Disclosure Day

Disclosure Day


Steven Spielberg

Fantascienza | Usa
(2026)

L’umanitarismo spielberghiano

Partiamo da un dato: il cinema di Steven Spielberg è pregno di umanitarismo, nell’accezione di fiducia in un’umanità alla ricerca della verità, della solidarietà e della sopravvivenza. Non fa eccezione in questo senso “Disclosure Day” l’ultima opera del regista di Cincinnati che vede protagonisti Daniel Kellner (Josh O’Connor) e Margaret Fairchild (Emily Blunt): il primo è un hacker specializzato in cybersicurezza che trafuga dalla Wardex Corporation tutto il database di documenti e filmati sulla presenza degli extraterrestri, dall’incidente di Roswell ai giorni nostri; la seconda è una meteorologa televisiva in un canale locale di Kansas City che ambisce al telegiornale di prima serata e che, improvvisamente, parla la lingua degli extraterrestri (ma anche qualsiasi lingua umana) dopo l’incontro con un cardellino. Sono legati da un’esperienza comune vissuta quand’erano bambini ed entrambi diventano oggetto di una caccia senza quartiere da parte di Noah Scanlon (Colin Firth), amministratore della Wardex e custode per il governo degli Stati Uniti di tutti i segreti tecnologici rubati agli alieni nei decenni di incidenti e incontri, sempre tenuti all’oscuro dell’opinione pubblica.

È palese lo stretto legame di “Disclosure Day” con il suo capolavoro “Incontri ravvicinati del terzo tipo” (1977) sotto diversi punti di vista, al di là del comune soggetto: i due protagonisti, Daniel e Margaret, sono gli alter ego di Roy Neary e Jillian Guiler con il loro collegamento mentale che li porterà nella vallata per il contatto con gli alieni; la matematica è alla base del linguaggio alieno, così come la musica nel film precedente; la fisiognomica degli extraterrestri; la corsa senza sosta verso l’incontro finale a discapito di chi sta intorno, mogli e mariti o fidanzate e fidanzati.

Se però “Incontri ravvicinati del terzo tipo” era un manifesto di fratellanza e conoscenza, con i governi e gli scienziati di tutto il mondo che lavorano per il “primo contatto”, “Disclosure Day” mette in scena, al contrario, l’apparato privato-governativo americano dedito al controllo totale delle informazioni e Scanlon è invece l’alter ego dell’”uomo con le chiavi” in “E.T. l’extra-terrestre” (1982) che dà la caccia al piccolo alieno per catturarlo. Ecco che se in questo film non c’è la presenza di bambini, come in altre opere dello stesso filone spielberghiano, in realtà è perché Daniel e Margaret sono bambini dentro – e con un flashback scopriamo la loro esperienza aliena infantile – e rappresentano le versioni cresciute di Elliott e Gertie nel loro afflato salvifico, che dal piccolo ET è traslato all’intera umanità.

La potenza rivelatrice delle immagini

“Incontri ravvicinati del terzo tipo” era anche una grande allegoria del cinema e della sua potenza nel produrre immaginazione collettiva. Del resto, non è secondario che uno degli scienziati sia interpretato da François Truffaut, regista della Nouvelle Vague, e che la preparazione dell’incontro con gli alieni sia simile all’organizzazione di un grande set cinematografico, una messa in scena all’interno di un’altra, nella replicabilità della macchina cinema di una realtà ricreata.

In “Disclosure Day” Spielberg compie un’operazione analoga traslando il tutto all’interno di uno studio televisivo, in questo caso rappresentando la potenza delle immagini e la penetrazione del piccolo schermo nelle case delle persone. Il “giorno della rivelazione”  è quindi il momento non solo di una condivisione di conoscenza, del “non siamo soli nell’universo”, ma anche quello della salvezza da una possibile terza guerra mondiale alle porte. Certo, nel momento storico attuale, in cui stiamo vivendo già una “terza guerra mondiale a pezzi”, dove l’invasività delle immagini cruente, crude, reali oppure false, diffuse essenzialmente dai social network che, da un lato, confondono il pubblico su cosa sia effettivamente vero e, dall’altro, rende assuefatto l’individuo a ogni nefandezza perpetrata da qualsiasi governo, il segmento finale appare molto ingenuo in cui, improvvisamente, dalla notizia della guerra imminente la conduttrice del telegiornale sposta l’attenzione sulla rivelazione della presenza degli alieni, ripresa e diffusa da tutti i network del mondo, con inquadrature di folle nelle strade, nelle piazze, nelle metropolitane, davanti agli schermi giganti o a quelli degli smartphone, ipnotizzate dalle immagini. In una società dell’informazione in cui l’attenzione dello spettatore si è ridotta a pochi secondi, quanto successo potrebbero avere le immagini di alieni, visto anche la possibilità di manipolazione fornita dall’IA?

A titolo di esempio, un altro elemento di debolezza della sceneggiatura è la descrizione dell’apparato di sicurezza della Wardex, così come la mancanza di profondità nel personaggio di Scanlon che appare poco definito e palesemente inverosimile nella sua evoluzione verso un finale che lo rappresenta piuttosto che come uno sconfitto, come uno stanco (del ruolo). Ma quello di Spielberg è lo sguardo di un “vecchio bambino” e in quanto tale deve essere visto “Disclosure Day”: un viaggio spettacolare lungo cinquant’anni da una pellicola all’altra.

Così, bisogna compiere un grande sforzo nel sospendere l’incredulità di fronte alla capacità di Margaret di eliminare il male, la rabbia e la solitudine presente nelle persone, semplicemente parlando e convincendoli subito a cambiare atteggiamento: in questo senso, però, Spielberg ci parla della potenza dell’empatia dell’essere umano, di quella capacità di comprensione degli altri, della loro personale situazione, che ci permette di fraternizzare gli uni con gli altri. Un afflato umanistico che è anche antispecista  visto che gli alieni si rapportano con noi anche attraverso la comunicazione con altre specie animali: oltre al cardellino, che innescherà i ricordi bloccati in Daniel e Margaret, abbiamo la volpe, i cervi, i tassi che risultano essere una presenza allegorica di quella aliena e nello stesso tempo un simbolo di quieta fratellanza e sorellanza intraspecie.

L’empatia della(e)  parola(e)

Spielberg ci parla di “rivelazione” degli alieni che potrebbe quasi apparire blasfema agli occhi di un credente, visto che alla dimostrazione del potere di Margaret una donna si fa il segno della croce e s’inginocchia davanti a lei. Ma tutto ciò è costantemente controllato dalla contrapposizione della presenza di Jane (Eve Hewson), fidanzata di Daniel, ex novizia cattolica: prima pensa che la notizia dell’esistenza degli alieni, con la loro capacità tecnologica avanzata, potrebbe mettere in dubbio la presenza del divino, ma poi si convince del contrario, proprio attraverso il confronto dialettico con la madre superiora del suo convento. “Il giorno della rivelazione” laicizza la ricerca dell’apporto del divino nei momenti di crisi profonda sia individuale sia collettiva.

L’ultima inquadratura è il primo piano di Margaret di fronte alla telecamera che, in mondo visione, si appresta a rivelare la parola degli alieni e il film si chiude su: “Ascoltate”. Quindi, “Disclosure Day” appare una declaratoria sulla potenza delle immagini, necessarie ma non sufficienti, e un ritorno all’”ascolto” dell’altro attraverso la parola (dell’alieno o di una divinità?). Parola che non si fa immagine, arrendendosi all’impossibilità di rappresentarla, ma che necessita di “sentire” il proprio simile o l’Altro attraverso l’esercizio empatico.

Se Spielberg ha espresso la potenza del mezzo cinematografico e le sue capacità nell’utilizzo spettacolare e autoriale negli ultimi suoi capolavori di questo decennio –  “West Side Story” e  “The Fablemans”- a tutti gli effetti l’ultimo lascito della sua arte, “Disclosure Day” non fa che riaffermare le sue grandi capacità registiche, ma con i limiti insiti nell’operazione di memorabilia cinematografica personale che non aggiunge né toglie nulla al (suo) cinema.

14/06/2026

Cast e credits

Titolo Originale
Disclosure Day
Distribuzione
Universal Pictures Italia
Durata
148'
Produzione
Amblin Entertainment, Universal Pictures
Sceneggiatura
David Koepp
Fotografia
Janusz Kamiński
Scenografie
Adam Stockhausen
Montaggio
Sarah Broshar
Musiche
John Williams
Costumi
Paul Tazewell

Trama

Daniel Kellner, hacker ed esperto di cybersicurezza, trafuga un intero database di documenti che testimoniano la presenza degli alieni sulla Terra. Fuggendo dalle squadre armate della Wardex Corporation, azienda governativa che controlla il segreto, con l’aiuto di Margaret, meteorologa televisiva, diffonderà le informazioni all’intera umanità.
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