CAST & CREDITS

cast:
Kang Ji-hwan, Seo Ji-seop, Song Yong-tae, Ko Chang-seok, Hong Soo-hyeon

regia:
Jang Hoon

durata:
113'

produzione:
Kim Ki-duk

sceneggiatura:
Kim Ki-duk, Ok Jin-gon

fotografia:
Kim Gi-tae

scenografie:
Lee Hyeon-joo

montaggio:
Wang Ae-kyeong

costumi:
Ma Yeon-hee

musiche:
Noh Hyeong-woo

Rough Cut | Recensione | Ondacinema

Rough Cut

di Jang Hoon

drammatico, Corea del Sud (2008)

di Nicola Picchi

Voto: 7.0
Su-ta è un attore che non riesce a controllare la propria aggressività e, durante le scene d'azione, spedisce regolarmente i suoi malcapitati partner all'ospedale. Gang-pae è un gangster amante del cinema, con la segreta ambizione di diventare un attore. I due sono destinati ad incontrarsi quando Su-ta, disperato perché nessuno vuole recitare con lui, propone a Gang-pae una parte da co-protagonista nel suo ultimo film: Gang-pae accetta, a patto che Su-ta acconsenta a girare le scene di combattimento "dal vero".

"Rough Cut" è il secondo film basato su una sceneggiatura di Kim Ki-duk (anche produttore) ad arrivare sugli schermi nel 2008. Se il precedente "Beautiful", dalle interessanti premesse, era penalizzato da un regista non all'altezza, questa volta il risultato è senz'altro positivo grazie all'attenta regia di Jang Hoon, già assistente di Kim per "L'Arco" e "Time". Il titolo originale, tradotto letteralmente, è " A Movie is a Movie", e non occorre molto per accorgersi che siamo dalle parti del metacinema. Niente sofferti autodafè alla "Occhi di Serpente" però, e ci viene risparmiato anche l'incontinente onanismo d'autore alla "Inland Empire" L'idea di destabilizzare quello che ormai è un vero e proprio sottogenere, violentandolo con il ricorso ad alcuni stilemi dell'action coreano si rivela vincente. Inoltre questa volta il tema è declinato con un'abbondante dose di ironia e con parecchi ammiccamenti, a volte irresistibili per chi sa stare al gioco: Su-ta si pronuncia come la parola "Star", mentre il film preferito di Gang-pae, che in coreano significa "Gangster", è il classico "Green Fish" di Yi Chang-dong. Ciliegina sulla torta, il buffissimo ed esaltato regista si chiama Bong e, considerato che Kim ha polemizzato aspramente con Bong Joon-hoo ai tempi di "The Host", il riferimento appare abbastanza trasparente.

"Rough Cut" non risparmia sarcasmi assortiti sulle dinamiche dell'ambiente del cinema, a partire dalle egocentriche nevrosi di Su-ta, costretto a mantenere clandestina la sua relazione per timore di esporsi ad un ricatto, come puntualmente succederà, e di finire sui giornali, e non mancano momenti di glaciale umorismo, come nella scena in cui Gang-pae, incapace di separare la realtà dalla finzione, stupra sul set Mi-na, la protagonista femminile del film. Eppure, aldilà delle allusioni e dei giochi di parole, il film ripropone alcuni temi del cinema di Kim, sia pure in versione più fruibile dal grande pubblico e "tongue in cheek", in particolare le riflessioni sull'ambiguità delle correnti nozioni di realtà e finzione del radicale "Real Fiction", senza però la ricercata brutalità dell'immagine digitale o le considerazioni sul voyeurismo. Dallo stesso film Kim resuscita il tema del doppio, solo che questa volta le due immagini speculari di Su-ta e Gang-pae sono ben lungi dall'essere classicamente l'una l'opposto dell'altra, ed anzi coincidono (ma sarebbe meglio dire "collidono") interamente fino a sovrapporsi, come evidenziato in maniera fin troppo didascalica dallo split-screen conclusivo. La dicotomia tra "Real" e "Fiction" si risolve in violenta colluttazione, in un furibondo corpo a corpo che non fa prigionieri, tanto più che, nel fango che ricopre interamente i corpi dei due attori durante il confronto finale, ogni distinzione appare quanto meno illusoria.

L'eleganza della confezione è invece da addebitare a Jang Hoon, qui al suo debutto cinematografico, che riesce a bilanciare ironiche staffilate e studio psicologico, toni da commedia e violenza brutale, mantenendo inalterate le suggestioni dello script di Kim Ki-duk. Assolutamente perfetti i due attori protagonisti, Kang Ji-hwan e Seo Ji-seop, con una nota di merito per il secondo, che disegna un Gang-pae di grande carisma e ombrosa sensibilità. Se n'è accorta anche la giuria dei Blue Dragon Awards di quest'anno, che li ha premiati entrambi con un Best New Actor Award, mentre il premio come miglior regista è andato, come prevedibile, al Kim Ji-woon di "The Good, The Bad, The Weird".