Into the Wild – Nelle terre selvagge

Into the Wild – Nelle terre selvagge


Sean Penn

Drammatico | Usa
(2007)

Il più ambizioso (e migliore) dei film del comunque sempre ottimo Sean Penn cineasta è tratto dal bestseller di Jon Krakauer, “Nelle Terre Estreme”, che a sua volta racconta la storia vera di Christopher McCandless.

“Into The Wild” è il film che porta in un campo di straordinaria credibilità uno dei concetti che da sempre affliggono l’essere umano: la possibilità di potersi dire liberi.

Sean Penn sa bene che venire a capo della questione è impresa irrealizzabile, ma scava senza analizzare, mette in campo la materia e la lascia evolvere, andando in questo modo a fondo. E’ indubbio che da parte sua ci sia simpatia nei confronti di Chris/Alex, ma non giudica, così come lo spettatore stesso è messo nelle condizioni non tanto di analizzare un estremo on the road, quanto piuttosto di immergersi in paesaggi immaginifici perché naturali ed incontaminati e semmai esternare le emozioni che soltanto una simile esperienza cinematografica può donare.

La messa in scena è molto potente, ed è accompagnata con costanza dalla voce di Eddie Vedder dei Pearl Jam, autore di canzoni che interagiscono perfettamente con la storia che vediamo, scritte appositamente per il film. Lo stile non segue alcuna logica precisa: si passa da primi piani a squarci paesaggistici ripresi in uno splendore mai banale e lontano anni luce dall’effetto cartolina, da silenzi a esplosioni di rabbia, da split-screen a immagini composite, da ralenti da groppo in gola a sgranature: ma non si ha mai la sensazione di uno sguardo presuntuoso e narcisista, né tantomeno di una pellicola che vuol fare dello sperimentalismo la sua arma principale.

Ci sembra che ogni cambiamento di ritmo e di prospettiva sia funzionale allo stato d’animo del protagonista, al territorio che lo ospita, alle persone che lo circondano. E questo ampio raggio di gamme espressive abbracciano a piene mani la cultura statunitense: la borghesia, i “tardo-immortali” hippy, la gioventù perduta, la vecchiaia che va via, l’innocenza e la furbizia, la bontà e l’arroganza.

L’anima di un popolo è sullo sfondo, ma ribolle ed esplode assieme al ghiaccio di un Alaska raramente tanto pura.

“Into The Wild” non è nemmeno un on the road o un film di formazione: è talmente vivo e autentico da sfuggire a qualsiasi catalogazione. A ben vedere non ci sono né Malick né Herzog, come frettolosamente si potrebbe pensare. Semmai alcune tappe del protagonista possono ricondurre agli incontri del vecchio Alvin Straigh di “Una storia vera”, e data la statura del capolavoro di Lynch ciò mi pare un lusinghiero rimando per “Into The Wild”.

La voce off di Alex si alterna con quella della sorella dello stesso, i pensieri interiori emergono sia grazie ad essa sia con frasi scritte sul quaderno che il ragazzo porta con sé, quando non materializzate, in giallo, direttamente sul grande schermo. Né sentenze né letteratura d’effetto: semplicemente urla di libertà, di gioventù non inchiodata sulle poltrone di padri ottusi e madri mute. E la frase finale sulla felicità che è autentica soltanto se condivisa è di inoppugnabile verità tanto che scioglie il cuore e scuote.

Impressionante l’intensità del giovane Emile Hirsch che riesce a comunicare emozioni limpide o impercettibili facendosi cantore di uno struggente grido di libertà. Bruciante.

05/05/2008

Cast e credits

Titolo Originale
Into the Wild
Distribuzione
Bim
Durata
148'
Produzione
Art Linson Productions, Paramount Vantage, River Road Films
Sceneggiatura
Sean Penn
Fotografia
Eric Gautier

Trama

La vera storia di Christopher McCandless: neo-laureato, abbandona la sua agiata vita, e senza denaro né mezzi, con il nome di Alexander Supertramp, vagabonda per due anni tra uno stato e l'altro degli Stati Uniti, con destinazione finale l'Alaska. Non mancheranno incontri ed insidie.
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