Iqbal – Bambini senza paura

Iqbal – Bambini senza paura


Michel Fuzellier, Babak Payami

Animazione | Francia, Italia
(2015)

Iqbal, bambino dotato di un particolare talento nella tessitura, un giorno viene rapito e, con l’inganno (l’offerta di soldi per curare il fratello malato), venduto a un mercante di tappeti che lo tiene prigioniero insieme ad altri bambini in una casa-prigione per costringerlo a lavorare all’infinito, dietro l’illusione di liberarlo quando il suo “debito” sarà ripagato.

Si tratta di una coproduzione franco-italiana, un film didattico il cui valore non consiste nella perizia delle tecniche di animazione (semplici ed efficaci), quanto nella tematica affrontata, quella dello sfruttamento del lavoro minorile.

L’opera si ispira alla vicenda reale di Iqbal Masih, bambino pakistano assurto a simbolo della lotta allo sfruttamento del lavoro minorile, dopo essersi prima liberato e, nel giro di tre anni, assassinato (appena dodicenne!), in circostanze non chiarite, nel 1995. La morte di Iqbal è omessa, nel film; il film è girato ad altezza assolutamente di bambino. Perciò i genitori possono tranquillamente portare i propri figli al cinema: “Iqbal – bambini senza paura” è un film che merita di essere visto nell’età della scuola primaria, una fiaba colorata in cui gli elementi drammatici non prevalgono mai sulla dimensione fantastica e favolistica, che è anzi sapientemente potenziata dal ricorso, in diversi momenti, alla messa in scena dei sogni di Iqbal. Le sequenze oniriche, caratterizzate da disegni dall’estrema semplicità grafica e cromatica (dallo stile diverso da quello del resto del film), sono spesso suggestive. Merita una menzione particolare quella in cui i fili della trama del tessuto si trasfigurano grazie alla libera immaginazione del piccolo protagonista.

A Iqbal Masih sono state dedicati diversi riconoscimenti postumi; gli sono, fra l’altro, state intitolate diverse scuole anche in Italia. La sua biografia è stata già adattata in narrativa e al cinema (esiste anche un film TV italiano, prodotto dalla Rai nel 1998). Alcuni aspetti inventati ricorrono in queste opere, come il legame affettivo con una bambina come lui tessitrice, ripresi anche in questo film di Fuzellier e Payami – il che dimostra come intorno a Iqbal si stia sedimentando un’aura leggendaria che aggiunge ad una base storica documentata strati su strati di elementi di fantasia – come avviene nella stragrande maggioranza delle biografie dall’alto valore simbolico.

Il prevedibile lieto fine – giusto e necessario in ottica didattica – è affidato a un discorso che Iqbal è invitato a tenere in un’aula gremita, di fronte a una platea di adulti. Chiamato a leggere un testo retorico preconfezionato, il bambino prima tentenna, poi abbandona il testo, e il suo discorso spicca il volo sgorgando genuino dalla sua diretta esperienza. Il film si chiude in tal modo con il rovesciamento dell’ottica didattica canonica, che vede i bambini seduti in un’aula ad ascoltare in silenzio. Qui sono gli adulti a dover trarre insegnamento da un bambino. Un elemento che suggella l’impostazione del film, rivolto ai coetanei di Iqbal, e suggerisce, attraverso la figura di un piccolo eroe, come, in determinate circostanze, siano gli adulti a dover imparare dai bambini.

Va sottolineato lo sforzo, ben riuscito, di mantenersi in bilico fra la sostanza drammatica del soggetto e le esigenze di semplificazione didascalica a vantaggio della comprensione dei più piccoli. Va detto, però, che tale semplificazione implica una notevole sottrazione di elementi drammatici, che annacqua eccessivamente la pregnanza tragica del racconto, nell’ottica dell’adulto. Non traspare la tragedia di bambini tenuti in catene a lavorare oltre dieci ore al giorno; non si sottace semplicemente la fine tragica del vero Iqbal, ma anche tanti altri aspetti della sua sfortunata vita, a partire dalle precarie condizioni di salute derivate proprio dalla costrizione a lavorare in condizioni fisiche disagevoli durante tutta l’età della crescita. Tutto evapora in una soffusa malinconia per la reclusione e la lontananza da casa, in mano a dei “cattivi” (che i bambini non possono identificare come appartenenti a un sistema ben più complesso e spietato).

“Iqbal – bambini senza paura” è una fiaba. E se da un lato la trasfigurazione in fiaba è utile alla causa della sensibilizzazione dei più piccoli a un tema così importante, il rovescio della medaglia è che l’adulto che dovesse accompagnare il bambino – e che non conoscesse né la vicenda reale di Iqbal, né la realtà dello sfruttamento del lavoro minorile nel mondo (legata non certo solo al mercato dei tappeti, ma alle più prestigiose multinazionali, magari per produrre anche giocattoli), ebbene questo adulto si trova di fronte a uno scenario eccessivamente edulcorato. Non viene scosso nel profondo e, paradossalmente, è portato a sottostimare lo stesso tema che il film vorrebbe sottoporre alla sua coscienza.

Note sui registi

Michel Fuzellier è un animatore francese dalla vasta esperienza nel settore (collaboratore di lunga data di Enzo d’Alò), qui alla sua prima esperienza come regista di un lungometraggio.

Babak Payami appartiene a quella generazione di cineasti iraniani emersa sul finire degli anni ’90 (Bahman Ghobadi il nome probabilmente più importante) sulla scia dei vari Kiarostami, Makhmalbaf, Panhai, Naderi. Tutti, nel decennio successivo, hanno a vario modo subito l’oppressione del regime iraniano, vedendosi in molti casi costretti a lavorare all’estero. Payami, arrestato nel 2003 alla fine delle riprese de “Il silenzio fra due pensieri”, da allora aveva smesso di dirigere, pur essendo rimasto legato al mondo del cinema con diverse attività condotte a livello internazionale, e spesso in Italia.

22/11/2015

Cast e credits

Titolo Originale
Iqbal, a Tale of a Fearless Child
Distribuzione
Academy Two, Memento Films
Durata
87'
Produzione
2d3D Animations, Gertie, Montparnasse Productions
Sceneggiatura
Michel Fuzellier, Babak Payami, Lara Fremder, Paolo Bonaldi
Montaggio
Giacomo Manzotti
Musiche
Patrizio Fariselli

Trama

Iqbal, bambino dotato di un particolare talento nella tessitura, un giorno viene rapito e, con l’inganno (l’offerta di soldi per curare il fratello malato), venduto a un mercante di tappeti che lo tiene prigioniero insieme ad altri bambini in una casa-prigione per costringerlo a lavorare all’infinito, dietro l’illusione di liberarlo quando il suo “debito” sarà ripagato.
Noi, un po’ meglio
Noi, un po’ meglio

Nel raccontare la genitorialità dei nostri tempi alle prese con nuove filosofie di famiglia e con le possibilità fornite dalla ricerca medica Luchetti non perde mai il contatto con il cuore dei personaggi, facendo di questi il barometro di una grande storia d’amore con gli eccellenti Elio Germano, Maria Chiara Giannetta e Anna Bonaiuto

Wildwood – I segreti del bosco proibito
Wildwood – I segreti del bosco proibito

Il ritorno di Laika dopo sette anni non poteva essere più ambizioso: "Wildwood" di Travis Knight è una maestosa cavalcata attraverso l'immaginario coming of age fantasy contemporaneo, titanica dimostrazione delle capacità della stop motion e dichiarazione d'amore all'animazione tutta

Fatherland
Fatherland

Pawlikowski continua la sua ricerca formale improntata al rigore, con un distacco che stavolta ha anche rilevanza tematica ma sempre al limite con il vuoto esercizio stilistico. Un breve racconto di fantasmi che contiene il conflitto il più possibile, solo per sgonfiarsi ma riuscendo in ultima istanza a darsi un senso nel finale, rinunciando al suo gioco cervellotico

Zustissia
Zustissia

Il convincente esordio di Francesco Piras allarga gli orizzonti del cinema sardo ponendo al centro un tema di rilevanza nazionale. Lo stile sobrio e asciutto, la messa in scena immune dai clichè e l'efficace direzione degli attori denotano la matura consapevolezza del mezzo cinematografico

The Social – Il prezzo della verità
The Social – Il prezzo della verità

L'Aaron Sorkin regista non si dimostra allo stesso livello dello sceneggiatore, per un'opera che funziona e intrattiene ma che non riesce a incidere fino in fondo, come il tema trattato invece richiederebbe

L’isola dei ricordi
L’isola dei ricordi

"L'isola dei ricordi" è un'opera di transizione come la fase che il cinema di animazione sta vivendo. Semplificando la trama pur senza lesinare sulla profondità, il film di Crawford e Mercado cerca una nuova identità visiva sperimentando con gli stili

L’albero di molto lontano
L’albero di molto lontano

Ben Gregor firma un fantasy per ragazzi che non ha alcuna impronta autoriale ma riempie tutte le caselle giuste per essere avvincente. Sana e innocua avventura per famiglie, è l'adattamento per lo schermo di uno dei titoli più celebri della popolarissima Enid Blyton

Balcanica
Balcanica

Un'opera di sottrazione rigorosa, che sublima il dramma migratorio in una sospensione esistenziale dove la musica si fa baluardo identitario. Pur penalizzato da alcune fragilità nella scrittura, il film testimonia una coerente e partecipe consapevolezza formale