Sono la bella creatura che vive in questa casa

Sono la bella creatura che vive in questa casa


Oz Perkins

Horror | Usa
(2016)

(In)Visibili

“La vera prigione è il non poter vedere”. Un’affermazione estrapolata dalla lunga presentazione in voice over di Lily Sailor (Ruth Wilson), infermiera che deve accudire Iris Blum (Paula Prentiss), anziana e malata scrittrice di romanzi horror che vive in una casa isolata nei boschi del Massachusetts. La voce di Lily si sente fin dall’incipit su schermo nero. In un buio che lentamente è sfumato e si può intuire un interno in cui si muove la figura fantasmatica di una giovane donna ripresa di profilo in abiti ottocenteschi. “Sono la bella creatura che vive in questa casa” inizia in questo modo: la difficoltà nella visione, la sconfitta scopica dei personaggi che è affermata dalle parole di Lily e messa in scena da Perkins con l’occultamento di ciò che si può vedere. Ma è anche una invisibilità delle protagoniste: Lily, Iris e Polly, il fantasma che abita la casa, personaggio del romanzo “La signora nei muri” scritto da Iris, ma forse storia vera, non sono altro che corpi fantasmatici, femminilità represse dal potere maschile – sia quello del tutore della proprietà, sia quello del marito di Polly che la assassina subito dopo il matrimonio – tre donne sole e isolate. “È terribile vedere sé stessi e per tutto il tempo non vedere niente” afferma Polly tramite la voce romanzata di Iris. Ed è il punto nodale, la metafora profonda del film di Perkins che viene esplicitata attraverso le protagoniste in una recitazione tutta in sottrazione.

Spazi

La mdp, durante i titoli di testa, si muove lentamente per mostrare scorci della casa, in una falsa soggettiva del fantasma. Sempre ascoltando il racconto di Lily, con stacchi successivi sono mostrati dettagli esterni: il cartello della proprietà con su dipinto “Blum”; alberi del bosco circostante; la facciata esterna ripresa con inquadrature oblique. Altri stacchi e si vedono gli interni vuoti: la cucina, le scale, le camere. Nell’inquadratura fissa in totale davanti alla porta di ingresso entra Lily, con movimenti lenti, sorridente, che muove lo sguardo intorno e si avvicina alla mdp in primo piano con lo sguardo in macchina verso lo spettatore, pronunciando il suo nome e dicendo: “La bella ragazza che state guardando sono io. Tra tre giorni compio 28 e non ne compirò 29”. Tutto questo lungo incipit immette lo spettatore all’interno dell’atmosfera della storia in una messa in scena che crea da un lato una suspense compressa per tutto lo svolgimento della pellicola, rivelando fin da subito che Lily è morta e sta raccontando l’ultimo anno della sua vita, già rinchiusa nella casa che sarà una prigione. Dall’altro lato, gli interni della dimora, in questo senso, diventano degli spazi metonimici della vita priva di emozioni della protagonista – paurosa di tutto, timorosa della propria ombra, in preda a un’ansia costante – e, allo stesso tempo, le inquadrature di sedie, stanze e scale senza presenza umana riaffermano l’invisibilità della donna(e): rinchiusa nel muro (Polly), nelle sue paure (Lily), nella sua mente (Iris), in qualche modo morte, scomparse, dimenticate. Rese invisibili, appunto, rinchiuse in uno spazio concentrazionario, che Perkins raddoppia con la messa in scena del corpo attoriale all’interno delle cornici delle porte della casa.

Tempo e memoria

Con la visione incerta, gli spazi vuoti e mortiferi, il tempo ha un andamento asincronico. La casa diventa una bolla spazio-temporale dove collassa la memoria dei personaggi e della storia. Con un salto, Perkins fa trascorrere undici mesi in una notte: così dopo la presentazione dei personaggi e degli spazi in cui agiscono, nella seconda parte della pellicola assistiamo a un allineamento di tre periodi: il tempo presente di Lily che legge il romanzo “La signora nei muri”; il passato prossimo di Iris mentre scrive il romanzo; il passato remoto di Polly, mentre nel 1813 è svelato il suo assassinio. Con un montaggio alternato molto efficace i personaggi sono compresenti nello stesso spazio in tempi differenti, strettamente legate dallo stesso destino con un allineamento emotivo tra Lily e Polly di cui Iris si fa tramite psichico. Un collegamento non solo visivo, ma anche sonoro: il colpo del martello sul muro e il rumore dei chiodi, raccolti dal marito di Polly, passano attraverso il tempo, diventano contemporanei facendo riunire il passato con il presente. E se il tempo collassa, la memoria rischia di andare persa: come quella di Iris colpita da demenza; quella di Polly dietro il muro; e quella di Lily che dimentica anche se stessa. La memoria diventa fantasmatica anch’essa all’interno della casa vuota di corpi abitata da “belle creature” eteree. Oz Perkins, affidandosi a una storia di fantasmi, racconta il dramma di femminilità violate attraverso una purezza delle inquadrature e lavorando sull’essenzialità della messa in scena, riuscendo a realizzare un’opera di grande pregio visivo.

07/08/2025

Cast e credits

Titolo Originale
I Am the Pretty Thing That Lives in the House
Distribuzione
Netflix
Durata
89'
Produzione
Go Insane Films, Netflix, Paris Film, Zed Filmworks
Sceneggiatura
Oz Perkins
Fotografia
Julie Kirkwood
Scenografie
Jeremy Reed, Shane Boucher
Montaggio
Brian Ufberg
Musiche
Elvis Perkins
Costumi
Jennifer Stroud

Trama

Lily Saylor, giovane e timorosa infermiera, giunge nella casa isolata tra i boschi del Massachusetts, dalla scrittrice di romanzi horror Iris Blum, anziana e colpita da demenza senile. Fin da subito, la donna inizia a chiamare Lily con il nome di Polly. Polly è la protagonista del suo romanzo più famoso “La signora nei muri”, ma Lily scoprirà che Polly è vissuta realmente ed è stata assassinata dal marito e nascosta in quella casa.
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