Lawless

Lawless


John Hillcoat

| Usa
(2012)

Pare che sia stato lo scrittore Sherwood Anderson, in viaggio per la Virginia, a battezzare Franklin come “la contea più fradicia del mondo” e, sempre lui, il primo a conoscere la storia, ammantata di mito, dei fratelli Bondurant. Questa storia è diventata un libro, scritto da Matt Bondurant, nipote del minore dei tre fratelli: i diritti dell’opera – intitolata proprio “La contea più fradicia del mondo” – sono stati acquistati dalla Red Wagon Entertainment subito dopo la pubblicazione, nel 2008. La produzione si è però realizzata solo quando è stato avvicinato il regista australiano John Hillcoat che ha accettato ben volentieri vista la possibilità di cimentarsi col gangster movie.

Shia Labeuf ha fortemente voluto partecipare al progetto, azzeccando un ruolo dopo tanto tempo: veste i panni del più giovane dei tre fratelli, Jack, il più innocuo ma anche il più ambizioso, affascinato dal gangsterismo delle metropoli americane. Proprio il giovane attore ha fatto leggere la sceneggiatura a Tom Hardy che, con la sua sola presenza fisica, riesce a caratterizzare la carismatica laconicità di Forrest (il fratello di mezzo, leader della banda) con poche parole e qualche grugnito d’assenso; a completare il terzetto c’è Jason Clarke col ruolo del maggiore, Howard, segnato dalla Grande Guerra e dall’alcolismo. La banda dei Bondurant produce e contrabbanda alcol in una contea dove questo lavoro è una pratica comune, ma tale “ordinarietà” viene a cadere col sopraggiungere del “nuovo sceriffo in città”. Infatti l’assegnazione della contea a un nuovo Procuratore Distrettuale e al suo vice Rakes porta allo scontro armato, vista la riluttanza di Forrest a piegarsi alle nuove regole, cioè dare gran parte dei profitti a Rakes. Nel ruolo del villain ritroviamo Guy Pearce, affezionato collaboratore del conterraneo Hillcoat, che dona al proprio personaggio un look da damerino impomatato, ambiguo e con l’ossessione compulsiva per la pulizia (che cozza con l’ambiente laido nel quale si trova). Gary Oldman ha una piccola partecipazione nei panni del Floyd Banner, quasi il modello criminale del giovane Jack, che sogna i soldi, le macchine e i vestiti di lusso dei gangster alla John Dillinger, al contrario dei fratello che aspirano solo a sfangarla mantenendo un basso profilo. Infine, non potevano mancare le “pupe”: da una parte Jessica Chastain, donna che fugge dal suo passato di ballerina di night a Chicago alla vana ricerca della tranquillità nel piccolo centro rurale, dall’altra l’eterea Mia Wasikowska, l’amata di Jack, figlia un po’ ribelle di un predicatore mormone.

 

Dopo aver rispolverato il western con toni allucinati e grazie alle desertiche ambientazioni australiane ne “La proposta“, John Hillcoat si ritrova a doversi confrontare con un altro genere classico ma nel luogo e nel tempo di elezione: l’America dell’epoca del proibizionismo. Coadiuvato in fase di scrittura dal suo amico Nick Cave (che, per la colonna sonora, al consueto Warren Ellis ha collaborato anche con Mark Lanegan), Hillcoat descrive l’epopea dei moonshiners (i distillatori di questo tipo di whisky) tra ironia ed esplosioni di una violenza abbastanza truculenta (da porre in evidenza il lento ma fallimentare sgozzamento e i testicoli impacchettati). L’ironia che già si avverte nella descrizione del personaggio di Tom Hardy che risponde a grugniti anche alle avance di una Jessica Chastain dalla sensualità (e dal fisico) prorompente, la si avverte ancor di più nella decostruzione mitologica: infatti, sui Bondurant aleggia la leggenda che riguarda la loro presunta indistruttibilità, capaci di scampare a un’imboscata nella Grande Guerra che ha sterminato il proprio plotone (Howard) o alla Spagnola (Forrest), l’influenza che falcidiò l’intera famiglia. È piuttosto divertente il modo in cui il mito, epitome dell’epica gangster, diventi una serie di fortuite coincidenze che culminano con la scoperta di Forrest di essere sopravvissuto all’attentato grazie all’intervento di Maggie (Chastain), non avendo quindi fatto chilometri sotto la neve ferito a morte, scoperta che incrina l’autoconvinzione della sua invincibilità. La prammatica registica di Hillcoat, invece, non mostra nessun segno di novità con un’esecuzione artigianale tanto coerente e lavorata sul piano della messa in quadro, sfruttata poi dal decoupage classico, quanto tutto sommato impersonale. Anche questo elemento potrebbe essere in linea coi gangster movie fatti in serie tra anni ’40 e ’50, sebbene per ambientazione e tono, risulti evidente l’omaggio di Hillcoat per opere posteriori, quale ad esempio il “Bonnie & Clyde” di Arthur Penn (1967).

Senza avere la presunzione di reinventare un genere né di imporsi come nuovo modello, “Lawless” offre un entertainment spettacolare e godibile, frutto di un’industria che può permettersi, attraverso grandi professionalità tecniche e un cast di buon livello, prodotti medi di tutto rispetto.

28/11/2012

Cast e credits

Distribuzione
Koch Media
Durata
115'
Produzione
Benaroya Pictures; Red Wagon Productions; Annapurna Pictures; Blum Hanson Allen Films; Pie Films Inc
Sceneggiatura
Nick Cave
Fotografia
Benoît Delhomme
Scenografie
Chris Kennedy
Montaggio
Dylan Tichenor
Musiche
Nick Cave, Warren Ellis
Costumi
Margot Wilson

Trama

Durante gli anni del Proibizionismo, nella contea di Franklin in Virginia, la gang di Forrest Bondurant viene minacciata dalle autorità che vogliono una parte dei loro profitti.
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