Scream 7

Scream 7


Kevin Williamson

Horror | Canada, Usa
(2026)

La saga di “Scream” è ormai giunta al suo settimo capitolo. Dopo il riavvio del franchise con il suo quinto film (“Scream“, Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett, 2022), il quale venne definito un requel, dalla crasi di sequel e reboot – anche se, a dire il vero, già “Scream 4“, l’ultimo diretto dal regista originario Wes Craven, rappresentava a suo modo un ricominciare da capo –, in questo “Scream 7” (2026), diretto per la prima volta dall’ideatore della saga Kevin Williamson, si riavvolge il nastro per l’ennesima volta. Infatti, il quinto capitolo affiancava ai personaggi storici tutta una serie di new entry (due su tutte Jenna Ortega e Melissa Barrera), offrendo così nuovo respiro alla saga; il percorso intrapreso era poi proseguito nel sesto film (“Scream VI“, Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett, 2023), dal quale risultavano del tutto assenti la storica protagonista Sydney Prescott (interpretata da Neve Campbell), già relegata in un ruolo differente nel capitolo precedente e rimasta fuori per dissidi con la produzione, e Linus Riley (David Arquette), mentre era mantenuto il personaggio di Gale Weathers (Courteney Cox), dando di conseguenza maggior spessore a Ortega e Barrera; in quest’ultimo film, infine, di nuovo per motivi produttivi, le due protagoniste giovani spariscono per lasciare nuovamente spazio al cast originale.

Ma questo non è l’unico motivo per cui “Scream 7” sa molto di nostalgia, grande idolo dei nostri tempi. Al di là della presenza, che torna ad essere centrale, di Neve Campbell e Courteney Cox, nel cast rispuntano anche David Arquette (nonostante il suo personaggio fosse morto in “Scream” del 2022), Matthew Lillard (assente dal primo film, anche lui in teoria morto), Laurie Metcalf (da “Scream 2”) e Scott Foley (da “Scream 3”). Questo è un primo punto interessante per due motivi. Innanzitutto queste scelte di casting hanno una diretta ricaduta sulle direzioni che prende la storyline della saga, mostrando una certa fiacchezza di idee e una trama che, al netto delle variazioni e delle “novità” che vengono di volta in volta aggiornate ai tempi correnti, si ripete sempre identica a sé stessa. In secondo luogo il ritorno in particolare di Matthew Lillard offre l’occasione per mettere in piedi una riflessione su uno dei temi più caldi del momento: l’intelligenza artificiale generativa e il suo rapporto con le immagini, soprattutto per quanto riguarda il deepfake.

Da questo punto in poi seguiranno spoiler.

Tutta la trama di “Scream 7” ruota attorno al sospetto che Ghostface sia, di nuovo, proprio Matthew Lillard, ovvero lo Stu Macher del primo film. Lungo il film il redivivo effettua delle videochiamate a Sydney minacciandola e indicandole eventi che poi effettivamente si verificano, suggerendo, appunto, che il killer sia lui. Dopo una serie di (falsi) svelamenti dei vari Ghostface che popolano il film, il meccanismo del whodunit esige che giunga il colpo di scena – non esattamente esaltante, in questo caso – in cui viene rivelato il vero omicida, che, senza tradire troppo le aspettative, vista l’insistenza con cui ci viene suggerito, non è Stu, il quale si conferma effettivamente morto. Tutte le videochiamate ricevute da Sydney, allora, sono state messe in piedi dai veri killer (sì, sono due, come nel primo “Scream” del 1996) utilizzando proprio il sistema del deepfake.

“Scream 7”, in questo senso, si scopre essere, senza sorprese, un dispositivo autoriflessivo sul presente e sul film stesso, come tutti gli altri della saga. C’è da dire che, con un pizzico di acume, in questo caso gli autori hanno spinto abbastanza sull’autoconsapevolezza dei personaggi che a più riprese mostrano di conoscere, come i fan, tutti i meccanismi e le svolte della trama. In particolare Sydney è qui ormai trasformata in una macchina da guerra ammazza-Ghostface, a sottolineare la sua abitudine nell’affrontarlo: il killer non è più un soggetto da temere ma una rogna di cui liberarsi.

Sarà probabilmente di conseguenza che quello di “Scream 7” è uno dei Ghostface più violenti ed efferati che si siano visti nella saga, il che offre il campo a molte uccisioni ben coreografate e scenicamente a fuoco, con una dose di splatter non indifferente.

Per il resto, tuttavia, quest’ultimo capitolo ha poco altro da dire e si conferma come l’ennesima ripetizione dell’identico a cui ormai siamo abituati (e da ben prima della dipartita di Wes Craven). La regia di Williamson è di mestiere, senza pecche ma neanche guizzi, e in generale si ha un po’ una sensazione di stanchezza (anche se probabilmente la saga andrà avanti ancora a lungo). La domanda che resta da porsi è se “Scream” possa – o debba – essere qualcosa di diverso: la formula funziona e i fan si dimostrano soddisfatti[1]; trasformare la saga in qualcosa di diverso sarebbe un’operazione fallimentare in partenza e, in fondo, fine a sé stessa. Bettinelli-Olpin e Gillett hanno dichiarato che vorrebbero vedere film di “Scream” per il resto della loro vita[2] e finché gli incassi si riveleranno remunerativi, probabilmente saranno accontentati. Allora sorge un’ultima domanda: e se la saga di “Scream”, dopo aver rinnovato lo slasher, finisse con l’ucciderlo?

[1] Nel momento in cui questa recensione viene redatta il film ha incassato circa 150 milioni, a fronte di un budget di 45.

[2] https://deadline.com/2023/03/scream-6-directors-hopeful-scream-7-future-film-franchise-1235281159/ (consultato il 12/03/2026).

14/03/2026

Ultime recensioni