CAST & CREDITS

cast:
Sacha Baron Cohen, Ben Kingsley, Anna Faris, Megan Fox, Edward Norton

regia:
Larry Charles

distribuzione:
Paramount Pictures

durata:
83'

produzione:
Four by Two Pictures

sceneggiatura:
Sacha Baron Cohen

fotografia:
Lawrence Sher

scenografie:
Victor Kempster

montaggio:
Greg Hayden

costumi:
Jeffrey Kurland

musiche:
Erron BAron Cohen

Il dittatore | Recensione | Ondacinema

Il dittatore

di Larry Charles

comico, Usa (2012)

di Alberto Mazzoni

Voto: 7.0

Aladeen è lo stupido e crudele dittatore di Wadija, immaginario stato del Nordafrica. Quando si reca a Manhattan per tenere un discorso alle Nazioni Unite, viene scambiato con un sosia e si trova a vestire i panni dell'immigrato povero. L'esperienza servirà a farlo crescere? E riuscirà a fermare il suo sosia che promette in mondovisione di portare la democrazia a Wadija?

"Il dittatore" è il film più divertente degli ultimi tempi - si corre il rischio di non sentire una battuta fulminante perché si sta ancora ridendo di quella precedente. Ci sono quattro tipi di umorismo nel film. Il primo è quello scorretto, il marchio di fabbrica di Sacha Baron Cohen. Ci sono battute sulle razze, battute sui razzisti, battute sugli aborti selettivi e sullo stupro, battute sulla misoginia, battute sull'islam e sui neocon, non per pareggiare i conti, ma per una sana mancanza di rispetto a 360 gradi. La scorrettezza è un'arma tagliente da maneggiare con cautela e facilmente rischia di degenerare in stupida violenza (come nei "Griffin"). Ma questo non accade mai nel "Dittatore": la scorrettezza qui non è la maggioranza che deride la minoranza, ma sempre l'intelligenza che deride gli schemi (come in "South Park" per capirci). Il secondo tipo di umorismo è inaspettatamente l'assurdo, che è quello che regala più risate. Ad esempio Aladeen nella sua brama di onnipotenza ha cambiato molte parole del dizionario Wadijense in "Aladeen", inclusi sia "negativo" che "positivo" e questa premessa priva di senso fornisce occasioni di risate lungo tutto il film. Il terzo tipo di umorismo è la trivialità, che però ha un minutaggio piuttosto ristretto, quasi tutto assorbito dal sosia (unico personaggio proprio non divertente) e da un lungo sketch su Aladeen che in assenza delle sue odalische scopre la masturbazione "Dai la vagina a un uomo e lo farai felice un giorno, insegnagli a masturbarsi e lo farai felice per tutta la vita". Ultima ma non per importanza, dato il tema del film, la satira politica che è potente, efficace, e in questo caso niente affatto a 360 gradi ma ben mirata al sistema in cui vivono gli spettatori. La crudeltà con cui il finale rovescia il messaggio di speranza del "Grande Dittatore" è encomiabile.

Il grosso interrogativo a priori era la tenuta complessiva della trama nella prima prova completamente di finzione di Cohen. Ci sono effettivamente sketch - anche fantastici come quello dell'elicottero - che sono abbastanza a sé stanti (pronti per YouTube, per così dire) e interrompono lo scorrimento narrativo. Ma giunti alla fine del film si vede come il quadro formato sia abbastanza coerente - e più che un quadro è uno specchio in cui ridendo vediamo riflettersi nel grottesco di Wadija le nostre democrazie svuotate di senso (democrazie de-democratizzate come un caffè decaffeinato, dice Slavoj Žižek).

Certo, dalla recitazione di Cohen si poteva sperare di più (il sosia è un'occasione sprecata) e la regia si limita ad essere funzionale alla sceneggiatura - la bellezza del movimento di macchina, dell'inquadratura, la raffinatezza del montaggio vanno ricercate altrove. Degne di nota solo le ambientazioni - il kitsch dei potenti mediorentali, la crudeltà dei potenti veri e rispettabili delle Nazioni Unite, la naivetè degli ambienti indie di Brooklyn. Inutile nascondersi che "Borat" con la sua interazione continua con la realtà rischiava e riusciva di più (indimenticabile la scena dell'inno nazionale). In questo film quello che vediamo è quasi il processo inverso: la narrazione cinematografica, all'interno del film si confonde con la realtà: l'unico sogno dei potenti è fare sesso con le star hollywoodiane (bello il cameo di Edward Norton), e più in generale nessun personaggio appare in grado di distinguere tra realtà e finzione: nessuna differenza tra arabi, ebrei, neri e Naavi, tra Castro e Gandalf, tra un documentario sull'energia nucleare e un cartone della Warner Bros. Questo livello dell'umorismo è chiaramente non immediato, adulto, così come è necessario un certo background per godersi appieno i gustosi riferimenti seminascosti a Quentin Tarantino e ad Abel Ferrara, o la perfidia di Ben Kingsley che interpreta un personaggio fisicamente identico a Karzai (mai nominato) che guarda caso decide di vendere il proprio paese al capitalismo più spietato. Il divertimento in definitiva copre tutto lo spettro dalla semplicità alla complessità.

La conclusione è che il giudizio sul film non può che essere Aladeen.

Per saperne di più: Intervista a Sacha Baron Cohen - Speciale Il Dittatore