CAST & CREDITS

cast:
Stefano Fresi, Alessandro Gassman, Fabrizio Bentivoglio, Francesco Acquaroli, Diego Ribon, Maria Di Biase, Marco Giuliani, Emanuela Fanelli, Giorgio Caputo, Silvia Salvatori, Irma Carolina Di Monte, Ilaria Spada, Paola Cortellesi

regia:
Massimiliano Bruno

distribuzione:
01 Distribution

durata:
103'

produzione:
Italian International Film, Rai Cinema

sceneggiatura:
Massimiliano Bruno, Furio Andreotti, Gianni Corsi, Paola Cortellesi

fotografia:
Alessandro Pesci

scenografie:
Sonia Peng

montaggio:
Luciana Pandolfelli

costumi:
Alberto Moretti

musiche:
Maurizio Filardo

Gli ultimi saranno ultimi | Recensione | Ondacinema

Gli ultimi saranno ultimi

di Massimiliano Bruno

commedia, drammatico, Italia (2015)

di Lorenzo Taddei

Voto: 7.5

 

Non sono pazza, sono stanca


Una bellissima raccolta di poesie di Cesare Pavese uscita quasi ottant'anni fa s'intitola: "Lavorare stanca". 
Mai quanto non lavorare. 
La prima inquadratura mette a fuoco la canna di una pistola puntata verso di noi che stiamo guardando. Scopriremo poi contro chi effettivamente sia puntata. Dietro di essa il trucco che cola sul viso di una donna che mette insieme le ultime forze, le sue ultime parole. Stanca, sfinita, ma non pazza.

Dopo un paio di commedie ben riuscite sulle (s)costumanze  sociali e politiche degli italiani ("Nessuno mi può giudicare" e "Viva l'Italia") e una commedia corale meno riuscita sull'astinenza da psicoterapia ("Confusi e felici") Massimiliano Bruno svolta verso la dramedy , con parole nostre possiamo dire rievoca i toni della "commedia all'italiana": l‘ironia è un mezzo per trattare argomenti drammatici che da essa sono stemperati e al tempo stesso rafforzati.

"Gli ultimi saranno ultimi" adatta al grande schermo l'omonimo spettacolo teatrale scritto da Bruno e interpretato da Paola Cortellesi. In giro per l'Italia tra il 2005 e il 2007 lo spettacolo presentava due differenze sostanziali rispetto al film: la Cortellesi era la sola attrice sul palco e le vicende della storia erano tutte condensate in una notte. Da qui la decisione di riscrivere una sceneggiatura - a cui collaborano Bruno, la Cortellesi, Gianni Corsi e Furio Andreotti (già regista della pièce) - che inserisce alcuni personaggi completamente nuovi (come il poliziotto interpretato da Bentivoglio) e "allunga" il racconto in un flashback che ripercorre gli ultimi nove mesi  prima della fatidica notte. La colonna sonora è affidata a Maurizio Filardo, che compone assieme a Paola Turci l'inedito che accompagna i titoli di coda. A restare impresso però è "Quello che non c'è" degli Afterhours, che si lega perfettamente al pathos del film.  

La fatidica notte è quella della pistola, quella in cui gli elementi reali vengono simbolicamente esasperati  e i personaggi radunati nella stessa scena dove tutto si gioca in pochi minuti. Frammenti di questa scena torneranno più volte - in omaggio a "La ragazza con la pistola" di Monicelli, commedia all'italiana per eccellenza - a scandire il corso della gravidanza di Luciana e il suo avvicinarsi alla resa dei conti. Luciana e Stefano (Alessandro Gassman) sono una coppia non più giovanissima (lei ha 38 anni, lui qualche anno in più) che vive ad Anguillara, provincia di Roma sul Lago di Bracciano tormentata dalle onde radio vaticane. Da tempo ormai tentano di avere un figlio senza riuscirci e quando finalmente Luciana resta incinta, la sua azienda non le rinnova il contratto di lavoro.

Gassman interpreta con disinvoltura l'eterno "vitellone", tifoso della Lazio e delle belle donne, che pur di non lavorare sotto un padrone s'imbarca in "grandi affari" - stavolta è una partita di cento sedie in legno di noce - puntualmente destinati a naufragare. Sopra le righe la prova della Cortellesi, impegnata da una parte ad amare suo marito, nel bene e nel male, e dall'altra a portare avanti una gravidanza fortemente voluta eppure causa del suo licenziamento, giuridicamente detto mancato rinnovo. E' il ruolo più completo nella sua filmografia, il primo che le consenta davvero di esprimere appieno oltre alle sue doti comiche anche la sua vis tragica. La mimica è a tratti eccessiva, con tempi a volte più teatrali che cinematografici, ma riesce comunque a trasmettere le emozioni - e le evoluzioni di esse - vissute dal suo personaggio.

Secondario ma importante sia nell'apporto al racconto che nell'economia del discorso, il personaggio di Antonio (Fabrizio Bentivoglio) un agente di polizia trasferito in provincia dopo un episodio che ha irreversibilmente macchiato la sua carriera e i suoi rapporti con colleghi e superiori. Antonio è un uomo ingrigito dall'ombra del passato, che ritrova inaspettata fonte di energia vitale nell'incontro con Manuela (Irma Carolina Di Monte) una parrucchiera del paese. Non credo che Bruno abbia voluto coinvolgere nel suo discorso una critica alle dinamiche interne al corpo di polizia. Tantomeno che abbia voluto aprire il discorso alla discriminazione sessuale subita da Manuela. Sono semplicemente due personaggi "sopravvissuti" alla rispettive storie, che contribuiscono sia alla parte comica (determinante in questo l'anziana madre di Antonio) che a quella drammatica del film, ma senza appesantirlo, e che dovranno poi essere "riletti" in un discorso che comprende tutti i personaggi, anche i più marginali.

Bruno è riuscito a rendere l'attualità oggetto di una commedia credibile, provocatoria e introspettiva: la crisi del lavoro e soprattutto la crisi di valori umani essenziali come la solidarietà o il diritto ad accogliere con gioia - e non con senso di colpa - una nuova vita, sono temi delicati che potrebbero prestarsi alla retorica più patetica. Con sorprendente originalità Bruno evita la trappola fornendoci due speciali lenti attraverso cui leggere il suo discorso: la gentilezza e la stanchezza.

Associare la pazzia alla stanchezza, riconoscere nella gentilezza requisito necessario al buon funzionamento della struttura sociale, a cominciare dalla sua forma meno numerosa, cioè la famiglia. La gentilezza che si è disposti a concedere agli altri è di per sé una scelta politica che può avere effetti benefici non solo su chi la riceve, ma anche sull'intera società. In quest'ottica si rileggono le azioni dei due protagonisti, la gentilezza disinteressata di Luciana, quella più interessata di Stefano, la "burinità" gentile e genuina dei loro amici (esemplari  i dialoghi al ristorante "Cacio e Pesce"), il rapporto tra Antonio e Manuela: Antonio le chiede perdono, Manuela è disposta a prestargli attenzione.

La  gentilezza richiede attenzione anche da chi la riceve. I modi gentili e comprensivi di Luciana non sono corrisposti, l'indifferenza corrode inesorabilmente la sua energia fino a farle perdere il controllo: "Non sono pazza, sono stanca". La sua è una resa condizionata: sì una richiesta di soccorso, l'ammissione di non poter andare oltre, ma al tempo stesso la ferma intenzione di non voler rinnegare i propri diritti. La pazzia troppo spesso è una forma di indulto. Luciana non chiede perdono, vuole essere ascoltata. E' stanca di non essere ascoltata. E' questa stanchezza la seconda lente attraverso cui osservare il film e comprendere il karma di Antonio, che lo colloca di nuovo nel posto sbagliato al momento sbagliato. Sbaglia perché stanco anche lui, non pazzo. Sono sbagli che ammettono speranza.