The Smashing Machine

The Smashing Machine


Benny Safdie

Biografico, Drammatico | Usa
(2025)

In un film esente da forti variazioni formali “The Smashing Machine” riesce comunque a fare la differenza quando meno te lo aspetti, collegando principio e fine della storia attraverso lo scarto di senso prodotto dal passaggio da una fotografia documentaria ad un’altra propria del cinema di finzione. Ci riferiamo all’inizio della biografia del lottatore di arti marziali miste Mark Kerr, in cui vediamo le immagini granulose di una ripresa documentaria diventare improvvisamente pulite come quando la realtà si trasforma in finzione, facendo coesistere all’interno del cinema il personaggio cinematografico e la persona reale. Ciò che sembra un particolare di poco conto potrebbe invece essere il principio che da li in poi caratterizza la postura di “The Smashing Machine”, ovvero quello di intendere il racconto di genere sportivo edulcorato dalla bigger than life con cui di solito il cinema rappresenta le vite dei grandi personaggi dello sport.

Da questo punto di vista pur condividendo la dialettica tra sfida sportiva e tormento esistenziale presente tanto nel “Rocky” di John Avildsen che in “Toro Scatenato” di Martin Scorsese, “The Smashing Machine” mantiene inalterate le situazioni e gli stilemi che scandiscono ascese e cadute dei campioni ma le normalizza, facendole percepire come parte integrante del contesto quotidiano. Si veda in una delle scene iniziali il modo scelto dal regista per descrivere attraverso il commento dello stesso Kerr la demolizione dell’avversario, con il nostro piegato sopra l’avversario di turno mentre procede a una sorta d’ispezione corporea  infierendo sulle sue ferite con il distacco di chi considera quella faccenda come una routine lavorativa. Oppure quando fa corrispondere la crisi sportiva di Kerr, costretto a lasciare il passo all’amico e rivale Mark Coleman, a un’idea di protagonismo meno marcato del personaggio principale in linea con la volontà di depotenziare una materia che per sua natura vive nell’esasperazione dell’io.

Un principio che ritroviamo anche nella costruzione del mito  dell’eroe che “The Smashing Machine” da una parte rafforza con l’invincibilità trasmessa dal fisico scultoreo di Dwayne Johnson, qui alle prese con il suo primo ruolo da attore drammatico tout court in un film indipendente di quelli che nella stagione dei premi sono bravi a piazzare i loro interpreti tra i candidati ai premi di categoria; dall’altra lo mette in qualche modo in dubbio mostrando ripetutamente Kerr alle prese con crisi di pianto e in generale con una sensibilità emotiva in sintonia con l’idea di mascolinità non tossica nata sulla scia del #MeToo.

A differenza dei precedenti lavori Benny Safdie orfano del fratello Josh, curiosamente impegnato sul set di un altro biopic sportivo (“Marty Supreme” interpretato da Thimotèe Chalamet), si cimenta su un territorio mai praticato. Se in passato le storie del regista americano  nascevano sulle strade e nei locali dell’amata New York, scandagliata attraverso una mappatura fisica e umana tipica degli autori nati nella Grande Mela, questa volta la vicenda ne rimane lontano dividendosi tra i luoghi dei combattimenti e soprattutto in interni famigliari destinati a mettere in scena l’altra faccia della medaglia, quella in cui il rigore e la disciplina dell’allenamento chiedono il dazio minando salute (nella dipendenza da droga e antidolorifici) e rapporti famigliari; in particolare il menage con Dawn (Emily Blunt, anche lei pronta a concorrere per il premio di miglior attrice qui e in altre sedi) la compagna di una vita con cui Kerr intreccia una relazione piena di alti e bassi.

Presentato in concorso alla 82sima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia il film di Benny Safdie va in cerca di un’originalità che non paga. Volerlo essere adottando un tono minimalista lo spinge verso un anonimato che finisce per togliere interesse alla storia.

03/09/2025

Cast e credits

Distribuzione
I Wonder Pictures
Durata
123'
Produzione
Out for the Count Productions
Sceneggiatura
Benny Safdie
Fotografia
Maceo Bishop
Scenografie
James Chinlund
Montaggio
Benny Safdie
Musiche
Nala Sinephro
Costumi
Heidi Bivens

Trama

Gioie e dolori della carriera di un campione di arti marziali miste.
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