Coppia quarantenne felice ma monotona, in quasi-crisi per mancanza di buon sesso, si fa dare consigli dal vecchio compagno di scuola di lei, ora affermato porno divo. Sottotrama con pene d’amore a carico di adolescente innamorato non ricambiato. Se per il suo esordio Brizzi citava una canzone come titolo, qui ne sceglie un’altra puntando rasoterra. “Com’è bello far l’amore” è distribuito in più di 600 copie di cui molte in 3D: operazione che non solo puzza di commerciale, ma totalmente inutile. Seppure strombazzato come originale e non aggiunto in post-produzione, è un puro espediente per utilizzare male un po’ di grafica 3D qua e là.
Un’agonia di gag insipide e trovate banali, con personaggi poco più che macchiette in un contorno di sentimentalismo impalpabile. Una comicità televisiva, da sit-com italica, buona per una prima serata su Mediaset, per un target Zelig-oriented. Brizzi non resiste dall’inserire la storiella adolescenziale sviscerando qualche luogo comune e paradossalmente centrando la parte che funziona meglio, in un film che per il resto è proprio poco. Inutile evidenziare la pochezza di scrittura e la regia non pervenuta. Tra le musiche spicca una nenia a opera di Patty Pravo.
Pronti via Brizzi gioca a prendere in giro il cinema impegnato partendo dai Lumière, e passando poi per il cinema d’autore con Timi, già sopra le righe, a parlare – trovata originale – rivolto alla cinepresa. Forse una captatio benevolentiae per la critica, forse per voler rimarcare la componente pruriginosa del cinema.
Non è per intransigenza, solo risulta indigesto un prodotto sponsorizzato tra l’altro da una nota marca di profilattici, che gioca con un umorismo facile e a volte da caserma (la partita a Wii). Ben vengano le commedie di puro intrattenimento fine a se stesso, ma è troppo chiedere siano qualitativamente migliori? Meno grossolane, con trovate più fresche di De Luigi che siede sulla griglia calda? E se sentimentali devono essere, che lo siano in modo meno semplicistico?
Dispiace vedere lo stesso Timi, che, seppur divertendosi nel ruolo, non trova le corde giuste. Più a suo agio Claudia Gerini, mentre De Luigi si incastra sempre più in un ruolo tra “Love Bugs” e gli spot del detersivo, marito amorevole, ma imbranato e incapace di lasciarsi andare. Nostalgia della Giallappa’s.
Chiedersi se esistono ulteriori alternative a questa commedia rischierebbe di diventare ozioso, ma la risposta è sì. Va consegnato intanto a Brizzi e compagnia l’onore delle armi per saper intercettare quello che sembra volere il pubblico, al di là del marketing che li sostiene, al di là del (buon) gusto. E il pubblico è animale sensibile, che ora vuole e disvuole, che si infiamma in fretta e poi si stanca. La (loro) fortuna è che in Italia si impiegano decenni prima di stancarsi dei propri “eroi”. E ancora ancora…
11/02/2012