Ogni nuovo
bambino che
nasce porta il
messaggio
che Dio non è
ancora
scoraggiato
dall’uomo
Rabindranath Tagore
(cit. “Lupo solitario”, 1991)
A conti fatti non si può dire che Penn non sia stato coerente alla propria fama di artista viscerale e poco incline ai compromessi. Parlano, a tal proposito, i primi piani di donne e bambini sofferenti, di corpi mutilati o sul punto di esserlo, specchio di una condivisione realmente sentita (Penn è intervenuto come volontario nelle zone colpite dall’uragano Katrina, e poi nella Haiti distrutta dal terremoto dove il nostro ha pure realizzato una fondazione) ma che il regista mette sullo schermo con un’enfasi più retorica che partecipe, in cui il centro del discorso viene costruito sullo shock visivo e sull’accumulo di sensazioni: si pensi, per esempio, all’effetto “mattatoio” conseguente all’ammasso di corpi senza vita scoperti da Wren all’interno dell’ospedale, e, più in generale, al peso che hanno nell’economia del film la frenesia del montaggio, l’invadenza dell’accompagnamento musicale e la tavolozza di colori “sparati” sullo schermo dalla fotografia iperreale di Barry Ackroyd. E anche quando si tratta di organizzare una possibile risposta all’impotenza delle nazioni, presenti – con il logo UN – ma impotenti, Penn risponde con egual mancanza di misura, spostando a destra e a manca e da un paziente all’altro i due protagonisti, i quali, nel susseguirsi incessante di scenari e di catastrofi perdono la loro connotazione di personaggi per diventare rappresentazione degli stati d’animo che attraversano il film.
Per la seconda volta – dopo “La promessa” – alle prese con una sceneggiatura altrui, non si fatica a credere che Penn si sia trovato a suo agio con il ribellismo a oltranza e le ossessioni del protagonista maschile , il quale, se non fosse per il contesto di cui abbiamo detto, potrebbe essere parente stretto di quelli che lo hanno preceduto nelle opere dirette dall’inquieto regista. Rimane il fatto che, alla stregua della sua ultima uscita d’attore, (“The Gunman” di Pierre Morel) anche la direzione degli attori da parte di Penn risente del clima di generale involuzione, presentandoci un Bardem più gigione che mai, sempre pronto a buttarla “in caciara” con l’immancabile risata e lo sguardo da guascone. Sintesi dello scollamento esistente tra le intenzioni del film e i suoi risultati.
30/06/2017