CAST & CREDITS

cast:
Hugo Silva, Maria Barranco, Pepon Nieto, Secun de la Rosa, Macarena Gómez, Carlos Areces, Javier Botet, Carmen Maura, Carolina Bang, Mauro Casas, Enrique Villén

regia:
Álex de la Iglesia

distribuzione:
Officine Ubu

durata:
112'

produzione:
Enrique Cerezo Producciones, Cinematográficas S.A., La Ferme! Productions

sceneggiatura:
Álex de la Iglesia, Jorge Guerricaechevarría

fotografia:
Kiko de la Rica

scenografie:
José Luis Arrizabalaga, Biaffra

montaggio:
Pablo Blanco

costumi:
Paco Delgado

musiche:
Joan Valent

Le streghe son tornate | Recensione | Ondacinema

Le streghe son tornate

di Álex de la Iglesia

grottesco, Spagna/Francia (2013)

di Diego Capuano

Voto: 6.0
Dato che il mestiere di regista contempla ed anzi abbraccia la possibilità della bugia, è particolarmente difficile stabilire la veridicità della parola di quei registi che generalmente affermano di "non prendersi sul serio".  E, inoltre,  dove cominciano e dove finiscono le componenti di ciò che definiamo divertissement?
Álex de la Iglesia è senza dubbio alcuno tra i pochi europei contemporanei ad aver trovato un culto tra gli appassionati ed orfani di un cinema di genere che, tra morti di sangue e di risate, ha reinterpretato i vecchi B-Movies adattandoli ad una scrittura ed un'estetica contemporanea.
Pur a correnti alterne e senza autentici picchi, la marchiatura grottesca di de la Iglesia è capace di intrattenere, divertire, sghignazzare con gusto travalicando le barriere del buon gusto.
Con scivolose eccezioni come il mistery da esportazione "Oxford Murders - Teorema di un delitto" e l'ambiziosa e discutibile (ma premiata a Venezia) parentesi storica di "Ballata dell'amore e dell'odio".

Libero da leziosismi accademici e da obblighi filologici, fin dall'inizio "Le streghe son tornate" ci mostra a tambur battente un de la Iglesia che ritorna al cinema che gli è più affine. Due poveri diavoli verniciati da artisti di strada nei panni di Gesù Cristo (con tanto di figlioletto complice!) e di un soldatino giocattolo fanno irruzione in un negozio di Madrid di Compro Oro per una rapina. Nella successiva e caotica azione che coinvolge il circondario altri personaggi travestiti - imperdibile lo SpongeBob trivellato di colpi - fanno da distruttori dell'altrimenti piatta quotidianità della grande città.
La sarabanda dei due rapinatori con bambino proseguirà e prenderà forma con un taxista tenuto in ostaggio e un malcapitato passeggero che era a bordo dell'auto nel momento sbagliato.
Sono due gli immaginari cinematografici che il regista spagnolo sposa e porta avanti con ostinata devozione: la commedia, che subisce regolarmente sterzate in territori neri e/o grotteschi, e il film d'azione, dove il movimento dell'individuo non segue una linea retta per il superamento di un traguardo, ma si propone come un cumulo irregolare dove lo scorrere di sequenze e dialoghi predilige la trovata alla più o meno rigida consequenzialità.
A tale proposito l'approdo nella Zugarramurdi del titolo sposta e concentra l'azione in un raggio territoriale ristretto, invita a prendere in considerazione tematiche che affiorano tra le righe o nel fatuo suggerimento, e presenta limiti e vizi del cineasta iberico.

Zugarramurdi è una sorta di Salem spagnola: è un paesino dei Pirenei Occidentali della Navarra con 200 abitanti o poco più e noto per un rogo del 1610 legato alla stregoneria. Attuale meta turistica, già nel sedicesimo secolo la grotta di Zugarramurdi fu sede di sabba e riunioni paganne.
Il film è del tutto permeato dall'immortale lotta tra i sessi e se inizialmente la fuga dell'uomo con il figlio complice ha un che di liberatorio inquadrato con simpatica complicità, è proprio l'arrivo a  Zugarramurdi a ribaltare le carte messe in tavola. L'uomo vi esce come stupido, spinto da istinti primitivi o irrazionali, offuscatore di materia grigia, comunque schiacciato dalla congrega di streghe, rappresentanti secondo de la Iglesia di un matriarcato primordiale, generatrice e produttrice di vita. Ma, forse, per primeggiare la donna utilizzerà armi illecite ponendo così la domanda: "Le streghe son tornate" è un film femminista o misogino?

L'ossessione per la demistificazione dei generi cinematografici, che secondo la filosofia del regista sono fatti per essere stravolti, in qualche modo si scontra e penalizza un discorso che a dispetto del superficiale divertimento vorrebbe dunque incorporare pensieri socio-antropologici: il continuo rilancio di giochi, scarti di ritmo, chiacchiere in libertà da sit-com europea, intermittenze apertamente splatter o sensuali, producono disconnessioni che bloccano possibilità di impegnate letture da prendere sul serio e per questo saltano all'aria gerarchie sul dualismo uomo-donna.
Cavare risvolti e sfumature da impianti audiovisivi dominati da un'instabile caoticità e cosa riservata ad artisti che imbastiscono divertimento con l'innata indole della genialità. "Le streghe son tornata" si limita dunque ad essere - si perdoni , a seconda dei gusti, la finezza o la volgarità - un lodevole cazzeggio.