“È l’ultima battuta?” si apre ex abrupto: la prima battuta pronunciata da un personaggio riguarda la decisione di porre fine alla relazione matrimoniale. Inizia così, brutalmente e in modo assolutamente diretto il terzo film di Breadly Cooper, dichiarando sin dai primi secondi quali saranno le coordinate narrative in cui lo spettatore si troverà: un film drammatico riguardante la fine, più o meno dolorosa e forse ricca di strascichi e di problemi, di un rapporto matrimoniale durato anni, con tanto di figli e proprietà immobiliari a carico.
La regia sottolinea questo ambito drammatico, scegliendo di fare proprie una tipologia di riprese “sporche” che ricordano un certo stile da film indipendente della East Coast: la camera a mano traballante che segue i personaggi di spalle mentre camminano, la vicinanza eccessiva della macchina da presa ai visi degli attori a indicare un loro pedinamento, o alcune costruzioni delle inquadrature che vengono realizzare per suggerire un effetto “casuale” come, ad esempio, le scene in cui il viso dei personaggi occupa buona parte del quadro come se la composizione dell’inquadratura fosse improvvisata al momento.
Le sequenze dedicate alla vita quotidiana della ex coppia, composta da Alex e Tess, e incentrate sulle diverse e inevitabili fasi della separazione, come la gestione comune dei figli, la ricerca di una nuova abitazione e le prime, timide e incerte, frequentazioni amorose, vengono intervallate all’interno del film alle esibizioni come stand-up comedian da parte di Alex, che trova in questa forma di spettacolo non solo un hobby ma anche e soprattutto una valvola di sfogo, un modo per esprimere liberamente le proprie riflessioni e angosce, una sorta di seduta psicoanalitica in cui confessare a un pubblico i pensieri più reconditi. Il film si struttura quindi su una continua alternanza fra sequenze relative alla vita quotidiana dei protagonisti, una versione contemporanea del bergmaniano “Scene da un matrimonio”, e altre incentrate sulle esibizioni di Alex, aventi un ruolo di analisi riflessiva e, insieme, di commento umoristico finalizzato ad esorcizzare la gravità delle prime.
Cooper ha la magnifica intuizione di creare un controcampo continuo interno al film utilizzando la stand-up comedy: uno spettacolo che si configura come una confessione, una liberazione dei pensieri più profondi e inconfessabili resa possibile dalla libertà socialmente accordata in ambito anglosassone a questo genere di spettacolo, in cui è concesso letteralmente parlare di tutto grazie alla maschera umoristica adagiata sul proprio discorso.
ATTENZIONE SPOILER
Questo tono agrodolce determinato dalla compresenza di dramma familiare e comicità raggiunge un punto di stravolgimento quando Tess vede per caso uno spettacolo di Alex in cui questi, non sapendo della presenza della ex moglie, espone con franchezza e libertà tutti i suoi pensieri e le proprie esperienze più recenti. È così che il film passa da dramma a commedia: dalla storia di un divorzio alla commedia degli equivoci, cioè a un congegno narrativo in cui i personaggi si trovano immersi senza saperlo in una situazione comica perché profondamente (e involontariamente) imbarazzante. Così facendo, “È l’ultima battuta” si mantiene in un delicato equilibrio fra tonalità opposte: fra il racconto di profonde (e purtroppo comuni) problematiche personali e la loro esorcizzazione tramite la riflessione comica.
Bradley Cooper realizza un prodotto che vampirizza e racchiude in sé gli elementi linguistici fondanti della stand-up comedy: quella capacità cioè di raccontare le più tristi e turpi miserie quotidiane dell’uomo occidentale perché rielaborate attraverso un filtro comico. In tal modo, la tragedia quotidiana e il dramma borghese vengono inseriti in un alveo umoristico che permette di sdoganare qualsiasi argomento così da parlarne liberamente, grazie al fatto di essere al contempo alleggeriti dal filtro della comicità e resi profondi dalla garanzia di autenticità e di realismo personale. “È l’ultima battuta?” è quindi un modo innovativo di raccontare tematiche già viste ma ancora attuali perché caratterizzanti la nostra società, unendo una profonda veridicità a un tono leggero da farsa: è il connubio agrodolce su cui si regge il film, magnificamente in bilico fra dramma e commedia.
Qui avviene il secondo stravolgimento: la ex moglie finisce per apprezzare il monologo, la sincerità e la spontaneità di Alex tanto da finirci a letto. Questo modo inaspettato e curioso di ravvivare il proprio rapporto permette al lungometraggio di configurarsi come una commedia del rimatrimonio. Anzi: una comedy, nell’accezione del termine inglese con cui si indica un prodotto comico, in grado di permette una migliore e più profonda conoscenza fra i partner grazie a quel mix di umorismo e racconto delle proprie miserie umane (ma comuni a chiunque) che è la stand-up comedy.
Ma non finisce qua: la coppia ricreata rimette velocemente in discussione la propria unità ritrovata, litigando furiosamente e forse lasciandosi di nuovo, per poi, alla fine, concludere il tutto con un magnifico happy ending. “È l’ultima battuta” procede quindi sommando continui colpi di scena, aggiungendo uno dopo l’altro dei plot twist, degli stravolgimenti della trama in grado di mantenere vivo l’interesse dello spettatore. Anche in questo caso il film riprende la struttura della stand-up comedy: entrambi si caratterizzano per frequenti cambi di argomento, continue modifiche del discorso finalizzate a mantenere vivo l’interesse del pubblico e a inserire sempre nuovi elementi comici.
Dunque, al suo terzo lungometraggio come regista, Bradley Cooper crea un film davvero convincente perché fresco, originale e brillante, riuscendo magistralmente a coniugare “Scene da un matrimonio” con “Susanna!“, attraverso il linguaggio contemporaneo della stand-up comedy.
06/04/2026