CAST & CREDITS

cast:
Tony Leung Chiu Wai, Zhang Ziyi, Faye Wong, Gong Li, Takuya Kimura, Carina Lau, Wang Sum

regia:
Wong Kar-wai

distribuzione:
Istituto Luce

durata:
120'

produzione:
Eric Heumann; Amedeo Panaghi; Marc Sillam; Zhang Yimou; Wong Kar-wai

sceneggiatura:
Wong Kar-wai

fotografia:
Christopher Doyle; Jean-Yves Escoffier

scenografie:
William Chang

montaggio:
William Chang; Jacopo Quadri

costumi:
William Chang

musiche:
Peer Raben; Shigeru Umebayashi

2046 | Recensione | Ondacinema

2046

di Wong Kar-wai

drammatico, Cina/Francia/Germania/Hong Kong (2004)

di Giuseppe Gangi

Voto: 9.0

"In the mood for love" rappresenta per molti il vertice della carriera di Wong Kar-wai, il punto di approdo alla ricerca dell'immagine paradigmatica che il regista ha sviluppato negli anni.
E allora come si fa a sopravvivere ad un film perfetto?
"2046", progetto nato contemporaneamente a "In the mood for love", doveva essere inizialmente una sorta di continuum di quella storia, ma, dopo aver assunto una dimensione propria, fu difficile per Kar-wai portare a termine il lavoro, che divenne una vera odissea produttiva (e, come si sa, è stato presentato a Cannes 2004 con un montaggio ancora provvisorio).
Wong non realizza un semplice sequel, bensì uno spiazzante doppelgänger filmico che effettua una ricognizione tragica sui motivi dell'amore. La risposta di Wong è dunque quanto mai spericolata: riprende il "mood" dell'opera del 2000 e lo fa esplodere. La semplicità del paradigma amoroso messo in scena in "In the mood for love" non può che infrangersi dinanzi all'insondabile volontà dei ricordi che emergono all'improvviso: "2046", con un plot che va a perdersi nei gorghi della memoria e dei desideri inappagati, si mostra ancor più definitivo e malinconico del film gemello. La sorprendente visceralità con cui il regista cinese ci accompagna a rincontrare Chow incide ed emoziona maggiormente, anche rispetto alla compostezza (rasente la freddezza) di "In the mood for love"; la maniera wonghiana non è neutralizzata, ma si tramuta in visione, gli scorci in spie voyeuristiche, i piani fissi in ritratti di anime segnate dalla perenne ricerca del tempo rubato e del perduto amore.

"2046" è quindi il numero della camera in cui si incontravano in segreto i due amanti, il titolo di un libro che racconta di un treno-macchina del tempo, che può riportare in vita l'opacità dei ricordi, ed è anche l'anno in cui Hong Kong sarà finalmente libera.
Si può tracciare un parallelo anche con un'altra famosa opera di Wong Kar-wai, quella grande "incompiuta" che fu "Ashes of time". Come lo spadaccino Ouyang Feng aveva preferito ritirarsi nel deserto e osservare dall'esterno la vita degli altri, allo stesso modo Chow Mo-wan sceglie di abitare nella camera accanto alla 2046: non più luogo in cui vivere ma luogo da scrutare esternamente per cercare di scoprire, carpire, ripossedere. In attesa di una rivelazione, di un'epifania improvvisa che lo liberi dal torpore emotivo in cui è caduto, che lo costringe a essere cinico viveur, mai totalmente coinvolto.

Gli sbalzi temporali, le associazioni della memoria che fluttuano grazie al riascolto d'aree d'opera lirica, le derive meta-narrative che si infiltrano dai racconti scritti da Chow, sono tutti espedienti per riempire quel grande vuoto lasciato dall'assenza di Su Li-zhen (Maggie Cheung, che si vede brevemente in una scena): anche le altre donne sono modi per rivivere e rivedersi in quell'irripetibile esperienza amorosa.
In questa cornice frammentata, fotografata con calore dal fidato Christopher Doyle, Wong Kar-wai dirige un maestoso gioco di sguardi d'attori: felina e sensuale Zhang Ziyi, dolce e gentile Faye Wong, oscura e misteriosa Gong Li, e poi Tony Leung Chiu-wai, che si riconferma uno dei migliori interpreti in circolazione.

"Una volta mi sono innamorato di una donna...", in quanti potrebbero raccontare una storia che inizia così? "2046" è il tentativo estremo, debordante di dare forma a una risposta per tutti: la passione fisica, l'affinità elettiva, il fascino del fantasma di un amore passato. Wong Kar-wai cerca di spiegare le derive del desiderio tramite le storie di un uomo che ha già amato e che cerca disperatamente di capire e di convivere con l'idea che non si può tornare indietro.
"2046" è l'attimo verso il quale tutti noi tendiamo per la maggior parte dei nostri giorni. Un attimo dal quale nessuno è ancora tornato.