CAST & CREDITS

cast:
Carolina Bang, Santiago Segura, Antonio de la Torre

regia:
Álex de la Iglesia

distribuzione:
Mikado

durata:
107'

produzione:
Motion Investment Group, Canal+ España, Castafiore Films, Televisión Española (TVE)

sceneggiatura:
Álex de la Iglesia

fotografia:
Kiko de la Rica

montaggio:
Alejandro Lázaro

musiche:
Roque Baños

Ballata dell'odio e dell'amore | Recensione | Ondacinema

Ballata dell'odio e dell'amore

di Álex de la Iglesia

commedia, drammatico, Spagna/Francia (2010)

di Simone Pecetta

Voto: 7.0

È un clown triste il filo rosso che lega le più violente vicende della Spagna attraverso il novecento. Tra le stragi franchiste e gli attentati dell'ETA il clown Javier si muove come una scheggia impazzita in una fiumana di eventi, vicende pubbliche e private che ne legano indissolubilmente il destino con quello della nazione spagnola, che lo lanciano come invisibile protagonista del tragicomico carnevale della storia contemporanea: senza confini di genere "Ballata dell'odio e dell'amore" attraversa dramma e commedia, guerra e melodramma, horror e fantastico in un pastiche grottesco e spietato, in un demenziale spettacolo circense che si fa specchio della politica, della società, della vita stessa.

È un freak show dell'anima. Belve feroci e istinti animaleschi, nani e sinuose trapeziste, il volo folle dell'uomo-cannone, illusioni infrante, sogni perduti. La soglia dell'umano è un confine che si cerca continuamente di varcare, le leggi della fisica delle barriera da eludere. È un freak show di iperboliche visioni, di personaggi che ruotano vorticosamente attorno all'ineffabile centro di gravità della Storia: quelle di vittime e carnefici sono maschere che possono essere scambiate facilmente, l'odio e l'amore i due volti d'un Giano, i buoni e i cattivi ruoli mobili nella melodia dell'esistenza. "Ballata dell'odio e dell'amore" è in ogni momento l'eccesso più puro, un film con veste d'Arlecchino da amare o odiare senza condizioni.

Con un umorismo surreale che sconfina spesso nel puro horror Alex de la Iglesia segue un sentiero parallelo a quello de "Il labirinto del fauno" di Guillermo Del Toro dove la fantasia irrompe prepotentemente nel contesto storico e lo declina nelle tonalità dell'immaginazione: un colore, una luce, un suono, qualsiasi dettaglio sullo schermo si amplifica attraverso la cassa di risonanza d'una regia enfatica. I colori si saturano, il rosso (sangue) dilaga, la fotografia diviene accecante. Vengono subito in mente i "bastardi" quentintarantiniani, ma qui la storia non può essere riscritta fino in fondo come in quel grande metafilm perché è ancora aperta la ferita e, mentre la viva carne brucia, la sofferenza e il dolore si trasfigura nell'immaginario assumendo le forme di un (im)possibile amore, d'un amaro spasimo. Qui i sentieri della storia possono essere costeggiati, ripercorsi e scrutati e forse così possiamo scoprire che la realtà non invidia nulla al grottesco della finzione, che i suoi racconti sono altrettanto folli come quando il 20 Dicembre del 1973 l'automobile del presidente Luis Carrero Blanco, fatta saltare in aria da oltre cento chili di esplosivo, si librava  fino a trenta metri d'altezza superando un palazzo di sei piani in quel noto attentato che già  l'"Operacion Ogro" di Pontecorvo (1979) raccontava.

Estrema, eccessiva, bizzarra ogni inquadratura di De la Iglesia si riempie di simboli, si allaga di metafore, mentre invece i personaggi escono dall'allegoria circense come i due clown Javier e Sergio cui rimane cucita sul volto la maschera della sofferenza. Entrambi col volto sfregiato dalla violenza - subita o autoinflitta - come la Spagna stessa, entrambi destinati a un gioco di ruoli in una storia farsesca e paradossale sono le marionette che il regista dirige con la sua solita e tagliente ironia ("Il giorno della bestia" 1995, "La Comunidad" 2000,"Crimen Ferpecto" 2004, ma anche il meno felice cambio di registro di "Oxford Murders" 2008). "Ballata dell'odio e dell'amore" è una poesia trash in bilico tra fiaba e Grand Guignol, storia della Spagna contemporanea e dei suoi artefici, ma anche un grande dono d'amore al pubblico cinefilo che ritrasportato in un circo felliniano ritroverà nella satura lanx di De la Iglesia tanto Bunuel quanto Jodorowsky fino alla finale scalata di hitchcockiana memoria centrifugati in un calderone barocco, buffonesco, maledettamente drammatico come l'odio e l'amore. Come la vita.