Intervista a Sacha Baron Cohen - Speciale Il Dittatore | Speciale | Ondacinema

Intervista a Sacha Baron Cohen - Speciale Il Dittatore

Intervista a Sacha Baron Cohen - Speciale Il Dittatore

di Silvia Di Paola

Sacha Baron Cohen racconta come è riuscito a trasformarsi da Borat a dittatore

Lui parla solo da dittatore. Fa una fatica enorme perché è l'opposto di ciò che interpreta ma è Sacha Baron Cohen, nessuna via di mezzo, immersione totale nel ruolo e niente distrazioni finché si è in scena.
Quando era il kazako sperduto nell'universo newyorkese in "Borat" o il gay in "Bruno" era esattamente come è oggi "Il dittatore" nel film che in Italia vedremo da venerdì: solo il suo personaggio sullo schermo e fuori dallo schermo per tutta la promozione del film di cui per la prima volta firma la sceneggiatura, abbandonando il work in progress by candid camera dei due film precedenti. E, dunque, è lui, parla solo da dittatore, non risponde ad altre domande sul regista-attore Sacha Baron Cohen. Non qui, non oggi. Domani, forse, chissà. Ma, intanto, è solo il dittatore ammiraglio Aladeen del "libero" Stato di Wadiya, terrificante mix di Gheddafi e Saddam Hussein, che è disposto "a sacrificare anche la vita purché la democrazia non arrivi nel paese".
E tutto gli va da dio, almeno finché il disprezzato Occidente non inizia a ficcare il naso negli affari del suo paese. Ripetutamente sanzionato dall'Onu non è assolutamente intenzionato a far scorazzare un ispettore del consiglio di sicurezza nel suo impianto segreto di armi, ma dopo un tentativo di assassinio, tutto cambia. La vita prenderà un'altra piega per il supremo leader, che verrà convinto ad andare a New York per parlare alle Nazioni Unite delle loro preoccupazioni: il film è questo viaggio, questa irresistibile trasferta col dittatore e il suo entourage che sbarcano a New York, con un'accoglienza non proprio da urlo. In compenso, il nostro dittatore ama lo shopping e, dunque, quale posto è più eccitante di New York?

Però lui porta con sé un peso sul cuore. E ce lo dice così: "Purtroppo non riesco a non pensare che ai giorni nostri quello del dittatore è un mestiere sempre più difficile. Una volta bastava assassinare tuo padre, ma adesso hai un sacco di seccature, devi truccare le elezioni e mettere in prigione una bella fetta dei tuoi cittadini, in compenso c'è l'Onu che bisogna ringraziare per la sua inazione. Con Assad è stato perfetto. E non solo con lui".
Ma come vede la nostra Europa? E conosce Angela Merkel ? "Sì, ma non capisco la sua ossessione per l'austerità. Il suo problema direi che è il sesso, posso dirlo io che me ne intendo, qui a New York dove mi vedete nel film appena arrivato ho comprato subito da Prada tre abiti ma anche due commesse senza problemi". A proposito di sesso, lei sostiene di essere il vero inventore del bunga bunga... "Sono io e non Berlusconi. E' da un bel po' che gira questa voce. Ma sono io e non altri ad averlo inventato. E neppure Gheddafi, come qualcuno dice. Sono stato io, lui se ne stava seduto e quanto a Berlusconi mi fa venire in mente solo la parola Viagra".

Per saperne di più correte a vederlo al cinema ma prima memorizzate le premesse: "È scandaloso chiamarmi dittatore. Io sono l'indemocraticamente Leader eletto dalla mia gente. In realtà il mio titolo completo è Ammiraglio Generale Aladeen, Supremo Leader, Oculista Capo, Invincibile, Tutto Trionfante, Amato Oppressore della gente di Wadiya... e Ottimo Nuotatore, anche a farfalla. Ho 118 dottorati di ricerca, e un diploma in abbronzatura spray dal Qatar Community College".
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