CAST & CREDITS

cast:
Nicolas Orzella, Luca Schipani, Cosimo Villani, Vincenzo Leggieri, Gennaro Albano

regia:
Pippo Mezzapesa

distribuzione:
Fandango

durata:
82'

produzione:
Fandango

sceneggiatura:
Antonio Leotti, Antonella Gaeta, Pippo Mezzapesa

fotografia:
Michele D'Attanasio

montaggio:
Giogiò Franchini

musiche:
Pasquale Catalano

Il paese delle spose infelici | Recensione | Ondacinema

Il paese delle spose infelici

di Pippo Mezzapesa

drammatico, Italia (2011)

di Giancarlo Usai

Voto: 5.0

Notizie incoraggianti ma al contempo preoccupanti arrivano dalle nuove leve del cinema italiano. Pippo Mezzapesa, esordiente con questo film presentato al Festival del cinema di Roma, si colloca in pieno in questo vortice di condizioni ambigue dei giovani cineasti del Belpaese. Ispirato neanche da troppo lontano dalla macchina da presa virtuosa di Paolo Sorrentino, il giovane regista fa subito capire di che pasta è fatto.

Riprese suggestive della Puglia degli anni 80, primi piani prolungati, ralenty, messa in scena raffinata accompagnata dalla stupefacente fotografia di Michele D'Attanasio. Tutto contribuisce a rendere "Il paese delle spose infelici" un film dalla confezione così accurata da ricordare i modelli migliori del presente del passato. L'aspetto che, come detto, desta preoccupazione in un'operazione tanto coraggiosa dal punto di vista estetico è che la narrazione, intesa come nobile e consolidata arte del racconto di una storia cinematografica, viene inspiegabilmente sacrificata sull'altare della bella calligrafia.

Tratto da un romanzo di Mario Desiati, la pellicola di Mezzapesa vorrebbe essere una sorta di ambiziosa fusione a freddo tra due film; da una parte, la storia di formazione sentimentale e sessuale dei due giovani protagonisti Veleno e Zazà e dall'altra uno spaccato di Meridione violentato nel paesaggio e nelle aspettative delle sue generazioni più "fresche". Un soggetto che nel libro di Desiati trovava pieno compimento, nell'opera di Mezzapesa risulta invece soltanto tratteggiato, disegnato in modo approssimativo. Il giovane autore si concede troppi momenti in cui la trovata visiva, la maestria della singola ripresa mette in ombra il sottotesto del film.

E così ci si ritrova a domandarsi il perché. Perché, ad esempio, questo titolo? Perché introdurre la "donna fatale", quella Annalisa che nel romanzo suscita così controverse e inspiegabili pulsioni nei due protagonisti, mentre nel film è ridotta quasi a una macchietta di troppo? Forse, coerentemente con lo stile prescelto, sarebbe stato più logico puntare su uno solo dei tanti possibili temi che il romanzo d'origine suggeriva. Invece Mezzapesa sceglie di non tagliare nulla e, così facendo, finisce per immolare il senso ultimo della storia.

È un regista che promette sicuramente una carriera interessante. Le doti tecniche che mostra di avere non possono che incoraggiare per il futuro. Ma in questo esordio deludente, più che al grande Sorrentino dei primi capolavori, ci ha ricordato la versione sbiadita del regista napoletano di "This Must Be the Place".