Ciò che colpisce di Cyril è il carattere pestifero, l’abitudine alla menzogna sempre e comunque, il non obbedire ai comandi se non per un’utilità: recuperare la sua bici, o ancor più incontrare suo padre. È anzi la costante ricerca di un rapporto genitore-figlio da ritrovare (i difficili rapporti tra uomini o donne di mezza età e la rispettiva prole sono cruciali nella filmografia degli autori) a segnare la prima parte della pellicola (si noti infatti come una delle rare volte in cui il bambino non è inquadrato la mdp isoli il padre e la potenziale madre Samantha). In una scrittura che circoscrive il presente, insistendo sulle azioni del momento volutamente a scapito del passato e di molti aspetti della vita dei personaggi (la madre di Cyril non c’è più, ma di lei e del modo in cui è scomparsa sappiamo poco o nulla; sui rapporti di coppia vecchi e nuovi intrattenuti da Samantha e sui motivi per cui accetta l’affidamento del bambino il film glissa alquanto), risaltano quali valori aggiunti l’incanalamento dei lati positivi del Cyril teppistello – l’intraprendenza, la grinta, l’ostinazione con cui spinge sui pedali della bicicletta – nei condotti delle buone maniere, e il ribaltamento dei ruoli tra “buoni” e “cattivi” operato nel finale in nome non di un facile colpo di teatro, ma di una puntuale analisi sociologica, attuata allargando lo sguardo alle circostanze che spingono a prendere decisioni delicate, e al contesto socio-culturale in cui i personaggi si muovono.
Per la palpabile tensione costante, senza cedimenti, e la drammaticità di eventi e condizione dei protagonisti, è difficile sposare la tesi della “fiaba”, ammessa ma al contempo negata dagli autori stessi*. Ciò che accomuna la parabola di Cyril a quella di un classico eroe dickensiano o collodiano sono le tappe formative, costellate di ostacoli e antagonisti, da cui il fanciullo è costretto a transitare, e che il Nostro supera in via definitiva solo quando è finalmente libero da gabbie dorate o opprimenti prigioni: fuori dall’istituto minorile, scaricato dal padre, insofferente alla parrucchiera, tradito dal – diciamo – padre-padrone della baby gang, costretto a subire la ritorsione delle sue ex-vittime, il Cyril che ritroviamo è un “adulto” che ha scelto, non subìto, la convivenza di Samantha, la donna che gli ha strappato i primi sorrisi e l’ha introdotto al senso civico. Anche gli autori lo inquadrano da più lontano, autenticamente libero da costrizioni, parte della società in cui è inserito. In una parola familiare al cinema dei Dardenne, redento.
*“Potrebbe anche essere una favola: il bambino che cerca il padre, il bosco dove si perde, l’incontro con il cattivo, la salvezza con la fata buona. Lo stesso Cyril è un po’ un Pinocchio. Deve attraversare delle prove attraverso le quali perde tutte le sue illusioni fino a diventare saggio. Ma per noi è soprattutto un incontro felice tra una donna e un ragazzino, una storia d’amore che non avevamo mai raccontato”.
22/05/2011