The Walk

The Walk


Robert Zemeckis

Biografico, Drammatico | Usa
(2015)

A distanza di quarantuno anni dall’avvenimento, Robert Zemeckis celebra la storica e incredibile impresa di Philippe Petit che la mattina del 7 agosto del 1974, all’età di venticinque anni, passeggiò da un capo all’altro delle Twin Towers in equilibrio su un cavo d’acciaio. È l’occasione per ripercorrere, col sostegno di un 3D tutt’altro che accessorio, le principali tappe biografiche del funambolo francese dai difficili inizi fino alla maturazione e alla messa in atto della leggendaria traversata, in un biopic molto tradizionale nell’assetto narrativo, ma possente nella carica spettacolare.

Il genere, gli intenti e la scrittura, dunque, distinguono “The Walk” da un precedente di peso come “Man on Wire” e ne certificano la ragion d’essere. Se infatti il bel documentario di James Marsh, uscito nel 2008, si focalizzava quasi esclusivamente sul “capolavoro” di Petit e, dalla raccolta di voci, documenti e aneddoti sulla preparazione del coup, riusciva a carpirne e comunicarne le istanze espressive e l’enorme impatto sull’immaginario collettivo, in questo caso l’obiettivo non è la testimonianza, bensì la rappresentazione di quell’evento in tutta la sua eccezionalità, soprattutto in relazione al percorso creativo ed esistenziale di Petit. Da qui la scelta di coprire un arco temporale più vasto e di affidare le redini del racconto al diretto interessato che parla al pubblico dalla torcia della Statua della Libertà (del resto, per “The Walk” come per “Man on Wire”, a costituire la principale fonte di informazioni e suggestioni è proprio l’euforica autobiografia del funambolo, “Toccare le nuvole”). Eppure è proprio negli (estesi) capitoli preparatori e, più in generale, nelle soluzioni di messa in scena del racconto autobiografico che il film incorre nelle sue pecche più gravi. Di fatti, a partire dalla debole e cartolinesca apertura d’ambientazione francese, con una sovrabbondanza di espedienti formali (lo sfumare del bianco e nero nel colore, i goffi passaggi di lingua) troppo ingenui e basilari per destare qualche risposta emozionale, non convincono né il ritratto di Petit né i suoi legami con i personaggi che lo contornano. L’indole candida e sognatrice, unita alla caparbietà e alla lucida follia di Philippe, il totale rifiuto delle convenzioni sociali, l’inevitabile strappo con la famiglia, il tempestoso apprendistato al fianco di Papa Rudy, e poi il sodalizio col fotografo Jean-Louis e la storia d’amore con Annie vengono passati in rassegna senza lasciare mai davvero il segno e sembrano sempre soggiacere a una retorica tanto fumosa quanto semplicistica. Anche i tentativi di spiegare, a più riprese, i motivi di un gesto così folle e glorioso, ricondotto prima all’animo sovversivo e anarchico dell’acrobata, poi all’impetuoso desiderio di originalità dell’artista, oppure all’irrisolto conflitto tra desiderio di vita e istinto di morte dell’uomo, suonano vuoti e approssimativi. Al contrario, rischiano di banalizzare quel richiamo irresistibile e istintivo, tanto profondo quanto razionalmente incomprensibile e inesplicabile, che spinge Petit a proseguire nei suoi intenti, a dispetto di ogni logica considerazione o circostanza avversa.

Quando però lo scenario cambia e le due svettanti torri del World Trade Center (ricostruite con stupefacente precisione in CGI) diventano finalmente il teatro dell’azione, “The Walk” decolla. Fin dal primo sopralluogo di Philippe sul “luogo del delitto”, quando incredulo e sgomento tocca le fredde membrature d’acciaio della Torre Sud, seguendone la sagoma senza riuscire a scorgere la cima, oppure quando, raggiunto l’ultimo piano, saggia l’ebbrezza di quel vuoto, reggendosi con un piede su una putrella sospesa sul bordo del grattacielo, il film trova il giusto registro. Pompati dal ritmo incalzante dell’heist-movie (senza alcuna rapina, come notato da molti), seguono i ferventi preparativi con annessa sequela di intoppi tutti risolti da altrettante (e quasi inverosimili) congiunture favorevoli dettate dal Caso. Poi ecco la fatidica sequenza della passeggiata nel cielo: Philippe percorre per ben otto volte la distanza tra le due torri, sospeso a 412 metri dal suolo, si siede e si sdraia sul cavo sottilissimo, salutando il pubblico incredulo con un inchino e facendosi beffa degli impotenti agenti di polizia appostati alle due estremità del rettifilo. In quella mezz’ora mozzafiato è risolta l’equazione tra tecnica e spettacolo che non soltanto costituisce il principale se non unico valore della pellicola, ma rappresenta l’essenza stessa del cinema di Zemeckis (e probabilmente pure un ideale punto di contatto col magico virtuosismo di Petit). Tramite la piena padronanza delle tecniche, il cinema dovrebbe non limitarsi a rievocare o interpretare le dinamiche di un evento così irripetibile, ma tentare di restituirne il più fedelmente possibile le qualità emozionali ed esperienziali, fino a renderlo paradossalmente ripetibile sullo schermo. Tuttavia, se da un lato questo totale azzeramento della distanza tra pubblico e funambolo, col suo sapiente dispiego di mezzi, riesce a scuotere i sensi con efficacia inaudita e ad aggiungere un punto di vista “impossibile” sull’episodio, al contempo sembra sottrarre qualcosa alla materia narrata. Durante la performance di Petit, a prevalere è il terrore, la vertigine che fa tremare i polsi e sudare freddo e non più quella miracolosa, sublime parvenza di semplicità, libertà e leggerezza sprigionata dalle immagini scattate dal vivo nel 1974. La magniloquenza dello spettacolo pare insomma saturare, oscurandola, l’intima e poetica bellezza del gesto.

In aggiunta, di pari passo alla celebrazione dell’impresa di Petit, Zemeckis ancora una volta chiude con un vero e proprio encomio dell’identità americana, in tutte le sue sfaccettature. Accanto alla massima esaltazione del verticalismo e della scala gigante di New York, è impossibile non intravedere nel Francese una paradigmatica incarnazione del sogno americano, come impossibile sarebbe non cogliere il pathos e il valore memoriale della dissolvenza finale che gradualmente adombra il profilo delle Torri Gemelle, già pronte a trasformarsi da palcoscenico del trionfo a protagoniste della propria stessa devastazione.

22/10/2015

Cast e credits

Titolo Originale
The Walk
Distribuzione
Sony Pictures Entertainment
Durata
123'
Produzione
Jack Rapke, Robert Zemeckis, Steve Starkey, Tom Rothman
Sceneggiatura
Robert Zemeckis, Christopher Browne
Montaggio
Jeremiah O’Driscoll
Musiche
Alan Silvestri
Costumi
Suttirat Anne Larlarb

Trama

La vera storia di Philippe Petit, il funambolo che ha camminato da una cima all'altra delle Twin Towers del World Trade Center, in equilibrio su un filo d'acciaio.
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