The Dog Stars – Le stelle dopo la fine

The Dog Stars – Le stelle dopo la fine


Ridley Scott

Commedia, Distopico, Drammatico | Stati Uniti. Regno Unito
(2026)

Possiamo parlare di autorialità quando parliamo di Ridley Scott?
Nel corso della sua ormai cinquantennale carriera – che giunge, proprio con il film in oggetto, alla cifra tonda di trenta lungometraggi diretti – il regista britannico ha spaziato tra tantissimi generi (anche se “The Dog Stars” è a tutti gli effetti il suo primo lavoro appartenente al filone del post-apocalittico), trattando storie e gestendo produzioni molto diverse tra loro. In seguito a “I duellanti” (1977), capolavoro di un’autorialità cristallina, Scott ha diretto film dal budget sempre più o meno elevato – dalla fantascienza d’autore di “Blade Runner” (1982) e Alien (1979) alle mega-produzioni da blockbuster di “Il gladiatore” (2000) o “Exodus – Dei e re” (2014). Di produzione in produzione, il suo atteggiamento nei confronti dei lavori diretti è di volta in volta differente (anche per ovvi motivi: Scott ha più volte dichiarato di lavorare su almeno cinque progetti contemporaneamente), con risultati oltremodo visibili: dai pasticci di “1492 – La conquista del paradiso” (1992) o “House of Gucci” (2021) ai capolavori già citati ma anche quelli più recenti come “The Last Duel” (2021).
Al netto di questa voragine nella direzione – ma soprattutto negli esiti – dei film, non si può parlare di Scott come di un mero mestierante. Certo, nella sua carriera possiamo individuare alcuni lavori cosiddetti alimentari, ma ciò non toglie che ogni pellicola da lui girata rechi il segno della sua impronta, di volta in volta più o meno visibile. Perciò Scott è un regista che si colloca un po’ in una condizione ibrida: un grande autore da un lato e un bravo (o, a volte, anche pessimo) regista dall’altro.

“The Dog Stars – Le stelle dopo la fine” (2026) è un’opera che rappresenta perfettamente questa sua dualità. La trama è molto semplice e vede Hig (interpretato da un Jacob Elordi molto in parte seppur un po’ troppo monoespressivo) tentare di sopravvivere dopo che un’epidemia ha riportato la popolazione a uno stadio pre-civile. Con lui vive Bangley (Josh Brolin, irrigidito sui suoi stessi tic), almeno fino a quando Hig non deciderà di partire per scoprire se al di fuori del loro avamposto ci siano altre comunità di esseri umani disposte ad accoglierlo; in questa sua ricerca il protagonista incontra Jack (Guy Pearce, sprecato e banalissimo) e sua figlia Cima (Margaret Qualley, al di sotto delle sue possibilità), coi quali proseguirà la sua esplorazione.
Come è facile notare, la trama è quella di un qualsiasi prodotto post-apocalittico uscito negli ultimi trent’anni – non per altro il principale limite del film è proprio il suo essere eccessivamente derivativo, in particolare, giusto per fornire degli esempi, da opere come “The Last of Us” (2023-in corso), a sua volta già derivata dal videogioco omonimo del 2013, “28 giorni dopo” (2002) e relativi sequel, ma anche dalla saga di “Mad Max” – e inizialmente “The Dog Stars” pare un film senza carattere né personalità, ed è solo con il proseguire della narrazione che emerge la cifra autoriale di Scott, visibile in una regia sempre attentamente ponderata e che, al netto di evidenti sforbiciate in montaggio e di una certa fretta in certi passaggi, costruisce un mondo credibile e strutturato su regole simili alle nostre seppur completamente diverse. Ma il versante in cui emerge maggiormente lo Scott autore è quello relativo alla sensibilità emotiva della storia.

La maggior parte delle produzioni post-apocalittiche dal 2000 a oggi hanno la caratteristica di presentare scenari cupi e disperati, in cui la ricerca dell’umanità e il tentativo di ricostituire dei nuclei di società civile non sono nemmeno un’opzione in quanto l’imbruttimento umano raggiunto non lo consente – pensiamo anche al recentissimo “28 anni dopo – Il tempio delle ossa” (Nia DaCosta, 2026). “The Dog Stars”, al contrario, è un film che ha profondamente a che fare con la fede, intesa non in senso religioso ma come fiducia (o, perché no, speranza) nella possibilità di far risorgere il consorzio umano dalle proprie ceneri. Scott infonde a tutta l’opera un’aura di ottimistico auspicio per il futuro – complice probabilmente anche ciò che la popolazione mondiale ha vissuto prima, durante e dopo la pandemia di COVID-19 – attraverso un uso sapiente delle inquadrature e degli spazi. Gran parte della campagna di marketing messa in atto per la promozione del film è ruotata attorno al fatto – volto a sfruttare l’onda lunga di “Odissea” (Christopher Nolan, 2026) – che fosse girato in IMAX, spingendo perciò sul pedale della spettacolarità e della dimensione immersiva. A conti fatti, tuttavia, “The Dog Stars” non è un’opera altamente spettacolare o ricca di scene concitate, pur presenti; Scott ha utilizzato la tecnologia IMAX per dar corpo a grandi spazi desolati e meravigliosi, così tipicamente americani nel loro apparire ma paradossalmente girati in location italiane, realizzando un cortocircuito rappresentativo per cui di volta in volta i paesaggi del Friuli, del Veneto, dell’Abruzzo e del Lazio diventano il Colorado post-apocalittico scenario delle vicende – ed è anche (e soprattutto) in questi dettagli che si scorge la grandezza del regista. In particolare le molteplici scene di volo, unitamente a un utilizzo pressoché impeccabile della colonna sonora, restituiscono in pieno la dimensione emotiva della vicenda. Che è, di nuovo, quella della speranza. È un peccato, in tal senso, che l’approfondimento psicologico dei personaggi, ad eccezione di quello del protagonista, sia inaccettabilmente carente, andando a gravare su una sceneggiatura già non eccelsa e il cui punto debole principale è proprio lo sviluppo degli snodi narrativi: Hig è un personaggio le cui ragioni e i cui scopi sono chiari e bene a fuoco, mentre tutti gli altri sembrano ruotargli attorno e dipendere da lui.

“The Dog Stars” non è dunque la catastrofe annunciata che tutti si aspettavano – e che tale si sta rivelando, perlomeno a livello di incassi – e nemmeno l’ennesima delusione nella carriera di Scott. Certo, non è neanche un capolavoro, ma ha una strana capacità, a dispetto del genere e dei temi trattati, di donare uno sguardo poetico e leggero al presente in continuo disfacimento. Il rapporto tra Hig e Cima, tratteggiato in modo un po’ grossolano ma con piccoli scambi significativi, rivela l’essenza profonda del film, che a ben vedere è una commedia romantica – entrambi cercano di rifarsi una vita dopo una perdita dolorosa, lui è reticente a lasciarsi andare, il padre di lei inizialmente si oppone al nuovo arrivato ma poi lo accetta come membro della famiglia… – ambientata in un contesto post-apocalittico. La scena finale, tanto repentina quanto conciliatoria, si pone allora come summa filosofica di tutta l’opera: sdraiati in un immenso prato che rappresenta il loro nuovo mondo e, in ultima istanza, la speranza in un futuro e in una vita migliori, i due si abbandonano l’uno nelle braccia dell’altra. E se “The Dog Stars”, al netto dei molti pregi, è un film abbondantemente difettoso, questa scena, almeno questa, è puro cinema. Nient’altro, così, con semplicità.

06/09/2026

Cast e credits

Distribuzione
Walt Disney Studios Motion Pictures
Produzione
20th Century Studios, Scott Free Productions
Sceneggiatura
Mark L. Smith
Fotografia
Erik Messerschmidt
Scenografie
Chris Seagers, Erika Piacente
Montaggio
Claire Simpson, Sam Restivo
Musiche
Harry Gregson-Williams

Trama

In un mondo devastato da un'epidemia Hig cerca di costruire un futuro assieme al suo vecchio amico Bangley. Quando decide di andarsene incontra Jack e sua figlia Cima.
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