Alla festa della rivoluzione

Alla festa della rivoluzione


Arnaldo Catinari

Drammatico, Storico | Italia
(2025)

C’è qualcosa di programmaticamente contraddittorio nell’operazione realizzata da Arnaldo Catinari con “Alla festa della rivoluzione”: la volontà, dichiarata e insieme elusa, di confrontarsi con un nodo storico tra i più scivolosi del Novecento italiano attraverso un dispositivo narrativo che ne rifiuta, quasi ostentatamente, la complessità in favore di una sua riconfigurazione spettacolare, dinamica, “consumabile”. Fin dall’apertura – quel sorvolo notturno su una Fiume inebriata, restituita come palcoscenico febbrile di un’utopia in atto – il film si consegna a una grammatica che guarda meno alla tradizione del cinema storico nazionale e più a un immaginario transnazionale, ibridato tra serialità contemporanea e codici della spy story, dove la Storia diventa materia plasmabile, superficie su cui innestare traiettorie di genere.

È una scelta che, almeno nelle intenzioni, possiede una sua coerenza: la costruzione di un racconto parallelo in cui l’impresa dannunziana si trasforma in dispositivo narrativo, innesco per un intreccio di spie, doppi giochi e traiettorie individuali destinate a collidere. La figura di Beatrice, agente sotto copertura e vettore emotivo del racconto, si muove tra il medico disertore Giulio e il funzionario dei servizi Pietro secondo dinamiche che oscillano tra il mélo e il thriller politico, mentre sullo sfondo si addensa una Fiume che da laboratorio libertario scivola progressivamente verso un volto più oscuro, anticipazione di derive ben note. L’intuizione di fondo – far emergere la violenza latente dell’utopia attraverso la torsione dei codici del racconto popolare – non è priva di interesse, soprattutto quando il film suggerisce, più che articolare, la continuità tra quella esperienza e i futuri dispositivi autoritari.

Tuttavia, è proprio nel passaggio dalla suggestione alla sua organizzazione formale che l’opera rivela le proprie fragilità. L’ibridazione linguistica, invece di generare una tensione fertile, finisce spesso per tradursi in un accumulo disomogeneo di registri: il feuilleton si sovrappone al racconto storico senza davvero problematizzarlo, l’azione interviene come elemento episodico più che come reale motore drammaturgico, e i dialoghi, sovraccarichi di intenzionalità, raramente trovano una misura credibile. Ne deriva una progressione narrativa che procede per giustapposizioni, dove i colpi di scena appaiono meno come esiti di un percorso e più come necessità meccaniche del genere.

Paradossalmente, è proprio lo sguardo di Catinari – forte di una lunga esperienza come direttore della fotografia – a offrire gli elementi più compiuti del film. La cura per l’immagine, la costruzione di un impianto visivo che rielabora suggestioni liberty e decadenti, l’uso di cromatismi caldi e di una luce che tende a sublimare la materia storica in un continuo stato di rappresentazione, restituiscono con efficacia l’idea di una Fiume come spazio teatrale, quasi irreale. In questa dimensione estetizzante si coglie un tentativo di aderire allo spirito dannunziano, alla sua vocazione spettacolare e performativa, più che alla sua verità storica.

Eppure, anche questa coerenza visiva non riesce a colmare uno scarto più profondo, quello tra l’ambizione tematica e la sua traduzione cinematografica. Il film sembra oscillare continuamente tra la volontà di interrogare criticamente un momento fondativo e quella di utilizzarlo come semplice sfondo narrativo, senza mai scegliere davvero una direzione. L’operazione di “piattaformizzazione” del passato – la sua riscrittura secondo modelli narrativi contemporanei – rimane così a metà, incapace di farsi davvero riflessione sul presente o puro intrattenimento.

Resta, in filigrana, un’idea non del tutto sviluppata ma persistente: che l’impresa di Fiume, più che evento storico, sia stata un dispositivo simbolico destinato a generare immagini, miti, narrazioni. “Alla festa della rivoluzione” prova a inserirsi in questa genealogia, ma nel farlo finisce per rifletterne soprattutto l’ambiguità, senza riuscire a trasformarla in forma compiuta. Un oggetto irrequieto, attraversato da intuizioni e discontinuità, che trova nella propria irrisolta tensione il suo tratto più riconoscibile, ma anche il limite che ne impedisce una piena riuscita.

27/04/2026

Cast e credits

Titolo Originale
Alla festa della rivoluzione
Distribuzione
01 Distribution
Durata
99'
Produzione
IIF Italian International Film, Rai Cinema
Sceneggiatura
Silvio Muccino, Arnaldo Catinari
Fotografia
Arnaldo Catinari
Scenografie
Tonino Zera
Montaggio
Consuelo Catucci
Musiche
Maurizio Filardo
Costumi
Ursula Patzak

Trama

Ambientato tra il 1919 e il 1920, il film racconta l’impresa di Fiume guidata da Gabriele D’Annunzio, trasformata in un laboratorio politico e culturale tra utopia e provocazione. In questo contesto si intrecciano le storie di Beatrice, spia russa, Pietro, capo dei servizi segreti italiani, e Giulio, medico anarchico: un attentato alla vita del Vate li coinvolge in un intrigo tra ideali rivoluzionari, tensioni internazionali e conflitti personali.
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