Alabama Monroe – Una storia d’amore

Alabama Monroe – Una storia d’amore


Felix Van Groeningen

Drammatico | Belgio
(2012)

Dopo il grande successo in Belgio, la presentazione al festival di Berlino 2013 nella sezione “Panorama”, esce in Italia il quarto film di Felix Van Groeningen, regista belga trentasettenne, che ha soffiato il César 2014 come miglior film straniero a Paolo Sorrentino, e da Sorrentino si è visto soffiare l’Oscar per la stessa categoria. Tratto da un’opera teatrale di Mieke Dobbels e Joan Heldenbergh, sceneggiato dallo stesso regista assieme a Carl Joos, “The Broken Circle Breakdown” viene brutalmente tradotto in “Alabama Monroe”, titolo spoiler cui si affianca la solita didascalia dell’italiano distributore, preoccupato che i connazionali non capiscano si tratti di “una storia d’amore”.

Dunque sì, una storia d’amore, che per certi versi ricorda quella passionale e tormentata di Johnny Cash e June Carter in “Walk The Line” di James Mangold. Anche Joan Heldenbergh e Veerle Baetens (come nel caso di Joaquin Phoenix e Reese Whiterspoon) interpretano tutti i pezzi della colonna sonora. Il “bluegrass” secondo Didier è il country nella sua forma più pura: un violino, un contrabbasso, un mandolino, una chitarra e un banjo. Solo strumenti a corde, acustica pura, e voci. La musica segue i picchi emotivi degli eventi, celebra la passione fra Didier ed Elise, accompagna la loro discesa nel dolore, fino a diventare requiem.

La struttura narrativa riprende invece la scomposizione temporale di “Blue Valentine” di Derek Cianfrance. Anche il film di Van Groeningen è un continuo andirivieni fra passato e presente, che però non si presta ad assecondare o spiegare le emozioni dei personaggi, quanto piuttosto a mostrare una visione d’insieme del regista. Il presente, ogni presente, è un cerchio che si chiude e al tempo stesso la sommatoria di tutti i cerchi già chiusi.

La canzone “Will  the circle be unbroken” che accompagna i titoli di apertura prima ancora che compaiano le immagini, è anche una domanda – se il cerchio sarà rotto oppure no – a cui alla fine ognuno troverà la propria risposta.  

Il cast è davvero sopra le righe. Sia i due protagonisti che la bambina sono pienamente nella parte, tempestivi e senza orpelli, dritti al cuore. Il personaggio di Didier, uomo buono redneck e cowboy, col pallino di Bill Monroe e dell’America, poteva scadere facilmente nel patetico, specialmente nei punti in cui si accanisce contro il bigottismo reazionario di Bush Jr. e il potere oscurantista della religione. Ma invece ne esce, anche nei momenti di maggior intensità, con una “leggerezza” che arricchisce l’interpretazione. Lo stesso vale per il film in sé, che evita di essere retorico, pur affrontando argomenti e situazioni molto gravi, sempre grazie a un tocco delicato che ben si accorda alla scelta musicale. Un plauso in particolare a Veerle Baetens – miglior attrice al Tribeca Film Festival 2013 – una personalità catalizzatrice, combinazione di tecnica e fascino.

A un certo punto si sospetta che il film si assesti sulla falsariga de “La guerra è dichiarata” di Valerie Donzelli, altro piccolo grande film del 2011. In entrambi i casi la coppia viene messa alla prova dalla disgrazia più grande e il cerchio perfetto della famiglia rischia di spezzarsi. Ma la sorte di Didier ed Elise è un’altra, li aspetta una tortura peggiore della disperazione: la follia della vita che continua. Le piccole cose. Elise che guida la macchina, scende vestita in modo più ordinario del solito. Lui che la accoglie col sorriso, mentre taglia le verdure. Gesti normali che hanno perso il senso, che nascondono un abisso. E’ una fase di studio, in cui prevale il senso di colpa e la ragione ha poco spazio di manovra. A questo il regista sembra interessato più di ogni altra cosa, alla rielaborazione del lutto, al confronto col dolore. E ad esso oppone per tutto il film le incursioni nel passato: Elise in bikini stelle e strisce si rotola sul cofano dell’auto, stacco, carrellata sulle conseguenze delle chemio, stacco, Didier che racconta le origini del banjo… Anche la fotografia contribuisce a differenziare i due “tempi”, desaturando il presente, e tingendo il passato di toni più caldi, interni illuminati dal fuoco, sagome in controluce, oppure esterni di sole che si riverbera sui vestiti bianchi della band.

Soltanto verso la fine i flashback cedono a un corso lineare del tempo. Il film prende velocità, resta coerente a se stesso e anziché sottrarre rilancia pathos su pathos, ci mette l’anima, mantenendo però sempre un ritmo spensierato, una leggerezza che ha dentro meraviglia e consapevolezza. Un altro cerchio si chiude, in questo ultimo presente, non privo d’amore, né di lacrime, né di musica. 

10/05/2014

Cast e credits

Titolo Originale
The Broken Circle Breakdown
Distribuzione
Kinepolis Film Distribution, Satine Film, Tribeca Film
Durata
111'
Produzione
Menuet Producties, Topkapi Film
Sceneggiatura
Felix Van Groeningen, Carl Joos
Fotografia
Ruben Impens
Scenografie
Kurt Rigolle
Montaggio
Nico Leunen
Musiche
Bjorn Eriksson
Costumi
Ann Lauwerys

Trama

Didier (Joan Heldenbergh) canta e suona il banjo nella “Broken Circle Breakdown Band”, Elise (Veerle Baetens) è una tatuatrice che di tatuaggi ha ricoperto anche il suo corpo. Elise si unisce al gruppo e il “bluegrass” diventa la colonna sonora di una passione da cui nasce Maybelle (Nell Cattrysse). Ma a sette anni la bambina si ammala gravemente e il cerchio perfetto rischia di spezzarsi. Può l’amore vincere il dolore? Può l’amore sopravvivere alla più grande disgrazia?

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