Frozen River – Fiume di ghiaccio

Frozen River – Fiume di ghiaccio


Courtney Hunt

Drammatico | Usa
(2008)
Misteri del cinema (?).

“Frozen River” esce in Italia accompagnato dal gancio pubblicitario di una doppia nomination agli Oscar (“Miglior Sceneggiatura Originale” e “Migliore Attrice Protagonista”, oltre a premi sparsi ottenuti nel circuito indipendente americano) che non solo lo nobilitano ma lo rendono anche oggetto quantomeno interessante agli occhi dello spettatore medio.

Eppure una volta arrivati fatidicamente alla visione capiamo subito che le cose non tornano.

C’è, di solito, un lasso di tempo dall’inizio del film in poi nel quale lo spettatore aspetta. Aspetta che la storia prenda il via, che le ambientazioni o i personaggi comincino ad avere una fisionomia ben definita, che una qualsiasi forma di coinvolgimento, anche la più cialtrona, si palesi. È di solito il momento più delicato, perché è quello nel quale sostanzialmente decidiamo che atteggiamento assumere nei confronti della pellicola in questione: beninteso, sperando che questo “stallo” finisca il prima possibile.

Ebbene, in “Frozen River” la condizione di attesa rimane, perenne ed immutabile, per tutta la durata del film. I minuti passano ma la situazione non cambia: si rimane come costantemente aggrappati alla speranza, via via sempre più flebile, che qualcosa “accada” (se non altro in senso lato), che la vicenda si smuova, che il plot scelga una direzione precisa in mezzo al crogiuolo di indicazioni che gli si presentano davanti (Dramma familiare? Thriller psicologico? Apologia morale sulla forza dei rapporti umani? Noir cupo e un po’ melodrammatico? Cos’altro?), che si riesca a stabilire una qualsivoglia forma di contatto con questo oggetto misterioso.

Niente da fare. Sembra di essere anche noi dispersi in mezzo alle aspre lande ghiacciate ed innevate del paesaggio di confine fra lo stato di New York e il Quebec, “congelati” soprattutto a livello patemico, emozionale. Oltre ad affidarsi debolmente ad una storia che sbanda di continuo (anche quando sembra virare sulla tragedia, con l’episodio del neonato abbandonato per strada, poi rientra subito in un ambito rassicurante: e immancabilmente il feto “rinasce”), il film infatti risente di una lentezza di ritmo magari non esasperante, ma che alla lunga appesantisce eccome la nostra “attesa”.

Intendiamoci, spunti buoni in fondo ci sarebbero anche: a livello narrativo il rapporto che si instaura fra Ray e Lila, prima conviventi forzate per denaro in una faccenda di immigrazioni illegali, poi coinvolte in situazioni sempre più difficili e drammatiche, infine legate da un patto di amicizia con tanto di redenzione finale; a livello suggestivo l’ambientazione, come detto, che riporta alla mente paragoni illustri (un certo “Fargo” dice niente?).

Ma si tratta di dettagli, se poi a gettare una “pietra tombale” sull’insieme arriva uno stile piattissimo, fin troppo televisivo, con tanto di campi/controcampi e primi piani alla minima occasione (che sia un dialogo o un pianto sofferente) e un uso della fotografia più consono magari alle soap che al grande schermo.

Chi scrive si rode le mani al solo pensiero di come una storia così, messa al servizio di uno stile non dico da rèalisme Dardenniano ma anche solo un pochino più originale e personale, avrebbe potuto risollevarsi e magari rendere appieno anche quel minimo di potenziale drammatico che si portava dietro.

E invece l’unica cosa che ci scuote dallo standby, una volta arrivati alla fine, è una domanda: quale tipo di raccomandazione devono avere avuto all’Academy la regista/sceneggiatrice Courtney Hunt e l’attrice Melissa Leo per poter meritarsi l’ingresso nella fantomatica cinquina?

Mah. Misteri (appunto) del cinema.

17/03/2009

Cast e credits

Titolo Originale
Frozen River
Distribuzione
Archibald Enterprise Film
Durata
97'
Produzione
Frozen River Pictures
Sceneggiatura
Courtney Hunt
Fotografia
Reed Morano
Scenografie
Inbal Weinberg
Montaggio
Kate Williams
Musiche
Peter Golub Shahzad Ismaily
Costumi
Abby O’Sullivan

Trama

Vigilia di Natale sulle rive del fiume Lawrence, al confine fra Stati Uniti e Canada.
Due donne si incontrano per circostanze fortuite: Ray cerca il marito scomparso con i soldi, Lila ritrova la macchina di quest'ultimo e la ruba. Il loro vivere costantemente a contatto con la miseria, la precarietà e il difficile adattamento le porta a collaborare assieme in un rischioso giro di trasporti clandestini
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