La zona

La zona


Rodrigo Plà

Drammatico | Messico, Spagna
(2007)

Per la serie “meglio dirlo subito”: questo film è un vero e proprio pugno nello stomaco. Dimentichiamoci qualsiasi attitudine consolatoria o rassicurante, non ci troveremo di fronte a una semplice commedia rosa: e lo capiamo da subito. Siamo in Messico, ma se fossimo in Brasile saremmo dalle parti della Ciudad De Dios, per citare il noto film di Mereilles (non dissimile per denuncia sociale, civile, morale). Una città dannata che però tra macerie, miseria, criminalità e corruzione è riuscita a ritagliarsi un piccolo angolo plastificato di paradiso: “La Zona”, per l’appunto, un quartiere residenziale per famiglie agiate, dove ci si reclude dal resto del mondo, lo si controlla di continuo tramite telecamere e circuiti di sorveglianza, e si vive autosufficientemente lontani da qualsiasi pericolo e bruttura. Neanche la polizia, se non priva di un mandato speciale, può entrare.

La farfalla che però già nella prima inquadratura svolazza dalle eleganti villette fino al filo spinato che delimita le recinzioni della Zona fa subito intuire che in fondo, rinchiudersi e autogestirsi con leggi proprie non eviterà al mondo esterno di confondersi con te.

Ed è quello che succede quando tre ragazzini, approfittando di un black-out casuale, decidono improvvisamente di intrufolarsi dentro una villetta per rubare quello che possono. Ma le cose (ineluttabilmente) non vanno come previsto: le luci ritornano, il furto è scoperto, ne nasce una colluttazione, un’aggressione, un omicidio. Finito l’incipit, inizia l’incubo: solamente uno dei tre, Miguel, riesce a scappare e a sopravvivere, ma rimane rinchiuso all’interno della Zona, in quella che a poco a poco si trasformerà nella caccia all’uomo più angusta e soffocante mai vista su uno schermo, organizzata da tutti gli abitanti della comunità per cercare di occultare e nascondere l’increscioso episodio (sintomo evidente di una non così idilliaca gestione dei problemi).

L’unico rifugio fornito alle speranze di Miguel (e alle nostre) sarà dato da Alejandro, ragazzino suo coetaneo, studente medio-borghese della Zona. Dall’incontro-scontro fra i due nascerà un’intensa e drammatica amicizia, mentre fuori tutto il marcio nascosto col tempo sotto un velo di ipocrisia e moralismo salirà inevitabilmente in superficie.

Il vero punto di forza del film, oltre alla descrizione impeccabile (e senza sbavature) di un ambiente così difficile e controverso, oltre alla carica emotiva data ai personaggi e resa efficacemente in recitazione dagli attori (i due ragazzini protagonisti, ma anche il padre di Alejandro: intensa a struggente la sua redenzione finale), è senza dubbio la sceneggiatura, tratta da un libro scritto dalla moglie del regista: una storia dove tutto funziona col meccanismo perfetto di un orologio, dove niente è lasciato al caso (esempio su tutti, il numero di telefono segnato sul braccio di Miguel), e niente ci impedirà di evitare il coinvolgimento nei confronti di questa moderna caccia all’untore; fino ad arrivare a uno dei finali più forti, sconvolgenti e spietati visti in questo 2008.

Un pugno nello stomaco, dunque: ed è forse proprio quello che in fondo ci meritiamo.

26/05/2008

Cast e credits

Titolo Originale
La Zona
Distribuzione
Sacher Distribuzione
Durata
97'
Produzione
Buenaventura Pictures, Estrategia, Fidecine, Morena Films
Sceneggiatura
Laura Santullo
Fotografia
Emiliano Villanueva
L’Estranea
L’Estranea

Dopo “La valle dei sorrisi” Paolo Strippoli continua a esplorare la possibilità di contaminazione delle forme del cinema operando uno scatto in avanti rispetto alla capacità di sfruttare le potenzialità del linguaggio cinematografico. La suggestione visiva prevale sul disegno d’insieme ma le ambizioni rimangono intatte. Ottima la prova degli interpreti su cui svettano Jasmine Trinca e Valeria Bruni Tedeschi

Digger
Digger

Un'opera dalla regia rigorosa e viscerale, che conferma la densità stilistica di Iñárritu. Pur con qualche ridondanza strutturale che ne frena la tensione drammatica, il film offre un'efficace e lucida decostruzione psicologica dei personaggi

Her Private Hell
Her Private Hell

Nicolas Winding Refn torna al lungometraggio con un’opera visivamente magnetica che interroga la paternità tra protezione, controllo e possesso. Ma nel tentativo di decostruire la figura del padre, Her Private Hell rischia di trasformare quella della figlia nell’ennesimo oggetto del proprio sguardo

Heart of the Beast – Nel profondo selvaggio
Heart of the Beast – Nel profondo selvaggio

"Heart of the Beast" di David Ayer è l'ultimo di una serie di film che raccontano la wilderness americana rispolverando il mito della frontiera. Ne risulta un film di sopravvivenza in cui lo spazio dell'azione è affiancato da una contemplazione rispettosa del creato in ogni sua forma, retto sull'interpretazione tutta fisica di Brad Pitt

Una storia
Una storia

"Una storia" di Anna Foglietta ha ottime premesse e può contare sulla bravura dei due protagonisti, ma non convince del tutto: la scelta di raccontare questo dramma familiare attraverso una regia estremamente statica, inquadrature fisse e lunghi silenzi finisce per appesantire il ritmo

Possible Love
Possible Love

VENEZIA 83 - Otto anni dopo "Burning", Lee Chang-dong torna con un altro dramma in cui affronta questioni che sono al contempo di bruciante attualità e universali: la disparità di classe e la verità dei sentimenti. Un'opera densa e stratificata che può vantare anche uno straordinario quartetto di attori, premiata con il Leone d'Argento - Gran Premio della Giuria

Palestina 36 – Quando tutto ebbe inizio
Palestina 36 – Quando tutto ebbe inizio

Palestina, 1936, durante il protettorato britannico. Un villaggio di palestinesi cristiani vede le proprie terre sottratte per far posto a una colonia ebraica. Il film racconta con efficacia la rivolta che segue, pur in maniera a volte didascalica

Resident Evil
Resident Evil

Con un reboot radicale, Zach Cregger tradisce la lore del videogioco per abbracciarne la geometria formale. Tra luci espressioniste, spazi claustrofobici e montaggio sincopato, i tropi del survival horror diventano stile. Pur prevedibile nella scrittura, il film è un horror solido e grottesco.