Comandante

Comandante


Edoardo De Angelis

Storico | Italia
(2023)

Non sappiamo quali siano le logiche che presiedono alla scelta del titolo destinato ad aprire la Mostra d’arte cinematografica di Venezia. Giova però ricordare che “Comandante” di Edoardo De Angelis ha ricevuto l’incarico solo in seconda battuta, a causa del ritiro del nuovo film di Luca Guadagnino, tolto dal programma a seguito dello sciopero indetto dagli attori e sceneggiatori hollywoodiani. Certo è che passare da una storia di sport e seduzione incentrata sul triangolo amoroso di tre tennisti americani (“Challengers”) alla Seconda guerra mondiale raccontata attraverso le vicende (realmente accadute) del comandante di un sottomarino italiano disposto a rischiare la vita per salvare i marinai di una nave nemica è uno scarto molto evidente. 

Pur consapevoli di argomentare con una ragione caduca a causa della mancata visione del film di Guadagnino, non c’è dubbio che quello di De Angelis pur collocato nel passato – ovvero nell’Italia in guerra del 1940 – non fa niente per eludere la complessità più spinosa del mondo contemporaneo, prendendola di petto con una vicenda che, pur calata nel proprio tempo, sembra rileggere per filo e per segno alcuni dei passaggi più discussi e controversi della nostra epoca con sguardo responsabile delle proprie posizioni.

A cominciare da quella di fare del comandante del sommergibile Cappellini, Salvatore Todaro, un uomo del proprio tempo (e non una figurina), per nulla avulso dalle problematicità di conciliare le convinzioni patriottiche del regime fascista con uno sguardo pietoso sulle vicende umane, convinto com’è di condividerne il comune destino. Un atteggiamento, questo, che De Angelis fa suo attraverso una regia che in certi passaggi si carica volutamente di retorica (soprattutto nella prima parte) per rendere al meglio lo spirito del personaggio ma anche quello del suo periodo, entrambi presenti nell’enfasi e nelle estetiche di sequenze che in certi tratti sembrano voler ricalcare i documentari dell’Istituto Luce. 

Se l’attualità del tema bellico è più che evidente nei richiami a quanto sta succedendo in territorio ucraino, offrendo materia di dibattito anche politico che siamo sicuri almeno in Italia non si mancherà di analizzare, non sfugge allo spettatore l’analogia tra la decisione del protagonista di salvare i naufraghi della nave appena affondata – anche a costo di compromettere la missione e la vita dell’intero equipaggio – e le polemiche sull’applicazione dei protocolli relativi agli sbarchi dei migranti sulle coste italiane. Senza far perdere ritmo a una narrazione capace – come vuole il genere – di conferire alla storia tensione e pathos, regalandoci scene d’azione necessarie ma soprattutto esenti dalle esagerazioni del cinema americano, De Angelis affonda la macchina da presa nel centro della questione, affidando agli occhi e al cuore del suo antieroe il compito di fare luce sulla nebbia della guerra, indicandoci la strada per uscirne.

Nella sua adesione alla realtà “Comandante” non si dimentica della forma cinematografica, organizzando il racconto per immagini in due differenti movimenti che, sovrapponendosi al racconto dei fatti, li rileggono secondo una prospettiva interna alla coscienza dei personaggi (un flusso segnalato dall’inserimento di frammenti subliminali), considerati sia dal punto di vista del protagonista, sia da quello di alcuni membri dell’equipaggio. Così è la prima parte (disumana), notturna e fantasmatica come deve essere per raccontare di una possessione collettiva, quella che converte la paura della guerra in istinto omicida e gli uomini in diavoli (così sembrano volerci trasmettere la mise e le espressioni di Favino), con gli abissi del mare equiparati a quelli dell’anima; cosi è la seconda (umana), solare e tangibile, deputata a portare in superficie l’umanità perduta. Valga per tutti  la scena in cui il comandante e i suoi commilitoni si preoccupano di preparare il pranzo per i loro ospiti in un clima da commedia che segna lo scarto con i cupi presagi dei precedenti convivi. 

In un quadro del genere, la sfida di Pierfrancesco Favino non era solo quella di dare credibilità alla complessità del suo personaggio ma di farlo senza alterare gli equilibri tra la sua centralità e l’importanza della storia. Chiamato a mettere in scena un uomo e la sua attitudine al comando Favino riesce a essere nello stesso tempo un padre padrone carnale e spirituale, conferendo al suo alter ego il carisma necessario a farne il faro della storia. Insomma, “Comandante” di Edoardo de Angelis è di buon auspicio per la qualità della Mostra e dell’intera compagine italiana.  

30/08/2023

Cast e credits

Distribuzione
01 Distribution
Durata
155'
Produzione
Indigo Film, O' Groove, Rai Cinema, Tramp Ltd., V-Groove, Wise Pictures
Sceneggiatura
Edoardo De Angelis, Sandro Veronesi
Fotografia
Ferran paredes Rubio
Scenografie
Carmine Guarino
Montaggio
Lorenzo Peluso
Musiche
Robert Del Naja
Costumi
Massimo Cantini Parrini

Trama

Nella seconda guerra mondiale, il temerario capitano di corvetta della Regia Marina Salvatore Todaro è al comando del sommergibile Comandante Cappellini quando, il 16 ottobre 1940, quest'ultimo affonda a largo dell'Atlantico un piroscafo mercantile belga, il Kabalo, che aveva aperto il fuoco su di loro. Todaro decide, contro il parere dei superiori, di salvare i 26 naufraghi belgi, condannati a morte certa alla deriva su una zattera a centinaia di leghe dalla costa, anche se per far ciò dovrà navigare in emersione per tre giorni, rendendosi visibile alle forze nemiche e mettendo a repentaglio la propria vita e quella dei suoi uomini. In quei tre giorni, il sottomarino si trasformerà in un luogo di incontro tra sconosciuti, anche molto diversi tra loro, ma più simili di quanto non pensassero...
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