Gli intenti politici e satirici sono più che ovvi, gli extraterrestri come gli immigrati del futuro, la diffidenza del resto della popolazione, lo sfruttamento della criminalità, gli scontri culturali, il cinismo dei potenti che vorrebbero “sfrattarli”. Il regista ci racconta tutto questo con i mezzi del mockumentary (questo era “Alive in Joburg”), mescolando fittizie riprese tv, fasulli filmati di repertorio e interviste realizzate ad hoc a presunti esperti e dirigenti governativi. Come nel recente “Cloverfield” si realizza un interessante e vertiginoso cortocircuito tra realtà e finzione, parecchio coraggioso se si considera la natura “mainstream” del prodotto in esame. Peccato però che questo meccanismo ceda presto il passo ad una struttura più lineare e classica, che si concentra su un solo personaggio, l’impacciato e codardo agente statale Wikus Van De Merwe, che dopo essere stato a contatto con un misterioso fluido alieno, inizia egli stesso a trasformarsi in un “gamberone” (così sono ribattezzati gli extraterrestri). L’inchiesta sulle abitudini dei “visitatori” si trasforma piuttosto repentinamente in un robusto action, che ricicla con mestiere oltre vent’anni di cinema sci-fi. La mutazione quasi kafkiana di Van De Merwe riporta alla mente quella de “La mosca” di Cronenberg (il protagonista che, con effetti raccapriccianti sul pubblico, perde unghie e denti), l’esoscheletro robotico del confronto finale è identico a quello indossato da Sigourney Weaver in “Aliens”, il design stesso degli alieni è una via di mezzo tra quello degli insetti giganti del sottovalutato “Starship Troopers” e i buffi avventori della cantina del primo “Guerre Stellari”.
Nulla di male in questo sapiente gioco di rimandi e citazioni, ma vista la partenza sorprendente era lecito aspettarsi qualcosa di più incisivo. Il parallelo tra alieni ed emarginati passa sullo sfondo, travolto dal ritmo travolgente dell’azione, dove il protagonista, braccato dai suoi ex colleghi intenzionati a sezionarlo e studiarlo, tenta di trovare un modo per far ripartire la nave degli extraterrestri. E così tra micidiali scontri a fuoco (non proprio necessaria l’insistenza sullo splatter) e corse contro il tempo, si arriva alla sospirata conclusione, che preannuncia già imminenti sequel (il trasferimento degli alieni nel “Distretto 10”) e battaglie intergalattiche. Quello di Blomkamp è senza dubbio un film più che discreto, che non ha tuttavia il coraggio di spingersi sino in fondo, risultando troppo legato a quella tradizione fantascientifica che nell’incipit pareva intenzionato a sgretolare.
24/09/2009