Lo stupro e l’assasinio di una giovane quindicenne da parte di alcuni soldati Usa è così documentato attraverso le fonti più disparate: il reportage di un commilitone americano, il fittizio film di una troupe francese, i telegiornali locali, le conversazioni in chat dei soldati con i parenti, video caricati su youtube da persone comuni, e altro ancora.
Una riflessione ambiziosa e cupa sul potere enigmatico delle immagini (tema attorno a cui ruota tutta l’opera di De Palma), sulla loro capacità di “creare” senso (il film è, a tutti gli effetti, l’apoteosi della falsità; tutto è ricreato a tavolino, ma è anche tutto incredibilmente reale), sulla loro influenza nel mondo circostante (come cambia la guerra nell’era delle videocomunicazioni?
I video trasmessi dai media sono un mezzo per documentare la realtà o per distorcerla, anche da parte dei soldati stessi (i terroristi che riprendono le tremende esecuzioni dei prigionieri, l’ingenua stupidità dei giovani commilitoni americani, che vogliono “fotografare” le atrocità della guerra per entrare in prestigiose scuole di cinema).
Temi attorno a cui ruota, con tempestiva attualità, anche altro cinema contemporaneo, dal monster movie “Cloverfield“, sino all’horror spagnolo “Rec“, sebbene con risultati meno interessanti rispetto al film di De Palma.
In chiusura, un montaggio di fotografie (scattate dal regista stesso) che gela il sangue nelle vene, ma l’intero film si attesta come una delle opere più coraggiose e potenti del cinema Usa post 11/9. Per chi può, da non perdere.
03/06/2008