Ancora un giorno | Film | Recensione | Ondacinema

Ondacinema

recensione di Mirko Salvini
8.0/10

Ryszard Kapuscinski (1932-2007) è stato per molti anni corrispondente estero dell'agenzia di stampa polacca Pap, per la quale ha viaggiato in almeno cinquanta paesi, fra Europa, Africa, Asia e America Latina dove è stato testimone di momenti difficili e cruciali della storia. Basandosi sulle sue esperienze di reporter in giro per il mondo ha scritto circa una trentina di libri (pubblicati in Italia solitamente da Feltrinelli) in cui riflette sulla storia del secondo novecento schierandosi apertamente non coi padroni del mondo, bensì con le persone umiliate e offese, le quali spesso avevano come richiesta solo quella di non essere dimenticate, anche soltanto grazie ad una fotografia. Fra i suoi lavori, Kapuscinski aveva una predilezione per "Ancora un giorno”, resoconto dei tre mesi che il giornalista trascorse in Angola nel 1975 per raccontare l'inizio della lunghissima guerra civile (durata ventisette anni) che ha caratterizzato tragicamente la storia dell'ex colonia portoghese, fase peraltro tristemente iniziata proprio una volta ottenuta l'indipendenza dal paese lusitano. 

A quel testo i registi Raùl de la Fuente e Damian Nenow hanno dedicato "Another Day of Life", frutto di un lavoro iniziato nel 2013 che ha già avuto riconoscimenti importanti come Miglior Film d'animazione sia agli EFA (premi del cinema europeo) sia ai Goya (premi del cinema spagnolo), oltre al premio del pubblico a San Sebastiàn. In verità il progetto è piuttosto composito e l'animazione è solo una delle sue componenti. Il lavoro (scritto dai registi insieme ad Amaia Remirez, Niall Johnson e David Weber) infatti abbina animazione in capture motion, materiale d'archivio, interviste ai personaggi che appaiono nel libro ancora viventi e riprese dal vivo. Il risultato è una sorta di documentario in parte animato che ha il grande pregio non solo di ricordare un capitolo del novecento forse non dimenticato ma neanche rammentato spessissimo, ma anche di suggerire le sensazioni, le emozioni e le paure di chi quei momenti li ha vissuti, un periodo talmente drammatico nel quale poter vivere, come suggerisce il titolo, "ancora un giorno" era un regalo di cui potere essere riconoscenti. Come spettatori incontriamo Kapuscinski a Luanda, da lui definita città della paranoia, proprio nei momenti iniziali del conflitto (che vedrà nel tempo l'Angola subire gli attacchi anche della Repubblica Sudafricana e di quella Democratica del Congo, all'epoca conosciuta come Zaire). Il cronista vuole lasciare la capitale, ormai sprofondata in quella che viene definita confucao, per recarsi a sud e assistere a quello che sta accadendo sul fronte meridionale, dove si teme l'arrivo dell'esercito sudafricano (all'epoca Angola e Sudafrica confinavano, poiché il territorio di quest'ultimo comprendeva anche l'odierna Namibia). Solo apparentemente quanto sta accadendo è una questione esclusivamente riconducibile alla fine della colonizzazione africana, poiché Ryszard, o come viene chiamato dagli angolani Ricardo, si rende conto che la lunga ombra della guerra fredda è arrivata anche a queste latitudini, visto che gli americani stanno aiutando il Sudafrica, i cubani parteggiano per l'Angola mentre i sovietici temporeggiano. Specialmente due sono le fazioni che si scontrano: la MPLA supportata dai paesi socialisti e la FNLA sostenuta invece dalle potenze occidentali. Il viaggio di Ricardo è pieno di ostacoli e di pericoli ma sarà anche costellato da incontri memorabili, come quelli con Arturo, un giornalista che vedrà messi in discussione i propri ideali dalla guerra, Luis Alberto, il cineoperatore che prima di ritirarsi nell'amata Lisbona ha ripreso i volti della guerra, e Farrusco, il generale portoghese passato dalla parte degli angolani, al quale fecero pagare caro questa scelta. Ma la figura che più profondamente segna il film, che rappresenta per l'Angola quello che dieci anni fa "Valzer con Bashir" fu per Israele, è sicuramente la camarada Carlota, infermiera neanche ventenne diventata amazzone moderna in nome del suo paese, quasi una discendente dell'omonima rivoltosa che nell'ottocento fu fra i capi della rivolta cubana. Le immagini in bianco e nero di Carlota (anche lei vittima della guerra) si alternano al suo alter ego animato che ce la restituisce in divisa militare con tanto di kalashnikov, come un'eroina del cinema blaxploitation; negli incontri con Ricardo anche lei chiede al protagonista di non dimenticarsi né di lei né della sua gente. 

Per Kapuscinski l'urgenza di essere presente per raccontare non è esente da dubbi, simbolicamente rappresentati da un confronto fra l'autore e i suoi studenti universitari in Polonia, e i registi bene si adoperano nell'utilizzare la parte animata per suggerire gli stati d’animo e le angosce del protagonista-testimone, specie nelle sequenze oniriche, durante le quali viene riproposta l'idea delle città che si rovesciano su se stesse, come nel Nolan di "Inception". Un'operazione decisamente molto valida che verrà distribuita da I Wonder e che si spera possa trovare anche in Italia il pubblico che merita.


03/02/2019

Cast e credits

regia:
Raúl de la Fuente, Damian Nenow


titolo originale:
Another Day of Life


distribuzione:
I Wonder


durata:
85'


produzione:
Platige Films


sceneggiatura:
Raúl de la Fuente, Damian Nenow, Amaia Remirez, David Weber, Niall Johnson


fotografia:
Raùl De La Fuente, Gorka Gómez Andreu


montaggio:
Raùl De La Fuente


musiche:
Mikel Salas


Trama
Il noto reporter polacco Ryszar Kapuscinski trascorre tre mesi in Angola, esperienza che gli permetterà di raccontare l'inizio di una lunghissima guerra civile 
Link

Sito ufficiale

Sito italiano