Spy

Spy


Paul Feig

Azione, Commedia | Usa
(2015)

Susan Cooper è una donna sulla quarantina, paciosa, dimessa e un po’ frustrata, segretamente innamorata del collega bello e impossibile. Certo, è un’agente della CIA, ma lavora esclusivamente “sottocoperta”, o meglio seduta al computer in un ufficio infestato da pipistrelli e topi volanti. Un’impiegata come tante che il repentino precipitare degli eventi catapulta, quasi per caso, in una pericolosissima missione sulle tracce di un ordigno nucleare tra Budapest, Parigi e Roma (gli italiani ci fanno una figura un po’ meschina).

In attesa del chiacchieratissimo remake al femminile del cult “Ghostbuster”, il regista Paul Feig torna a dirigere la vulcanica Melissa McCarthy dopo “Corpi da reato” e soprattutto dopo l’exploit de “Le amiche della sposa“. E questa volta la promuove, meritatamente, a protagonista assoluta di un action movie bizzarro e inusuale, meno banale di quanto può sembrare, abilmente costruito sulla cifra della parodia.

Anche sceneggiatore, Feig prende a modello il filone à la James Bond e, fin dai titoli di testa, ne offre una scanzonata, a volte esilarante caricatura. Ville lussuose e casinò, macchine fiammanti e gadget inimmaginabili, smoking e martini, sicari e femme fatale: la confezione, patinata e roboante quanto basta, non ha niente da invidiare a un classico 007. Ma tutto ruota attorno al più improbabile degli eroi (pardon, eroine). “Spy”, infatti, è cucito a misura dell’euforica vitalità di Melissa McCarthy, caratterista televisiva di lungo corso, che, alla prima prova da interprete principale dopo la nomination all’Oscar per “Le amiche della sposa”, non perde l’occasione per esibirsi in un irrefrenabile tour de force comico. Un one-woman-show in cui la McCarthy, ben conscia del suo ruolo di nuova reginetta del box office statunitense (le sue ultime tre commedie hanno incassato, solo negli Usa, 377 milioni di dollari), non si risparmia in gag di gusto slapstick e battute al fulmicotone. Ma, allo stesso tempo, riesce a dar vita al ritratto sensibile di una donna media che acquista gradatamente sicurezza nelle proprie capacità, si emancipa da vincoli e pregiudizi, accetta di mettersi in gioco e fino a stupirsi di se stessa, in una ricerca profonda di autodeterminazione e indipendenza. La sua sfaccettata Susan finisce così per giganteggiare in mezzo a una divertente girandola di figurine vivaci, garbate ma spesso inconsistenti (la maliarda Rose Byrne, l’impeccabile Jude Law, il campione di autoironia Jason Statham).

A scanso di equivoci, “Spy” rimane pur sempre un film oltremodo leggero e puerile, a tratti inutilmente volgare, con l’imperdonabile colpa di perdersi tra le lungaggini di un plot giallo che, in fondo, non interessa a nessuno (il MacGuffin, direbbe Hitchcock). Ed è altrettanto vero che Paul Feig, mente della serie iconica “Freaks and Geeks”, ci aveva abituati a una comicità assai più eccentrica e sottile.

Eppure, tra le innumerevoli commedie demenziali di analoga fattura, “Spy” ha comunque il merito di aver eletto a protagonista assoluta di un blockbuster estivo, d’azione per giunta, una donna, obesa, di mezza età, non particolarmente attraente, buffa e goffa, sì, ma anche incredibilmente brillante e dotata di tempra, mirabile coraggio e insospettabili abilità ginniche. Una donna che non solo non ha bisogno di essere salvata dal nerboruto eroe di turno, ma che non è nemmeno (più) disposta a fargli da spalla silente. E non a caso il film, congedati vamp e belloni, si chiude sul sodale abbraccio delle amiche Melissa McCarthy e Miranda Hart, bruttine stagionate alla riscossa. Sorge dunque un lecito quesito: sotto la scorza di hit commerciale, batte un cuore…femminista?

17/07/2015

Cast e credits

Distribuzione
20th Century Fox
Durata
120'
Produzione
20th Century Fox, Chernin Entertainment, Feigco Entertainment
Sceneggiatura
Paul Feig
Fotografia
Robert D. Yaoman
Montaggio
Brent White, Mellissa Bretherton
Musiche
Theodore Shapiro

Trama

Susan Cooper è un’agente della CIA che lavora esclusivamente “sottocoperta”, o meglio seduta al computer in un ufficio infestato da pipistrelli e topi volanti. Un’impiegata come tante che il repentino precipitare degli eventi catapulta, quasi per caso, in una pericolosissima missione sulle tracce di un ordigno nucleare tra Budapest, Parigi e Roma.
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