CAST & CREDITS

cast:
Natalie Portman, Emmanuel Salinger, Lily-Rose Depp, Louis Garrel, Amira Casar, Pierre Salvadori, Damien Chapelle

regia:
Rebecca Zlotowski

distribuzione:
Officine UBU

durata:
105'

produzione:
Les Films Velvet

sceneggiatura:
Rebecca Zlotowski, Robin Campillo

fotografia:
Georges Lechaptois

scenografie:
Katia Wyszkop

montaggio:
Julien Lacheray

costumi:
Anne-Cécile Le Quere

musiche:
Robin Coudert

Planetarium | Recensione | Ondacinema

Planetarium

di Rebecca Zlotowski

drammatico, sentimentale, storico, Francia/Belgio (2016)

di Matteo Zucchi

Voto: 5.5
"Planetarium" inizia ex post, con un sentito e al contempo gelido dialogo fra due donne impellicciate che rivedremo poi nel prefinale. Decisione che si rivela subito in linea con quanto compiuto dalla regista francese, avendo per ora abbandonati i drammi immersi nella contemporaneità con cui si era fatta conoscere per una netta svolta "di costume". In effetti ciò che colpisce fin da subito del film è la ricchezza del décor, degli abiti e degli ambienti, dei quali, nonostante il realismo, si sottolinea continuamente l'artificiosità, grazie anche alla fotografia calda, richiamante certo Technicolor d'antan (l'età dell'oro...), e a tutta una serie di eterogenee scelte di mise en scene.

Tutto ciò funge da contestualizzazione della natura stessa dell'opera, contribuendo a sottolinearne la natura metacinematografica, evidente anche nella stessa trama. L'ambientazione parigina di metà anni 30 permette infatti a Zlotowski di descrivere sommariamente il mondo del cinema francese del periodo e di accompagnarne la parabola discendente, rappresentata dall'ambizioso e misterioso produttore André Korben, motore principale della vicenda e in questo anche esemplificazione della figura registica. Le altre due protagoniste, la coppia di sorelle medium americane, si fanno invece portatrici di elementi che rafforzerebbero la riflessione della cineasta con l'enfatizzazione del carattere ambiguo (l'usuale dialettica finzione/disvelamento) ed effimero e insieme trans-temporale dell'attività medianica, ovviamente giustapponibile al cinema stesso.

Si può quindi notare come il passaggio del cinema della regista a territori apparentemente nuovi abbia ampliato le già non poche ambizioni dei film precedenti, intessenti continui rimandi tra i complessi e sofferti percorsi personali dei personaggi e la situazione del milieu circostante, arricchendoli con una componente autoriflessiva. Così la rovina di Korben diviene immagine della fine dell'età di rinascita della cinematografia francese e del declino di una civiltà europea tollerante e aperta (arricchendosi di un ulteriore livello interpretativo semplicemente guardando alla contemporaneità) e la parabola di Laura e Kate Barlow dimostra la condizione fragile e transeunte di ogni splendore, sottolineata dalla recitazione dicotomica di Natalie Portman e Lily-Rose Depp, continuamente tesa fra overacting e introversione.

I problemi di tale ambizioso baraccone emergono difatti proprio a partire dal discontinuo stile recitativo, evidenziando sia quanto la riuscita dei film precedenti di Rebecca Zlotowski fosse dovuta agli attori (in primis alla fu protagonista Léa Seydoux, che contribuì a lanciare) sia quanto quello diventi emblema della natura irresoluta e partita dell'opera, cui le numerose trovate visive della cineasta non riescono a dare unità. Tra dissolvenze in nero, mini-sequenze che echeggiano il muto (richiami a Guy Maddin ?) e il musical, ralenti, le pur interessanti musiche dissonanti del solito Robin Coudert e simili artifici la narrazione e i personaggi risultano inevitabilmente soffocati, lasciando solo frammenti sparsi del già prevedibilmente anodino sviluppo della trama. A tal punto poco può l'innegabile ricchezza di spunti accennata in precedenza che, invece di venire sostanziata dalla (rischiosa) volontà di mimetismo della regista, ne sottolinea la velleità. Riferimenti privi di rielaborazione e citazioni randomiche costringono "Planetarium" nel novero delle operazioni cinematografiche meramente archeologiche e spengono, così come la vitalità della giovane medium e le aspirazioni dei due più maturi protagonisti, le sue positività e urgenze.