Ambientato a cavallo di due epoche distinte ma contigue, “Il segreto dei suoi occhi” ricalca in parte le necessità di un cinema argentino costretto a sopravvivere con i finanziamenti dello stato e le limitazioni artistiche imposte da una classe dirigente progressista e bisognosa di rassicurare con un cinema educativo: da qui la prevalenze di opere attaccate alla realtà e anche fortemente omologate, da cui però questa si distacca per la capacità di lavorare a due livelli, quello privato, rappresentato dagli sviluppi emotivi tra Irene e Benjamin, e quello pubblico, legato al clima storico della dittatura, evitando di appesantire il film con l’ossessione del dettaglio storico o della ricostruzione d’ambiente (costosa e spesso stereotipata) e riuscendo a rimanere sempre all’interno di una dimensione emotiva, colonna portante del film non solo quando si occupa della tormentata relazione tra i due protagonisti, ma anche nell’anomala indagine messa in piedi per catturare l’assassino. Campanella costruisce un’opera in controtendenza non solo perché racconta una storia d’amore senza scorciatoie né ammiccamenti (la sensualità deriva dallo sguardo e non dall’esposizione delle carni), ma soprattutto per la forza di una sceneggiatura capace di stare in piedi da sola, senza bisogno di distrarre il suo pubblico con i giochi di prestigio della macchina da presa.
Un cinema che riesce ad alludere senza dare la sensazione di farlo – il primo piano degli occhi per fissare una risposta mancata o una prospettiva sfalsata per acuire il senso di angoscia dei protagonisti – supportato da una presenza attoriale quella si dimostra strepitosa a cominciare da Ricardo Darin, una specie di Mastroianni argentino, perfetto nel raccontare l’umanità di un personaggio alle prese con una vicenda più grande di lui, e poi con Soledad Villamil, cantante e attrice di teatro prestata al cinema, e qui perfetta nella duplice veste di oggetto del desiderio e di soggetto desiderante, per non dire di Guillermo Francella, a cui va il premio per la simpatia in un film poco propenso al sorriso. Oscar 2010 per il miglior film straniero.
06/06/2010