CAST & CREDITS

cast:
Nanni Moretti, Kasia Smutniak, Hippolyte Girardot, Alba Rohrwacher, Silvio Orlando, Isabella Ferrari, Blu Yoshimi, Alessandro Gassman, Valeria Golino, Roman Polanski

regia:
Antonello Luigi Grimaldi

durata:
112'

produzione:
01 Distribution

sceneggiatura:
Francesco Piccolo, Laura Paolucci, Nanni Moretti, Sandro Veronesi

fotografia:
Alessandro Pesci

Caos calmo | Recensione | Ondacinema

Caos calmo

di Antonello Luigi Grimaldi

drammatico, Italia (2007)

di Rocco Castagnoli

Voto: 7.0
Prima domanda: come riuscire ad adattare, a trasportare al cinema e (particolare non trascurabile) rendere interessante per il cinema una storia dove il protagonista nel 90% del tempo se ne sta da solo (in macchina, su una panchina, al bar) a rimuginare su di sé, sul suo passato, sull'evento drammatico che lo ha segnato, sull'avvenire della figlia? Di primo acchito, un compito davvero ingrato, neanche di trattasse della trasposizione di un'opera di Proust invece che quella del bestseller (e Premio Strega) 2006 di Sandro Veronesi.
Seconda domanda: come riuscire, affidata la parte del protagonista a nientedimenoche Nanni Moretti, far sì che la personalità totalizzante e fagocitante dell'attore non predomini su di un personaggio che invece nel libro appare molto più incline alla riflessione interiore che al monologo parlato?

Erano queste le due sfide che Grimaldi, e lo stesso Moretti che ha collaborato alla sceneggiatura, sapevano già in partenza di affrontare, avendo come riferimento un'opera che oltre che di date, nomi e marche, è anche piena zeppa di descrizioni: sensazioni, stati d'animo, ricordi, odori, particolari fisici. Tutta roba insomma che funziona a livello letterario, ma che una volta tradotta in immagini rischia di far andare davvero poco avanti la narrazione. E invece, va detto, la sfida è comunque vinta, e il successo che il film ha ricevuto in Italia e non solo (il botteghino, certo, aiutato anche dal fuorviante battage pubblicitario della "scandalosa" scena di sesso fra Moretti e la Ferrari... ma anche la proiezione al festival di Berlino, per dire) l' ha ampiamente premiata.

Il primo nodo soprattutto è stato sciolto in modo molto semplice: evitando di soffermarsi troppo sulle inflessioni psicologiche di un uomo che, come da titolo, vive il suo "caos calmo" non lasciando trasparire apparentemente nulla in superficie, ma lasciando che la realtà esteriore, quella fatta di gesti, azioni, espressioni, dialoghi, parli al posto suo. Al limite rafforzarla ogni tanto con buona musica (Stars, Rufus Wainwright, Radiohead, Fossati) o piazzare qua e là qualche accenno di voce fuoricampo, l'espediente a prima vista più immediato e facile, ma che avrebbe potuto anche rappresentare un vero harakiri.
Così, diventa chiaro il fulcro della storia: l'ostinarsi a voler rimanere a tutti i costi fuori dalla scuola della bambina (giovane attrice dal nome assurdo: Blu Yoshimi), aspettando che esca, e nel frattempo lasciare anche che tutto il resto gli giri intorno e interagisca con lui (una babele di comprimari: la cognata Golino, il fratello Gassman, la Ferrari salvata dalle acque, la bella col cane Smutniak, il collega Orlando, il datore di lavoro Roman Polanski) è solo sintomo di un'insofferenza e di una rinuncia interiore al confronto con il mondo esterno, che nasce da un dramma profondo e talmente ben radicato nella coscienza di Palladini da non riuscire a venir fuori e manifestarsi pleatealmente.

Evidentemente, per far questo occorreva un attore che riuscisse a dar spessore con la sua recitazione a qualsiasi piccolo gesto, rivestendolo dell'importanza giusta (il "giochino" con il bambino down, per esempio); recitando "per sottrazione" ma anche, quando necessario, con la dovuta intensità (la crisi di pianto alla riunione, o la fantomatica scena di sesso). Ed ecco la risoluzione del secondo nodo: sotto questo profilo, Moretti si spoglia di qualsiasi pretenziosità "apicelliana" e ci consegna invece il ritratto di un uomo vero, ferito, consapevole; con i suoi tic e le sue manie, certo (le liste mentali di cose fatte, molto "stile Moretti" ma in realtà già presenti nel libro), tuttavia più simile al padre de "La stanza del figlio" che al maniaco di "Bianca".

Peccato solo che la vera e propria liberazione dal dramma, la rinascita, il ritorno alla normalità (con conseguente richiesta della figlia di non star più ad aspettarla) sia dato attraverso un espediente che tanto funzionava alla perfezione nel libro (scabroso, esplicito, diretto) quanto invece "stona" nel film: la scena di sesso con la Ferrari, così avulsa dal contesto, sia filologicamente (basta solo un messaggino? E il numero di telefono quando l'ha preso?), che verosimilmente (Moretti carico ma impacciato, la Ferrari fin troppo lasciva, e poi subito dopo già scomparsa, svanita nel nulla).
Peccato soprattutto che l'unico passo falso del film sia diventato poi la vera cassa di risonanza mediatica dello stesso, con conseguenti e, come al solito, bigotte e stupide polemiche.