Paris-Manhattan

Paris-Manhattan


Sophie Lellouche

Commedia, Sentimentale | Francia
(2012)

I titoli di testa del primo lungometraggio di Sophie Lellouche sono già un compendio simbolico del cinema di Woody Allen che il film omaggia dichiaratamente. “Bewitched” cantata da Ella Fitzgerald accompagna una carrellata su libri (tra cui Shakespeare, Dostoevskij e studi freudiani), cd di Cole Porter e Sidney Bechet, e un armadietto di medicinali. Finché conosciamo Alice a 15 anni con una collezione di Stan Smith tutte uguali, e la ritroviamo presto giovane donna, farmacista parigina cinefila in cerca d’amore, sola e infelice: troverà mai l’uomo giusto? Sua sorella è sposata e i suoi genitori, in particolare suo padre, fanno di tutto per cercare di accasarla. Inoltre è ossessionata da Woody Allen tanto da sommistrarlo via dvd ai suoi pazienti, si confida con lui come il protagonista di “Provaci ancora Sam” faceva con Humphrey Bogart, e il poster di Allen le risponde con frasi tratte dagli stessi film del regista. Una sera a una festa conosce Victor, installatore di allarmi, che non ha mai visto un film del mito di Alice, ma che gli somiglia in quanto a filosofia. Poi sembra incontrare anche l’uomo (troppo) perfetto, raffinato amante di jazz. Chi sceglierà? Ovviamente l’esito è scontato e la sceneggiatura della Lellouche ci accompagna verso la canonica presa di coscienza senza tirarla troppo per lunghe, tanto che il film dura poco più di 70 minuti.

Le citazioni di Allen comprendono immagini di “Hanna e le sue sorelle” e “Tutto quello che avreste voluto sapere…”, frasi tra gli altri di “Manhattan”, “Io e Annie” e “Harry a pezzi”, e situazioni tipo “Misterioso omicidio a Manhattan”. Ma l’intero film ne ricalca alcuni topoi: oltre alla storia d’amore, ci sono l’ambientazione middle-class tra soirée e musei, il rapporto tra sorelle, la presa di consapevolezza, il tradimento, la famiglia ebrea sopra le righe, e il nome stesso di Alice potrebbe richiamarsi al film omonimo del 1990, anche se il personaggio della Farrow era tutt’altra cosa. La Lellouche inoltre richiama spesso la  metafora dell’attrazione inspiegabile verso la pecora amata da Gene Wilder. Infine è Allen, lui même, a fare amichevolmente capolino verso il finale, dopo che ne abbiamo ascoltato soltanto la voce, senza metterci troppo entusiasmo, ma elargendo la sua benedizione. Pare che il suo contributo si sia limitato a un’ora di presenza sul set.

Lellouche sembra quasi temere di annoiare lo spettatore, e a volte ci va vicina nonostante una sceneggiatura che si impegna a tenere sempre attivi i personaggi, a far accadere qualcosa pur attraversando una serie di passaggi obbligati della commedia sentimentale, e raccontando l’amore con tre generazioni a confronto. Cerca di rilanciare continuamente per sorprendere e divertire lo spettatore, ma ci riesce a tratti. Infarcisce il tutto di dialoghi continui, vivaci e ben scritti, ma trascura la trama, e sembra allergica o impaurita dalla staticità, tanto che predilige scene e inquadrature brevi e con la camera spesso in movimento.

Da segnalare alcuni momenti divertenti e riusciti come la rapina in farmacia, assieme ad altri più deboli e a una certa superficialità di fondo che si sente nella seconda parte. Poco incisivo e molto rapido anche il processo di apertura degli occhi di Alice, forse perché prevedibile, mentre il ralenti finale è una caduta di stile e un’impennata di glicemia imperdonabile. Al di là di alcune pecche stilistiche, qualche esitazione e luogo comune, ne esce una commedia sentimentale canonica e coerente.

Buona prova dei protagonisti, Patrick Bruel, famoso in patria anche come cantante, e in particolare l’affascinante Alice Taglioni che attraversa le sfumature del personaggio senza eccedere. Un po’ troppo caricate certe smorfie di Marine Delterme, mentre un discorso a parte andrebbe dedicato a Louis-Do de Lencquesaing che nonostante il nome impronunciabile abbiamo visto in almeno quattro produzioni francesi quest’anno, espressione tra lo spocchioso e l’annoiato che trasuda il magnetismo dei grandi anticipati (qui meno del solito), ma che ammiriamo.

Commedia-omaggio che raggiunge il suo scopo pur con una sceneggiatura esile e per quanto somigli al temino dell’alunna che si è applicata e ha fatto il suo dovere. Sophie Lellouche è brillante a tratti, cerca di metterci del suo qua e là, ma sembra non voler azzardare né dal punto di vista narrativo né da quello della regia, e preferisce giocare sul sicuro. Forse un po’ più di personalità non avrebbe guastato.

22/11/2012

Cast e credits

Titolo Originale
Paris-Manhattan
Distribuzione
Archibald Film, M2 Pictures
Durata
77'
Produzione
France 2 Cinéma, SND, Vendôme Production
Sceneggiatura
Sophie Lellouche
Fotografia
Laurent Machuel
Montaggio
Monica Coleman
Musiche
Jean-Michel Bernard
Costumi
Fabienne Katany

Trama

Alice è una farmacista parigina, grande ammiratrice di Woody Allen, tanto che parla con il poster del regista newyorkese e ne propone i film ai propri pazienti come cura. Mentre la sorella è già sposata, lei sembra non riuscire a trovare l'uomo giusto, finché una sera a una festa conosce Victor che non ha mai visto un film del suo regista preferito.
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