Il cattivo tenente – Ultima chiamata New Orleans

Il cattivo tenente – Ultima chiamata New Orleans


Werner Herzog

Drammatico, Poliziesco | Usa
(2009)

Werner Herzog fa un remake del “tenente” di Ferrara? Non ditelo ad Herzog che dichiarerebbe di non conoscere l’altro e non ditelo nemmeno a Ferrara che inizierebbe ad inveire contro il regista tedesco. Ma al di là di qualsiasi polemica questo film possa scatenare e per quanto alto possa essere il polverone è facile vedere con chiarezza l’indipendenza della pellicola herzoghiana dal suo illustre predecessore. In effetti “Il cattivo tenente, ultima chiamata New Orleans” del remake ha poco più di niente: l’idea di un poliziotto corrotto, drogato ed incline ad ogni genere di vizio, ma con una spiccata indole a portare a termine i propri incarichi.

Terence McDonagh (Nicolas Cage) infortunatosi nel salvataggio di un detenuto e fortunosamente promosso a tenente si trova ad indagare sull’omicidio di una famiglia senegalese all’indomani del passaggio dell’uragano Katrina su New Orleans. Ma oltre le rovine e oltre la desolazione lasciata dalla furia della natura la vita umana prosegue, così anche il crimine, così anche il cattivo tenente McDonagh che barcolla come un Riccardo III completamente squilibrato, fisicamente debilitato e mentalmente avvinto da dipendenze ed idiosincrasie che continuamente si scontrano con la sua vita professionale. La sua donna Frankie (Eva Mendes) è una prostituta profondamente tormentata, il suo distintivo è un lasciapassare per ottenere nuove droghe. Lui si aggira per la città come un predatore in cerca d’una carcassa sulla quale avventarsi.

È ovvio notare l’assenza della triade peccato-colpa-redenzione che fungeva da asse portante del film di Ferrara, come è ovvio notare che questo tenente non vive all’ombra d’un dio che lo ha abbandonato. È ovvio perché nel mondo di Herzog non v’è né dio alcuno né culto, ma solo l’uomo, animale selvaggio tra gli animali selvaggi, incapace di trovare una ragione agli eventi. E quando la natura si riversa con tutta la sua furia distruttrice su di una città ed i suoi orpelli umani ne mette a nudo la caotica vitalità, l’animalesca e insensata lotta per la sopravvivenza. Allora, la New Orleans di Herzog, divenuta una giungla selvaggia, è popolata da pericolosi predatori nascosti dietro ogni angolo; allora non ci stupisce l’incontrare serpenti ed alligatori più di spacciatori di crack e poliziotti corrotti perché nel calderone della natura ribollono insieme in una danza orgiastica: la scena d’apertura del film che mostra un serpente che striscia sul filo dell’acqua insidiando un malcapitato non è altro che un anticipazione del tenente McDonagh che si aggira per la città in cerca d’una preda. È questo un mondo che non ha pietà per nessuno, un mondo di relitti umani alla deriva nel quale non aspettatevi di trovare un novello Fitzcarraldo, sognatore dei sognatori, o un Aguirre, traditore dei traditori, ma semplicemente un uomo in balia d’una corrente cui non riesce e non riuscirà mai ad opporsi realmente. Ma d’altro canto non c’è senso né morale alcuna nel mondo della natura e come tutto può volgere verso il peggio così può anche prendere inaspettatamente una piega positiva. In tutto questo, è impeccabile il regista tedesco a guardare le vicende come un dio assente o distratto senza mai giudicare Terence, che è un de-relitto che non fa altro che il necessario per restare in superficie.

Va sottolineato che narrativamente e stilisticamente “Il cattivo tenente – Ultima chiamata New Orleans” è un ibrido tra un giallo ed una commedia poliziesca, il risultato è un noir molto colorato: gli abusi di sostanze psicotrope da parte del tenente forniscono l’occasione per salti lirici e divertenti trovate (la scena degli iguana immaginari su tutte) e il tono grottesco della narrazione si armonizza bene con la recitazione eccessiva di Cage, qui in una delle sue rare performance di alto livello, estremamente aderente al personaggio, che tanto più si spinge oltre nel compiere bassezze tanto più si piega e incurva fisicamente.

Sia chiaro che questo de “Il cattivo tenente” non è il miglior Herzog perché non si spinge né troppo lontano né troppo in profondità in nessuna delle eccellenti idee che riesce a mettere in gioco, ma ci consegna comunque un’ opera estremamente originale e poetica, intessuta di stupefacenti simmetrie interne, riuscendo alla fine ad indicarci una via di fuga dalla stretta presa della natura nella capacità di sognare. “Secondo te sognano i pesci?“

30/03/2011

Cast e credits

Titolo Originale
Bad Lieutenant: Port of Call New Orleans
Distribuzione
01 Distribution
Durata
121'
Produzione
Edward R. Pressman Film, Nu Image Films, Polsky Films, Saturn Films
Sceneggiatura
William M. Finkelstein
Fotografia
Peter Zeitlinger
Scenografie
Christina Eunji Kim
Montaggio
Joe Bini
Musiche
Mark Isham
Costumi
Jill Newell

Trama

A New Orleans, dopo il disastro Katrina, il detective Terence McDonagh, innamorato della prostituta Frankie, diventa dipendente dalla cocaina e dal Vicodin. Promosso prima tenente e poi capitano, cade in crisi.
Fatherland
Fatherland

Pawlikowski continua la sua ricerca formale improntata al rigore, con un distacco che stavolta ha anche rilevanza tematica ma sempre al limite con il vuoto esercizio stilistico. Un breve racconto di fantasmi che contiene il conflitto il più possibile, solo per sgonfiarsi ma riuscendo in ultima istanza a darsi un senso nel finale, rinunciando al suo gioco cervellotico

Zustissia
Zustissia

Il convincente esordio di Francesco Piras allarga gli orizzonti del cinema sardo ponendo al centro un tema di rilevanza nazionale. Lo stile sobrio e asciutto, la messa in scena immune dai clichè e l'efficace direzione degli attori denotano la matura consapevolezza del mezzo cinematografico

The Social – Il prezzo della verità
The Social – Il prezzo della verità

L'Aaron Sorkin regista non si dimostra allo stesso livello dello sceneggiatore, per un'opera che funziona e intrattiene ma che non riesce a incidere fino in fondo, come il tema trattato invece richiederebbe

L’isola dei ricordi
L’isola dei ricordi

"L'isola dei ricordi" è un'opera di transizione come la fase che il cinema di animazione sta vivendo. Semplificando la trama pur senza lesinare sulla profondità, il film di Crawford e Mercado cerca una nuova identità visiva sperimentando con gli stili

L’albero di molto lontano
L’albero di molto lontano

Ben Gregor firma un fantasy per ragazzi che non ha alcuna impronta autoriale ma riempie tutte le caselle giuste per essere avvincente. Sana e innocua avventura per famiglie, è l'adattamento per lo schermo di uno dei titoli più celebri della popolarissima Enid Blyton

Balcanica
Balcanica

Un'opera di sottrazione rigorosa, che sublima il dramma migratorio in una sospensione esistenziale dove la musica si fa baluardo identitario. Pur penalizzato da alcune fragilità nella scrittura, il film testimonia una coerente e partecipe consapevolezza formale

La città dei vivi
La città dei vivi

Sin dall'anteprima a Venezia 83, l'adattamento di Edoardo Gabriellini de "La città de vivi" ha convinto e non convinto, tra la scelta di lasciare fuori campo il taglio da truecrime, e un sacco di idee interessanti su cui il regista livornese punta non sempre con la stessa convinzione

L’Estranea
L’Estranea

Dopo “La valle dei sorrisi” Paolo Strippoli continua a esplorare la possibilità di contaminazione delle forme del cinema operando uno scatto in avanti rispetto alla capacità di sfruttare le potenzialità del linguaggio cinematografico. La suggestione visiva prevale sul disegno d’insieme ma le ambizioni rimangono intatte. Ottima la prova degli interpreti su cui svettano Jasmine Trinca e Valeria Bruni Tedeschi