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recensione di Linda Capecci
5.0/10

"Kurdbûn – Essere Curdo", diretto dal curdo-iraniano Fariborz Kamkari, regista di "Pizza e Datteri" e "I Fiori di Kirkuk", è stato presentato in occasione dello Sguardi Altrove Film Festival di Milano nel maggio 2022.

Il documentario distribuito da Officine UBU ripercorre i settantanove giorni dell'assedio militare turco alla città curda di Cizre. Nell'estate del 2015, le elezioni in Turchia segnano un punto di svolta fondamentale: per la prima volta dopo tredici anni, il partito di Recep Tayyp Erdogan, al governo, perde la maggioranza assoluta, mentre la rappresentanza curda dell'HDP, il partito democratico dei popoli, riesce a superare la soglia del 10% e dunque ad accedere al parlamento di Ankara.

La vittoria rappresenta una parentesi di ottimismo per una minoranza oppressa, a cui da oltre un secolo è negata la possibilità di studiare e formarsi nella propria madrelingua. Il presidente decide di arginare una possibile deriva democratica e ripetere le elezioni, ma prima guida un'azione punitiva, non annunciata, ai danni della città curda di Cizre, per ristabilire l'ordine. L'operazione militare nell'area al confine tra Siria e Iraq si rivela un efferato massacro a danno dei civili, tra centinaia di vittime e oltre diecimila abitazioni distrutte, che si protrae per 79 giorni, tra il 2016 e il 2017.

La giornalista Berfin Kar si trovava appena fuori città alla vigilia dell'ultimatum, e la volontà di testimoniare l'eccidio spingono lei e il suo collaboratore, il cameraman Baran Yasak, a dirigersi sotto i bombardamenti e il fuoco costante dei cecchini. Il loro reportage è una preziosa testimonianza della distruzione della città e del genocidio della popolazione. Tramite un network di filmmaker curdi, Berfin Kar sarebbe in seguito riuscita a contattare Kamkari, e a proporgli di visionare il girato di quei giorni terribili di assedio. Attualmente la giornalista e il cameraman sono detenuti incostituzionalmente in Turchia, in attesa di processo per aver trasmesso notizie sul massacro.

In "Kurdbûn" la mano di Kamkari è evidente. La rielaborazione del materiale risulta a tratti aggressiva: l'uso emotivo della musica di Mario Berlinguer, i tagli di montaggio e le pesanti dissolvenze, conferiscono al girato il ritmo del thriller. Il voice over costante dell'attrice Heja Netirk, che si fa interprete delle parole della giornalista Berfin Kar, raramente lascia spazio alla fisicità delle immagini raccolte, nella loro essenziale ricchezza. Kamkari le manipola con grande fierezza, ma la consapevolezza del suo gesto politico finisce per scavalcare l'estetica, impoverendole. Kamkari intende rendere giustizia alle vittime dell'assedio, quindi costruisce il suo documentario come il monumento di una memoria che non ha trovato degna rappresentazione, di una storia che il regista di origine curda respira fin dall'infanzia. Nella strage di Cizre rilegge inoltre l'esperienza personale dei bombardamenti nella città curda di Sna, in Iran, i cui abitanti avevano deciso di opporsi al regime di Khomeini, circa 40 anni fa.

"Kurdbûn" è una condanna all'indifferenza, come ribadito più volte dalla voce fuori campo: un gesto politico che il regista scopre in una rielaborazione, che già a partire dalla struttura narrativa, esprime una tensione drammatica di derivazione "fiction". Il film si apre con un flashforward in cui, in soggettiva, vediamo il cameraman Baran cadere a terra ferito durante l'assedio. Il sangue caldo e denso delle altre vittime si spande sull'asfalto attorno a lui, sempre più vicino all'obiettivo della camera, ormai in terra. Il dramma di un'immagine tremendamente reale, che rischia di risultare alleggerita da una manipolazione invasiva. Ma sulla dicotomia tra reale e irreale, tra documentario e finzione, su come raccontare l'orrore, prevale senza dubbio una profonda ed emotiva rivendicazione identitaria e la rara ricchezza del reportage audiovisivo. Kamkari ci rende emotivamente partecipi di una pagina di storia recente colpevolmente oscurata dal silenzio delle istituzioni occidentali. Un'indifferenza che condanna a gran voce.


25/07/2022

Cast e credits

cast:
Hêja Netirk


regia:
Fariborz Kamkari


titolo originale:
Kurdbun – to be kurdish


distribuzione:
Officine UBU


durata:
88'


produzione:
Far Out Films, Acek s.r.l.


sceneggiatura:
Fariborz Kamkari


fotografia:
Baran Yasak


montaggio:
Paolo Modugno


musiche:
Mario Berlinguer


Trama
Nell'estate 2015, le elezioni in Turchia segnano un punto di svolta: per la prima volta dopo tredici anni, il partito di Erdogan, al governo, perde la maggioranza assoluta, e la rappresentanza curda dell'HDP riesce a superare la soglia del 10% e dunque ad accedere al parlamento di Ankara. Il presidente decide di arginare una possibile deriva democratica e ripetere le elezioni, ma prima guida un'azione punitiva, non annunciata, ai danni della città curda di Cizre, per ristabilire l'ordine. L'operazione militare nell’area al confine tra Siria e Iraq si rivela un massacro a danno dei civili, tra centinaia di vittime e oltre diecimila abitazioni distrutte, che si protrae per 79 giorni, tra il 2016 e il 2017.