Detachment – Il distacco

Detachment – Il distacco


Tony Kaye

Drammatico | Usa
(2011)
Tony Kaye è un nome che forse non a tutti dice molto, ma i fan di Edward Norton se lo ricordano bene, dato che è stato lui a dirigere l’attore in una delle sue performance più acclamate, quella in “American History X”. Regista di videoclip e documentari (molto apprezzato “Lake of Fire”, sulla pratica dell’aborto negli Stati Uniti), Kaye ritorna oggi con un titolo dedicato al sistema scolastico americano, in particolare alla pubblica istruzione, tema serio e scottante che, vista la situazione, non poteva non ispirare un film amaro. Del resto questo non è un problema esclusivamente americano e anche in Europa ci sono opere dedicate alla vita fra i banchi di scuola (si pensi a film francesi come “La classe” di Cantet, Palma d’Oro a Cannes 2008, o a “La journée de la jupe” con la Adjani, produzione ARTE di grande successo sia in tv sia nelle sale).

Nei panni di Henry Barthes, un insegnante di lettere, supplente in una scuola superiore e alle prese con studenti non propriamente facili da gestire, c’è Adrien Brody a prendere il posto di Norton (lui e Kaye finirono ai ferri corti e il regista lo accusò pubblicamente di avere fatto rimontare “American History X” senza il suo permesso). Non è dato sapere se i rapporti con Brody siano stati meno critici (del resto ricordo un articolo su “Rolling Stone” di una decina di anni fa in cui si diceva che Kaye aveva avuto delle controversie pure con Marlon Brando, in occasione di un video che i due intendevano realizzare su un seminario teatrale tenuto dal gigante dell’Actor’s Studio), certo è che il simpatico Dalì di “Midnight in Paris” non aveva da tempo un ruolo principale così forte.

Barthes dal suo arrivo a scuola si rivela un professore giusto nel posto giusto: sa prendere i ragazzi, da loro stimoli opportuni, diventa in pratica il punto di riferimento di cui hanno bisogno. Come l’altrettanto bravissimo prof. Dunne, interpretato dal grande Ryan Gosling nel troppo poco conosciuto (almeno in Italia) “Half Nelson”, l’insegnante Barthes ha una vita privata piuttosto grama. Non che arrivi a fumare crack come il suo collega ma è amareggiato dalla salute malferma del nonno materno e soprattutto ossessionato dal ricordo della madre, morta suicida quando lui era ancora un ragazzino, forse spinta al tragico gesto proprio dal genitore (il film è pieno di flashback che a poco a poco ricostruiscono questo passato pesante). Nella vita dell’insegnante pare non esserci altro, nonostante una collega bella e sexy gli faccia gli occhi dolci (è la Christina Hendricks della serie di culto “Mad Men”, corteggiata anche dal cinema come si è notato già qualche mese fa dopo la sua apparizione nell’acclamato “Drive“). Le cose cambiano dopo che una sera Barthes si imbatte in Erica (la promettente Sami Gayle), ragazza perduta cui offre aiuto e ospitalità. Per lui è un’altra giovane da aiutare, potrebbe essere una delle sue studentesse ma è chiaro che il suo è un caso speciale, oltretutto Erica, completamente a digiuno d’affetto, si lega al suo salvatore e forse se ne innamora. L’uomo la affiderà ai servizi sociali ma sarà uno strazio per entrambi. Il distacco con cui tiene gli altri lontani è davvero una scelta che paga?

Se il protagonista se la passa male, non è che i suoi colleghi siano messi meglio. Tim Blake Nelson, Lucy Liu, Marcia Gay Harden, William Petersen e Blythe Danner, chiamati a impersonare insegnanti, consulenti, presidi, devono fare fronte a difficoltà sul lavoro e vite private poco soddisfacenti. Parziale eccezione sembra il prof interpretato da uno spassoso James Caan, che si salva grazie al senso dell’umorismo.

Il quadro generale che emerge dal film è abbastanza scoraggiante e comunque a rincarare la dose ci pensa un colpo di scena finale nel quale è coinvolta l’allieva Meredith (interpretata da Betty Kaye, la figlia del regista), fotografa di talento ma vessata sia da familiari sia da compagni.

Ricavato da una sceneggiatura di Carl Lund, a sua volta ex insegnante, che evidentemente ha riversato nella storia molte delle esperienze e delle amarezze maturate in anni di lavoro, il film intende riprendere il discorso di pellicole come “Il seme della violenza”, “La forza della volontà”, “Pensieri pericolosi” e tante altre ancora. Il messaggio è chiaro: massima solidarietà alle persone che lavorano nella scuola pubblica. Forse una vicenda un po’ meno cupa e più sfumata avrebbe giovato al film, ancora più dei guizzi stilistici di Kaye, che di tanto in tanto interrompe la vicenda per dare spazio ai monologhi in macchina da presa di Brody. Bellissimi i titoli di testa con interviste a veri prof. che parlano con affetto e passione della loro professione.

23/06/2012

Cast e credits

Distribuzione
Officine Ubu
Durata
100'
Produzione
Greg Shapiro
Sceneggiatura
Carl Lund
Fotografia
Tony Kaye
Scenografie
Jade Healy
Montaggio
Barry Alexander Brown, Geoffrey Richman
Musiche
The Newton Brothers
Costumi
Wendy Schecter

Trama

La vita difficile di un supplente nell'odierna scuola pubblica americana
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