Revanche – Ti ucciderò

Revanche – Ti ucciderò


Götz Spielmann

Drammatico | Austria
(2008)

Nella fredda Austria un oggetto gettato in un calmo laghetto fa più rumore di un colpo di pistola.

Ipotesi di un noir: una coppia di amanti sullo sfondo di un quartiere a luci rosse. Ricatti, malavita, il sogno di una fuga e una rapina in banca. Un’altra variante di Bonnie e Clayde, si direbbe. Lui, lei e la fuga impossibile. La prima parte di “Revanche” è un’analisi sull’impossibilità di modellare il cinema austriaco secondo i canoni di genere. Nelle squallide stanze di tristi alberghetti si consumano i rari attimi di piacere (carnale), che si rivelerà poi essere un amore o, quantomeno, una possibilità d’amare.

La rapina è senza suspense. Non c’è suspense prima, né tantomeno dopo. Il piano della vendetta passa attraverso una quotidianità fatta di nulla, il cui silenzio sembra spezzato esclusivamente dal rumore della legna spaccata.

Sono più grigi i margini della periferia viennese oppure questa campagna austriaca? L’approdo a questo asettico scenario ci porta in un contesto esistenziale che i più ricondurranno a un immaginario dostojevskiano/ bergmaniano. In realtà senza spaziare psicologicamente come avrebbe fatto il cineasta svedese, quanto piuttosto lasciar consumare li’ senza interventi supplementari l’evolversi (anti)emozionale del protagonista Alex.

L’apologo interiore sembra non trovare reali sbocchi e, anzi, dona, non senza un pizzico di provocatorietà, l’input della ripartenza proprio al colpevole, per mano divina e con sguardo proiettato a un futuro senza sensi di colpa.

Il tutto con il solito sguardo freddo e distaccato, proprio del cinema austriaco, i cui più noti esponenti, Michael Haneke e Ulrich Seidl, hanno reso celebre anche da noi. Ma stavolta non c’è quella sospensione che ci consegna attoniti in riflessioni in apnea. La resa dei conti, è insoddisfacente perché poco probabile sia in un percorso di genere che in una parabola di redenzione. Un finale che lascia l’amaro in bocca e che attira con sé i peccati di una regia che nel suo distacco forse stavolta nasconde qualche peccato para-televisivo e la scusa della freddezza può talvolta nascondere mancanza di coraggio. Come una macchina ben oliata, geometricamente inappuntabile, ma che resta perennemente nel parcheggio.

Rimane comunque un senso di incertezza, una desolazione senza via d’uscita, il vuoto dell’ambiente che si riflette nella mediocrità dell’umanità che si aggira tra le strade e i boschi autriaci. Racchiusa in un silenzio asfissiante: prima, durante e dopo, solo agli uccelli che osservano l’umanità dall’alto è concesso spezzare il silenzio cinguettando.

15/03/2010

Cast e credits

Titolo Originale
Revanche
Distribuzione
Fandango
Durata
121'
Produzione
Prisma Film, Spielmannfilm
Sceneggiatura
Götz Spielmann
Fotografia
Martin Gschlacht
Scenografie
Maria Gruber
Montaggio
Karina Ressler
Musiche
Heinz Ebner
Costumi
Monika Buttinger

Trama

Un panorama naturale, verso la fine dell'estate. Un piccolo lago in un bosco. Nessuno intorno. Silenzio. Poco distante, una casa nuova in cui vive una coppia: Robert e Susanne. Una vita ordinaria, come quella di tanti. Intanto a Vienna: vita notturna, il quartiere a luci rosse, il mondo della prostituzione, dove a comandare è il denaro. Molti qui fanno un lavoro che a stento permette di tirare avanti. Come Alex e Tamara. Lei è una prostituta ucraina, lui il tuttofare del boss. Sono amanti, ma nessuno lo sa. Deve rimanere un segreto, perché ai dipendenti non è concesso di intrecciare relazioni amorose. Sognano di abbandonare questa vita e scappare, ma per farlo, hanno bisogno di molti soldi. Alex ha un piano: rapinare una banca in un paesino di campagna. Tamara insiste per andare con lui, e Alex acconsente con riluttanza. Tutto va esattamente come previsto, finché...
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