CAST & CREDITS

cast:
Justin Timberlake, Ben Affleck, Gemma Arterton

regia:
Brad Furman

distribuzione:
20th Century Fox

durata:
91'

produzione:
New Regency Pictures

sceneggiatura:
Brian Koppelman, David Levien

fotografia:
Mauro Fiore

scenografie:
Charisse Cardenas

montaggio:
Jeff McEvoy

costumi:
Sophie Carbonell, Carlos Rosario

musiche:
Christophe Beck

Runner Runner | Recensione | Ondacinema

Runner Runner

di Brad Furman

thriller, Usa (2103)

di Carlo Cerofolini

Voto: 4.5
Viene certo da pensare di fronte a un'operazione come quella di "Runner Runner", thriller diretto dal semisconosciuto Brad Furman, capace di annoverare tra i suoi produttori una star assoluta come Leonardo DiCaprio, ed in grado di accaparrarsi tra gli altri un divo sulla cresta dell'onda come Ben Affleck, consacrato dal successo personale ottenuto nell'ultima edizione degli Oscar ("Argo" ha vinto come miglior film) e artefice di una resurrezione artistica che ribadisce, se mai ce ne fosse bisogno, le possibilità intrinseche del sogno americano. Le perplessità non nascono dal basso cabotaggio produttivo di un film che strizza l'occhio al genere, infilandosi nelle convenzioni e nei codici di una classica crime story, con la scalata sociale del protagonista ad innescare una spirale di violenza e sensi di colpa. D'altra parte, fin dalle origini, il genere in questione scaturiva dalla necessità di organizzare uno spettacolo efficace senza il bisogno di grossi investimenti finanziari. Nel caso di "Runner Runner" a non funzionare, prima ancora di entrare nei dettagli, è la mancanza d'empatia tra gli attori principali e i ruoli a loro assegnati. Il copione prevede Justin Timberlake nella parte di Richie, studente di belle speranze condotto sulla strada della perdizione dal tentativo di procurarsi i soldi per pagare la retta universitaria, mentre per Affleck si tratta di indossare i panni del diavolo tentatore nascosto dietro i modi compassati ma letali di Ivan Block, magnate delle scommesse on-line costretto ad organizzare il suo impero in Costa Rica per sfuggire alle maglie della giustizia americana che lo ritiene un lestofante. A farli incontrare una scommessa finita male, e la certezza di Richie di essere stato raggirato dal dispositivo messo a punto da Block.

Fino a quando si tratta di delineare gli aspetti più convenzionali e meno sorprendenti dei rispettivi tipi umani, Timberlake riesce almeno in parte a cavarsela. Con la faccia da bravo ragazzo e la sensazione di non perdere mai la calma l'attore non fatica ad entrare nella dimensione austera e composta dell'università di Princeton da cui la storia prende le mosse. Per Affleck, al contrario, si fa subito dura quando l'introduzione ce lo mostra in atteggiamenti da padrino, all'interno di una sauna e ripreso di spalle, intento a blandire due politici corrotti. Un vantaggio che Timberlake si impegna a pareggiare per mancanza di carisma, nel momento in cui opportunamente sedotto (un po' di colpa ce l'ha anche una ragazza che ha il corpo statuario di Gemma Arterton ) ed entrato nella scuderia di Block, si ritrova invischiato in una vicenda fatta di intrighi e corruzione, tra le minacce della polizia che lo vorrebbe pronto a collaborare per incastrare il suo mentore, e l'ambiguità di Block, costantemente impegnato a manipolare la versione dei fatti. Insomma una specie di tragedia shakespeariana, simile nella tenzone tra allievo e pigmalione a quella appena vista ne "Il potere dei soldi" di Richard Luketic, con tanto di figura paterna sfruttata in chiave psicanalitica per giustificare il sacrificio, reale e figurato, delle figure dominanti. Ma nel doppio gioco che il film mette in piedi e a cui fanno da contorno i sussulti passionali della bellona di turno e le comparsate da cane sciolto dello sbirro di Anthony Mackie, a mancare è il contributo di una scrittura senza sfumature e piena dl luoghi comuni - basterebbe vedere con quale paternalismo viene trattata la scoperta delle attività illegali praticate da Richie all'interno dell'università, o la velocità con cui il personaggio di Gemma Arterton si innamora del protagonista - capace di rasentare il ridicolo nella scena in cui, per costruire l'indispensabilità di Richie nei confronti di Block, fa sembrare machiavellico il raggiro orchestrato dal ragazzo per far capitolare uno scomodo rivale, con un'offerta sessuale che avrebbe insospettito anche il più ingenuo degli uomini e che invece viene accettata dall'uomo con assoluta nonchalance. Soluzione di una banalità sconcertante che Block accoglie però con un tripudio di lodi e congratulazioni. E aggiungiamo noi, tra il totale disimpegno degli spettatori, a quel punto definitivamente convinti sul velleitarismo dell'intera operazione. E se per Timberlake il cinema continua ad essere un passatempo dagli impegni musicali, rimane inspiegabile il passo falso di Affleck, in predicato di interpretare il personaggio di Bruce Wayne nel prossimo film sull'uomo pipistrello, e quindi bisognoso di una credibilità attoriale che "Runner Runner" rischia di far crollare ai minimi storici.