Quindi, come già accaduto nei vari, deludenti seguiti il plot sparisce completamente e la logica nei comportamenti dei personaggi risulta spesso indecifrabile. “L’ultimo cavaliere” piuttosto prosegue in un accumulo frastornante di esplosioni, dove creare il fracasso in ogni situazione è un comandamento da cui è vietato deviare. Ogni dialogo è urlato e frenetico, nessuno sketch, tra allusioni sessuali e battute allo spirito di patata (c’è persino un robot con accento francese), riesce a divertire o quantomeno far sorridere. Il turpiloquio e slogan già fatti diventano le uniche parti parlate dell’ultima ora. E non è una novità il montaggio (stavolta addirittura a 12 mani) che impone ritmi impossibili da reggere per lo spettatore con continue incoerenze logiche (il personaggio di Hopkins, un attimo prima visto in Inghilterra, appare qualche secondo più tardi in Namibia per poi ricomparire in patria poco dopo) e accelerazioni da parco divertimenti. Militari, muscoli e scollature: queste le uniche presenze non robotiche visibili nel film.
D’altronde Bay, ormai detentore incontrastato del titolo di distruttore seriale (il pur volenteroso Emmerich non può che alzare ancora una volta bandiera bianca), incede in una regia che si fa parodia, esigendo dal pubblico il completo abbandono alla consapevole stupidità dell’operazione (impossibile, per citare uno degli elementi più clamorosi, credere che la telefonata della figlia dal college possa in qualche modo toccare le corde dell’emotività), dove anche le componenti basiche dei film, a partire dalla sceneggiatura, sono frantumate alla base. Purtroppo stare al gioco diviene insostenibile fin dalle battute introduttive, e non basta qualche citazione di “Guerre stellari” o l’ennesima new entry di lusso nel cast per tenere desta l’attenzione. Non resta che misurarsi in una prova di resistenza per far passare i 149 interminabili minuti di durata, magari giocando a contare i secondi che intercorrono tra una esplosione e l’altra.
Se “Age of Extinction“, anch’esso lanciato a rotta di colla per quasi 3 ore, aveva quantomeno l’attenuante di aver abbozzato una riflessione sul ruolo di un nuovo cinema digitale colpevole di aver annientato le eroiche pellicole western e il bel cinema del passato, “L’ultimo cavaliere” ha l’aggravante di non aggiungere nessuna sorpresa ad un canovaccio stantio. E fa quasi tristezza vedere un gigante quale Anthony Hopkins prestarsi all’ennesimo “spettacolo” fracassone di Michael Bay. Immancabile la stoccata a Putin.
23/06/2017