Recensioni

Mr. Ove

di Hannes Holm

commedia, drammatico, Svezia (2015)

CAST & CREDITS

cast:
Rolf Lassgård, Bahar Pars, Ida Engvoll

regia:
Hannes Holm

distribuzione:
Academy Two

durata:
116'

produzione:
Annica Bellander, Fredrik Wikström Nicastro

sceneggiatura:
Hannes Holm

fotografia:
Göran Hallberg

scenografie:
Jan Olof Ågren

montaggio:
Fredrik Morheden

musiche:
Gaute Storaas

Mr. Ove | Recensione | Ondacinema

Mr. Ove

di Hannes Holm

commedia, drammatico, Svezia (2015)

di Domenico Ippolito

Voto: 6.0
Esce in Italia la commedia agrodolce "Mr. Ove", film dello svedese Hannes Olm. La pellicola, già candidata agli Oscar 2017 come miglior film straniero - vinse "Il cliente" di Asghar Farhadi - ha avuto un buon successo anche negli Stati Uniti: è recente la notizia di un remake hollywoodiano con Tom Hanks nei panni del protagonista.
Già, il protagonista: Ove Lindahl (Rolf Lassgård) è il classico sessantenne che rompe le scatole a tutti: burbero con i vicini di casa, con chi si affaccia nel quartiere, trattato come fosse uno straniero, intransigente persino con bambini e animali domestici. La sua principale occupazione consiste nel far rispettare le assurde regole condominiali del quartiere dove vive, compiendo ogni mattina una ronda poliziesca alla ricerca di irregolarità; l'unica sua interlocutrice (si fa per dire) è la sua defunta moglie, a cui Ove racconta le sue giornate monocordi seduto accanto alla sua tomba.
Quando la Saab lo manda in pensione, Ove decide di averne abbastanza e si infila una corda intorno al collo: ma riesce a litigare persino mentre tenta, invano, di suicidarsi.
Sarà la scoperta delle più improbabili delle amicizie, quella con la nuova vicina Parvaneh (Bahar Pars), una giovane immigrata iraniana, sposata e madre di due figli, che riuscirà nell'impresa impossibile di rompere il guscio nel quale si è nascosto il vecchio, scoprendone la calda umanità.

Fin qui, la pellicola potrebbe collocarsi dentro un déjà-vu cinematografico infinito, muovendosi in quello spazio narrativo che racconta di anziani protagonisti un po' matti - a là Jack Nicholson ultima maniera, vedi "A proposito di Schmidt" e "Qualcosa è cambiato".
Però l'intelligenza del film, sorretto da un eccellente cast tecnico (la seconda nomination agli Oscar è stata per il trucco), è quella di riuscire a saltare nel tempo senza perdere un filo di credibilità, anzi guadagnando un invidiabile spessore. Le digressioni riportano lo spettatore fino a cinquanta anni addietro, nella Svezia degli anni Sessanta, alla ricerca del tempo perduto e dell'infinita tristezza di Ove bambino: la figura paterna, che gli dona l'amore per le automobili; la mancanza della madre, morta troppo presto; l'incidente occorso al padre, che lascia Ove completamente solo; la scoperta della fatica e del lavoro e l'incontro con la dolce insegnante Sonja (Ida Engvoll), che diventerà sua moglie. Si sente la presenza di un materiale narrativo importante: il film è infatti stato tratto dal bestseller internazionale "L'uomo che metteva in ordine il mondo" di Fredrik Backman.
Ne viene fuori una storia potente e tragica che pur concedendo qualcosa alla divertita insofferenza del presente, lo rende immanente, togliendogli ogni carattere artificioso; riuscirà a parlarci di sentimenti autentici e delle piccole, grandi battaglie per la vita che si combattono tutti i giorni.
 
Il regista Hannes Olm cerca così un equilibrio tra i vari caratteri del film: la commedia grottesca e surreale portata avanti dall’intransigenza del vecchio Ove, il tono melodrammatico del racconto del suo passato, e le istanze di rivendicazione sociale della moglie e dell’amica immigrata. Potrebbe essere il pregio migliore della pellicola, ma invece si traduce in una equidistanza che rendono l’oggetto della visione più freddo di quanto possa sembrare.