Get on Up – La storia di James Brown

Get on Up – La storia di James Brown


Tate Taylor

Biografico | Usa
(2014)
Visto che Hollywood (e non solo) da diversi anni ha riscoperto la passione per i biopic, non c’è da stupirsi che la vita rocambolesca del “Padrino del Soul” James Brown sia stata ritenuta soggetto degno di un film. I produttori Brian Grazer e Mick Jagger hanno affidato la regia a Tate Taylor, che si è servito di una sceneggiatura, dei fratelli Jez e John-Henry Butterworth. “Get on Up” ricorda, con la sua struttura avanti e indietro nel tempo “La vie en rose” di Olivier Dahan, dedicato ad un altro mito della musica, stavolta europeo, Edith Piaf. Malgrado questo sforzo di non realizzare una cinebiografia convenzionale, il pubblico americano si è dimostrato poco caloroso nei confronti della pellicola che in patria ha incassato poco più del suo budget e per Taylor, reduce dal trionfale (e al di sopra delle aspettative) successo di “The Help“, deve essere stato un brutto risveglio, soprattutto pensando che solo un anno fa “The Butler” di Lee Daniels, uscito negli States nello stesso periodo, e realizzato con un budget simile (intorno ai trenta milioni di dollari), aveva funzionato decisamente meglio.

Quindi se il pubblico sembra ancora interessato a storie riguardanti la comunità afroamericana e le sue icone, cosa non ha funzionato questa volta? Tra l’altro la critica è stata piuttosto benevola nei confronti del film, anche se diversi musicologi hanno rimproverato il fatto che una figura “bigger than life” come Brown avrebbe meritato un maggiore approfondimento e che comunque troppi fatti salienti della vita del musicista sono stati omessi per rendere il lavoro veramente soddisfacente e questo nonostante il film duri 139 minuti.

Eppure di cose il film (che si avvale dell’ottima fotografia di Stephen Goldblatt) ce ne racconta tante: l’infanzia poverissima nel Sud Carolina, l’adolescenza caratterizzata da problemini con la giustizia (problemi che non scompariranno mai del tutto), il successo negli anni sessanta coi Flaming Flames, gruppo che accantonerà senza troppi complimenti quando deciderà di puntare sulla carriera solista, concerti ovunque (dall’Apollo newyorkese al Vietnam), fino all’arresto nel 1988 in Georgia dopo avere fatto irruzione armato e sotto effetto di stupefacenti in un locale peraltro di sua proprietà.

Assente ingiustificato l’impegno politico di James Brown, fatta salva la sequenza di un concerto tenuto all’indomani dell’omicidio di Martin Luther King e quella (suggestiva) di un’apparizione televisiva in cui l’artista si rende conto che in studio ci sono quasi esclusivamente persone bianche. Coprotagonista assoluta, la musica, con le canzoni più memorabili a fare bella mostra, da “I Feel Good” a “Sex Machine”, senza dimenticare l’eponima “Get on Up”.

Una cosa in cui “Get on Up” ha però convinto tutti è stata la scelta del protagonista, aspetto, come si sa, cruciale per ogni film biografico. Chadwick Bowsman, che si sta specializzando nell’interpretare al cinema leggende black, visto che è reduce da “”42″, dove impersonava il campione di baseball Jackie Robinson, è bravissimo nella mimesi e restituisce bene sia la parlata del musicista sia le sue caratteristiche movenze durante le (giustamente molte) sequenze musicali oltre alla sua personalità torrenziale. Se la pellicola avesse avuto un maggiore successo al botteghino, Bowsman avrebbe potuto sperare in molte soddisfazioni durante la stagione dei premi, di solito periodo felice per chi ha incarnato con successo una star della musica, come dimostrano vari esempi recenti. Al suo fianco Taylor ha voluto una spalla solida come Nelsan Ellis, che interpreta Bobby Bird, braccio destro di Brown per tantissimi anni; il loro sodalizio viene visto come la relazione più importante nella vita del cantante e il film si conclude con “Try Me” dedicata all’amico (commosso) durante un concerto. Meno importanza hanno le mogli (figure volatili che quando si vedono sono spesso maltrattate) o i figli (persino la morte del primogenito Teddy in un incidente stradale viene giusto frettolosamente annunciata in voce over).

L’ex attore-bambino Brandon Smith è spassoso nel suo cameo di Little Richard e la presenza di Dan Aykroid nei panni del manager Ben Bart fa subito tornare in mente la partecipazione di Brown a “The Blues Brothers”. Viola Davis interpreta la madre assente del protagonista, e le basta praticamente una scena per confermare, se ce ne fosse bisogno, che ci troviamo di fronte ad una delle migliori attrici della nostra epoca (e che un talento simile per ruoli di poche scene è, come minimo, sprecato!). Oltre a lei da “The Help” arrivano anche Allison Jenney, Ahna O’Reilly e soprattutto Octavia Spencer, anche se in un ruolo (la zia tenutaria di bordello che si prende cura di James bambino) interessante giusto sulla carta.

10/11/2014

Cast e credits

Titolo Originale
Get on Up
Distribuzione
Universal Pictures
Durata
139'
Produzione
Brian Grazer, Mick Jagger
Sceneggiatura
Jez Butterworth, John-Henry Butterworth
Fotografia
Stephen Goldblatt
Scenografie
Mark Ricker
Montaggio
Michael McCusker
Musiche
Thomas Newman
Costumi
Sharen Davis

Trama

La vita del "padrino del soul" James Brown, dall'infanzia poverissima alle vette della musica
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