotografia del veterano Renato Berta – più bianca che nera – si fa istantanea di un (eterno?) momento di felicità e avvolge finalmente l’armonia familiare.

14/04/2017

Cast e credits

Titolo Originale
L'ombre des femmes
Distribuzione
Movies Inspired
Durata
73'
Produzione
SBS Productions
Sceneggiatura
Philippe Garrel, Jean-Claude Carrière, Arlette Langmann, Caroline Deruas-Garrel
Fotografia
Renato Berta
Scenografie
Emmanuel de Chauvigny
Montaggio
François Gédigier
Musiche
Jean-Louis Aubert
Costumi
Justine Pearce

Trama

Pierre e Manon fanno documentari con pochissime risorse e vivono facendo lavori saltuari. Un giorno Pierre incontra una giovane stagista, Elizabeth, che diventa la sua amante. Ma Pierre non vuole lasciare Manon per Elisabeth, vuole stare con entrambe. Un giorno Elisabeth, la giovane amante di Pierre, scopre che anche Manon ha un amante. E lo dice a Pierre...
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